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Carlo Alberto di Savoia

Nel 1821, in Piemonte i Carbonari, sulla scia delle sommosse spagnole e napoletane, decidono di agire contro l’Ancien Régime, ed organizzano una rivolta in alcune città come Torino, Vercelli, Alessandria e Pinerolo. Il re Vittorio Emanuele I preferisce abdicare in favore del fratello Carlo Felice; ma poiché quest’ultimo si trova momentaneamente a Modena, presso Francesco IV, il trono viene assegnato in reggenza al nipote Carlo Alberto, di ventitré anni. I Carbonari sperano che egli accetti di concedere la Costituzione vista l’amicizia che lega il nuovo sovrano con alcuni patrioti italiani. Ma non è così perché Carlo Alberto dichiara di attendere disposizioni in merito da Carlo Felice. La reazione di Torino non si fa aspettare e, difronte ad una insurrezione popolare, Carlo Alberto concede la Costituzione.
Tuttavia Carlo Felice, rientrato rapidamente a Torino, ordina a Carlo Alberto di lasciare di nascosto il Piemonte per recarsi in esilio in Toscana, ritira la Costituzione e con l’intervento delle truppe austriache disperde facilmente i rivoluzionari.
La situazione di Carlo Alberto risulta essere piuttosto difficile:da un lato è mal visto dai patrioti italiani che si considerano traditi e dall’alto Casa Savoia lo considera colpevole di aver concesso la Costituzione.
Dieci anni dopo, alla morte di Carlo Felice, Carlo Alberto diventa re del Regno di Sardegna. Alcuni carbonari continuano a non vederlo con simpatia dopo i fatti del 1821, mentre altri patrioti, come Giuseppe Mazzini, che nel frattempo ha fondato la Giovane Italia, confidano nella sua volontà di respingere l’Austria per porsi poi a capo dell’Italia libera. Ma ancora una volta Carlo Alberto tradisce la fiducia che molti patrioti ripongono in lui al punto sdi minacciare di pene severissime tutti coloro che si sono iscritti alla Giovane Italia. Col tempo, però, la posizione di Carlo Alberto diventa meno rigida e in una lettera indirizzata a Massimo d’Azeglio nel 1845, fa capire che la causa sostenuta dai patrioti italiani è giusta e che il Regno di Sardegna è pronto ad aiutarli.
Infatti nel 1848, egli concede la Costituzione, che in seguito diventerà lo Statuto del futuro Regno d’Italia col nome di “Statuto Albertino” e pochi giorni dopo decide di dichiarare guerra all’Austria. L’entusiasmo fra i patrioti italiani è enorme e da tutte le regioni confluiscono volontari per arruolarsi nell’esercito piemontese. Carlo Alberto raggiunge così l’esercito, concentrato a Pavia.
I primi mesi della guerra – 1.a guerra d’indipendenza – è favorevole ai Piemontesi e gli Austriaci, sconfitti a Goito, vengono scacciati dalla fortezza di Peschiera. I soldati piemontesi, con esultanza, acclamano Carlo Alberto Re d’Italia. Tuttavia, la situazione ben presto cambia. Gli Austriaci tornano all’attacco con dei rinforzi e l’esercito piemontese viene travolto. Per quanto costretto a concludere un armistizio, Carlo Alberto non si dà per vinto e decide di riorganizzare l’esercito per riprendere la guerra contro l’Austria. Infatti, il 12 marzo 1849, egli annulla l’armistizio e una settimana dopo riprende le ostilità. Tuttavia agli Austriaci saranno sufficienti pochi giorni per sconfiggere definitivamente l’esercito piemontese, nella battaglia di Novara.
A seguito della disfatta, Carlo Alberto, ritenendo disonoranti le condizioni di pace imposte dagli Asburgo, abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II e, fattosi preparare un passaporto intestato al conte De Barge, parte in esilio volontario per il Portogallo, a Oporto, dove morirà soltanto tre mesi dopo.
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