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Eventi - Riassunto

La crisi del comunismo
Questa fase di crisi del comunismo inizia e finisce negli anni Ottanta, i motivi sono:
-L’economia comunista non rendeva felice il popolo, non funzionava. Anche se i comunisti avevano lanciato per primi i satelliti e la loro industria pesate era la migliore nell’industria leggera sono arretrati e non dispongono di molti prodotti. Il sistema era chiuso e gli stipendi erano molto bassi i beni di consumo non erano reperibili in ogni momento, non erano ben distribuiti. Tutto era statale e non c’era l’incentivo a vendere perché la paga era sempre la stessa, sia che si producesse qualcosa di qualità che non.
-L’URSS si era impegnata a contrastare gli USA e il capitalismo in generale in tutto il mondo e per questo c’erano grosse spese per tutte le guerre per le armi e le materie prime. L’economia russa non riusciva più ad aiutare gli altri paesi comunisti e per di più molti russi morirono in Afghanistan (una strage paragonabile al Vietnam per gli Stati Uniti).

-Nel 1985 diventa capo del partito Michael Gorbačëv e pensa di fare delle riforme e lancia due parole: glasnost (trasparenza) e perestrojka (ristrutturazione). La trasparenza voleva dire mostrare la realtà, prima invece era tutto nascosto e controllato dallo stato. Per perestrojka si intende il cambiamento e la riforma e soprattutto voleva aprirsi economicamente. In questo periodo molti prigionieri politici furono rilasciati e venne varata una nuova Costituzione con la quale si limitò il potere assoluto del Partito comunista.
Ma in questo modo il comunismo crolla perché con la trasparenza si comincia a vedere cosa c’è in occidente e si capisce che il sistema comunista era una dittatura che rendeva infelice il popolo.

Polonia: la Polonia è diversa rispetto agli altri stati comunisti, perché è cattolica e per di più dal 1978 il papa era polacco, Giovanni Paolo II, il quale viaggiava molto spesso in Polonia per vedere com’era la situazione.
Nasce un movimento sindacale chiamato Solidarność che già all’inizio degli anni Ottanta comincia a fare scioperi e manifestazioni guidato da Lech Walesa, un elettricista. Tutto questo era vietato ma il movimento diventa così forte che il governo fece un colpo di stato, prende i capi di Solidarność, li arresta e rende illegale il movimento. Sembra che tutto torni alla normalità nel 1982-83. Quando sale Gorbačëv però è proprio dalla Polonia che parte il crollo del comunismo; nel giugno 1989 ci sono le prime elezioni libere dove non si presenta più solo il partito comunista ma anche il partito di Solidarność. Il partito comunista ebbe solo 1 seggio mentre il movimento ne ebbe 99. Di fronte a queste elezioni si forma un governo non comunista e nel settembre si affida il governo ad un cattolico.

Ungheria: l’Ungheria IL2 maggio 1989 aveva deciso di aprire le frontiere della cortina di ferro al confine con l’Austria; così facendo i tedeschi dell’est hanno cominciato ad andare in Ungheria come normali turisti, poi scappavo in Austria e poi andavano in Germania ovest. Il 28 marzo 1990 si affermò il Partito di centro, il cui leader Iozef Antall divenne Primo Ministro.
Bulgaria: anche qui ci fu un cambio della guardia al vertice del regime, dopo che si era svolta nel 1989 per la prima volta una manifestazione di protesta e il comunista Zhivkov, fedele a Mosca, lasciò il posto al riformista Mladenov.
Cecoslovacchia: nel novembre 1989 circa 500 000 persone manifestarono a Praga, guidate dalle figure più rappresentative dell’opposizione: Alexander Dubcek, il leader della “Primavera di Praga” e Vaclav Havel (un drammaturgo appartenente a un gruppo di intellettuali dissidenti). L’organo direttivo del Partito comunista diede le dimissioni e il 28 dicembre 1989 Alexander Dubcek venne eletto presidente del Parlamento e Vaclav Havel presidente della Repubblica. L’URSS non interviene perché c’è Gorbačëv.
Romania: la Romania pareva rimanere esclusa in un primo tempo dai grandi rivolgimenti. Il leader Nicolae Ceausescu aveva sempre represso qualsiasi tipo di riforma, dichiarandosi nemico di Gorbačëv e della perestrojka. Ma nel dicembre 1989 iniziarono manifestazioni popolari antiregime, represse con ferocia dalla polizia. Si trattò di una lotta spietata e venne costituito un Comitato di salvezza nazionale il 25 dicembre 1989 dopo aver catturato il dittatore e la moglie, furono processati e poi fucilati.
Germania est: nella Repubblica Democratica Tedesca le fughe di massa condussero, nell’ottobre del 1989, ad una crisi di governo e il presidente della Repubblica e capo del Partito comunista Erich Honecker diede le sue dimissioni in favore di Egon Krenz. Ma il 24 il 25 ottobre 1989 cominciarono a Dresda, Berlino e poi anche a Lipsia, manifestazioni di popolo sempre più imponenti: i dimostranti chiedevano libertà e democrazia. A Berlino est il 9 novembre 1989 il presidente Krenz annunciò la prossima apertura delle frontiere fra le due Germanie e folti gruppi di cittadini della Germania est diedero l’assalto al muro di Berlino, la gente si riversa all’ovest. Poi ne iniziarono la demolizione, sotto lo sguardo smarrito dei famigerati Vopos, le guardie di confine. Nel marzo 1990 nella Germania orientale si tennero le prime elezioni libere che diedero verdetto favorevole alla riunificazione e il 3 ottobre 1990 si può parlare della riunificazione della Germania.

L’URSS
Con Gorbačëv quando crollano i regimi negli altri stati non intervengono più con i carri armati. Cadono i regimi in Bulgaria, Cecoslovacchia, Romania, Germania est e Polonia.
Stava nascendo un’opposizione a Gorbačëv. L’URSS è una federazione di 15 stati ma la più importante era la Russia e nel 1991 diventa presidente Boris Eltsin.
I paesi baltici cominciano a staccarsi perché si sentivano europei e ci sono manifestazioni. Nell’URSS c’è un colpo di stato dei comunisti che catturano Gorbačëv. Eltsin reagisce e si oppone al colpo di stato che fallisce e libera Gorbačëv ma lo accusa di essere stato debole. Così Gorbačëv deve dare le dimissioni in TV e così cade definitivamente nel 1991 l’Unione Sovietica. Erano nati troppi movimenti nazionalisti negli altri paesi.

Viene anche sciolto il partito russo e sovietico, si vorrebbe creare una nuova federazione per salvare un po’ il rapporto con gli ex stati dell’URSS e nasce il CSI (comunità degli Stati indipendenti). Da 15 aderiscono solo 11 paesi, rimangono fuori i 3 paesi baltici e la Georgia.
Eltsin governerà solo per qualche anno ma era stato abbastanza per bloccare il colpo di stato dei comunisti. Dopo un po’ però cominciò a bere e dopo aver cambiato tanti capi di governo Yeltsin sceglie Vladimir Putin, che veniva dal KGB e la Russia torna un paese importante.

La Jugoslavia
La Jugoslavia (slavi del sud) era nata dopo la prima guerra mondiale ma durante la seconda si era disgregata. Slovenia e Dalmazia era controllata dagli Italiani, la Serbia dai tedeschi e la Croazia era fascista.
La Jugoslavia si era liberata da sola sotto la guida del generale Tito che l’aveva riorganizzata come uno stato federale comunista sotto la sua guida. Erano 6 repubbliche: Slovenia, Croazia, Serbia (con la capitale Belgrado), Bosnia Erzegovina, Montenegro e Macedonia. Ci sono poi 2 regioni autonome che avevano quasi lo statuto di Repubblica ma non l’avevano in realtà e appartenevano alla Serbia: il Kosovo (con maggioranza albanese) e Vojvodina (con minoranza ungherese). Questo perché la Serbia era troppo vasta.
In Croazia c’è una minoranza serba, in Macedonia c’è una minoranza albanese e in Slovenia una minoranza di italiani. La Bosnia ha il 50% di mussulmani, non è una vera etnia; il 30% è serbo e ortodosso e il 20% è croato e cattolico. La Slovenia invece aveva una cultura austroungarica e quindi cattolica. I croati sono cattolici e scrivono in alfabeto latino, i servi sono ortodossi e scrivono in cirillico, così come anche in Macedonia e Montenegro. Il nord della Jugoslavia era stato sotto l’impero austroungarico e il sud sotto quello ottomano e c’erano quindi delle culture diverse.

Il mosaico regge fino a quando c’è Tito che però nel 1980 muore. Decidono di mettere un rappresentante per ogni repubblica e provincia autonoma e ogni anno si cambiavano.
In Serbia comincia a farsi forte li nazionalismo, anche perché si sentiva lo stato dominante. Però gli stati sviluppati del nord della Slovenia e della Croazia non accettano il nazionalismo serbo.
Nell’estate del 1991 Slovenia e Croazia vogliono staccarsi perché non vogliono pagare per i popoli poveri del sud e comincia una guerra civile. A sostegno di Slovenia e Croazia ci sono Italia, Germania e Vaticano. La Germania per motivi economici, l’Italia perché confina e il Vaticano perché così avrebbe due nuovi paesi cattolici. Nel gennaio 1992 la Slovenia si dichiara indipendente, la guerra era durata 20 giorni. La Croazia era più grande e ricca e c’erano al suo interno circa 500 000 servi. La Croazia si dichiara indipendente ma la minoranza serba si dichiara indipendente dalla Croazia. La guerra comincia e per i primi anni la Croazia perde le terre dei serbi ma nel 1995 le riacquistano. Durante questa guerra si sono stupri etnici, etnocidi ecc.
In Bosnia invece si combatte fra mussulmani, croati e serbi e ci sono gravi massacri. Interviene l’ONU ma non fa niente, anzi lascia che i serbi massacrino i mussulmani. Questo fino a che non intervengono gli Stati Uniti e la NATO che fanno firmare gli accordi di Dayton nel 1995 i quali sanciscono che nasce una confederazione con due federazioni, la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina e la federazione croato-mussulmana. Insieme formano la Bosnia.
Nel Kosovo invece i kosovari non vogliono stare sotto i serbi perché il 90% è albanese. Intervengono gli USA ad aiutare gli albanesi perché erano fuggiti dopo una repressione serba. Bombardano la Serbia che viene sconfitta. Il capo serbo Milosevic viene processato. Il Kosovo ora è protetto dalla NATO e partecipa anche la Russia per proteggere invece i pochi servi che ci sono. Nel 2011 il Kosovo però si è dichiarato indipendente.
Il Montenegro si staccherà dalla Serbia. La Bosnia invece resta un mosaico dopo la pulizia etnica sanguinosa.
Il responsabile un po’ di questo è stato il nazionalista Milosevich e altri capi nazionalisti croati e serbi che ancora adesso sono latitanti. L’ONU in questa occasione ha dimostrato la sua incapacità.

L’Albania
L’Albania era ancora più arretrata degli altri paesi comunisti perché era isolata dall’URSS e aveva anche tentato un’alleanza con la Cina.
In Albania c’era un durissimo regime comunista e si erano dichiarati Stato ateo. Quando crolla tutto il mondo comunista ci sono delle grandi rivolte contro il dittatore Enver Hoxha e nel marzo 1991 ci sono le prime elezioni libere. Da allora ci sono i due partiti che si alternano: il democratico e il socialista. Il tenore di vita ora è un po’ cresciuto anche grazie alle rimesse degli immigrati soprattutto dall’Italia.

L’Italia
Gli anni di piombo
A partire dal 1968 comincia il Italia il “terrorismo politico”, degli attentati sia di sinistra sia di destra. Questi sono frutto in parte del movimento del 68-69 perché quelli di sinistra non si accontentavano più del partito comunista, volevano andare oltre e quelli di destra invece erano per non far cambiare le cose.
L’attentato di destra era di massa, nelle banche e nei luoghi pubblici mentre quello di sinistra era calcolato e mirato.
Il 12 dicembre 1969 a pochi giorni dall’autunno caldo scoppia una bomba nella banca dell’agricoltura a Milano, le bombe di Piazza Fontana. Si suppone sia un attentato di destra di un gruppo neofascista veneto della zona Treviso-Padova-Mestre. Dietro forse c’era una parte dei servizi segreti che per cambiare riforme che non volevano utilizzavano anche neofascisti. Causa 16 morti.
C’è la bomba poi che esplode durante un comizio in piazza della Loggia a Brescia nel 1974 e causa 8 morti e quella del treno Italicus sempre nel 1974 che provoca 12 morti. Ma il caso più grave è quello a Bologna nel 1980 che causa la morte di 80 persone.
Non si sa molto del terrorismo nero; c’era stato un tentativo di colpo di stato chiamato “golpe borghese) a Roma che aveva occupato la Rai e il ministero degli Interni.
Il terrorismo rosso invece è formato da gruppi extraparlamentari come “lotta continua” e “potere operaio”. Sono partiti a sinistra del partito comunista e si muovono legalmente occupando scuole e facendo manifestazioni e guardavano alla politica di Mao in Cina.
Da questi gruppi nascono gruppi che non si accontentano, il più famoso è quello delle brigate rosse. Le brigate rosse colpiscono giudici, poliziotti, sindacalisti e a volte uccidono e a volte solo li feriscono. Nasce il termine “gambizzare” ovvero sparare alla gambe in senso di avvertimento.
Il più grave avvenimento fu il rapimento di Aldo Moro, capo della Democrazia Cristiana, dopo aver ucciso la sua scorta il 16 marzo 1978 e dopo qualche mese, il 9 maggio e stato ritrovato morto.
Erano scontenti perché il partito comunista guidato da Enrico Berlinguer si rende conto che il partito comunista non sarebbe mai potuto andare al potere perché l’Italia appartiene all’occidente. Si rende conto che si deve alleare con la Democrazia Cristiana, il cosiddetto “compromesso storico”. Questo lo fa per far fronte al terrorismo, sistemare l’economia ed evitare colpi di stato.
Questo però non va bene ai gruppi di estrema sinistra che così rapiscono Aldo Moro poco dopo che il compromesso storico ha avuto la maggioranza.
Dopo l’uccisione di Moro però le bombe continuano. L’ unica riforma che era stata fatta era stata quella sanitaria che permetteva a tutti di curarsi. Sono anni difficili, anni di piombo.
I governi successivi furono guidati dai repubblicani (Spadolini) e dai socialisti (Craxi).
Gli anni Ottanta e il pentapartito
C’è una grande sconfitta sindacale alla FIAT, quindi si pone fine alle proteste e si da il potere al “pentapartito” (Democrazia Cristiana, liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti).
La democrazia è bloccata perché al governo ci sono sempre gli altri e all’opposizione c’è sempre il comunismo e l’estrema destra neofascista.
Gli scandali dei partiti quindi rimangono chiusi, all’interno del pentapartito perché tanto sono sempre le stesse persone che gesticono. Sono gli anni della corruzione che hanno portato al grande debito italiano.
Importante fu la revisione del Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesta cattolica nel 1984.
I partiti usano i soldi pubblici per arricchirsi o farci rieleggere (clientelismo), si fanno grandi opere ma non vengono finite. È l’epoca delle tangenti, le bustarelle che gli imprenditori pagano ai politici per avere lavori pubblici. C’è anche la scoperta di una loggia massonica segreta, la P2, alla quale facevano parte molti uomini delle classi dirigenti, qualche ministro e generale ed era guidata da Riccio Gelli.
Craxi scappò dall’Italia perché era stato condannato per corruzione e andò in Tunisia.

La fine della prima repubblica
Questo sistema del pentapartito finisce negli anni 90. Perché?
Perché è crollato il muro di Berlino e l’Italia è più libera nasce il PDS , partito democratico della sinistra(che poi diventerà PD). Poi ci sono dei giudici che cominciano ad indagare sulla corruzione, l’inchiesta “mani pulite”, tra cui Di Pietro.
C’è la crescita della Lega Nord che nel nord comunque ad avere potere e va contro il blocco dei politici. Il partito di Bossi rompeva vecchi accordi politici. Poi ci fu il cambio del sistema elettorale, a sistema maggioritario voluto da Segni con cui in ogni collegio veniva eletto chi aveva più voti e i candidati vengono eletti veramente dalla gente.
Queste cose pongono fine alla cosiddetta prima repubblica. Poi però Democrazia Cristiana sparisce e una parte confluisce nel PDS. Nasce Forza Italia guidata da Berlusconi e spariscono tutti gli altri vecchi partiti. Nascono nuove forze Lega Nord, Forza Italia (liberale) e il Partito Democratico (comunisti e DC)Ci si avvia verso un sistema bipolare, siamo nel 1993-95.

L’Italia bipolare
Il centro-destra è il polo delle libertà di Berlusconi che è formato da Forza Italia, Lega Nord, CCD (la destra della DC) e Alleanza Nazionale (il vecchio movimento sociale). A sinistra ci sono i progressisti di Ulivo con Prodi che comprende il PDS, rifondazione comunista e La Margherita di Rutelli.
Ci fu un’alternanza al governo di questo forze. Adesso a sinistra abbiamo il PD che è sia di centro-sinistra che di sinistra. Abbiamo avuto governi di centro-sinistra con Amato e D’Alema e di centro-destra sempre con Berlusconi.

L’Europa e la globalizzazione
La rivoluzione tecnologica
Dal 1945 inizia la terza rivoluzione industriale, con l’uso dell’informatica e nasce internet grazie ad un sistema militare americano che serviva per superare il blocco della rete in caso di bombardamento, perché anche un pezzo si fosse rotto tutto il resto avrebbe comunque funzionato con il sistema internet. Pian piano hanno inserito anche qualche chiacchiera nel sistema ed è nato internet come oggi lo intendiamo.
L’industria aerospaziale raggiunge lo sbarco sulla luna nel 1969. Nasce poi la robotizzazione. Si parla anche della scienza domotica, ovvero dotare la casa di autosufficienza. C’è poi il fenomeno del “toyotismo”,l’eliminazione della catena di montaggio; si crea l’isola, si mette lo scheletro dell’auto e lì la gente ci lavora intorno, c’è collaborazione tra i lavoratori ed è meno alienante per gli operai.
Nella terza rivoluzione industriale però prevale lo sviluppo del settore terziario, tutto si basa sui servizi più che sulla produzione industriale.
La globalizzazione
A partire dagli anni ’80 c’è lo sviluppo della globalizzazione. MacLuhan usa la definizione di “villaggio globale”. Il mondo è diventato un mercato globale della finanza, del commercio. Questo fu preparato dalle grandi multinazionali. La globalizzazione però non è più attenta al suo paese ma guarda dove gli conviene produrre, dove la manodopera è più bassa e comincia il fenomeno di delocalizzazione delle fabbriche.
Il terzo mondo si sta sviluppando: Cina, India, le tigri asiatiche (Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Hong Kong), Suda Africa, Brasile e paesi arabi. Il quarto mondo invece sono i paesi poveri, gran parte dell’Africa e buona parte del Sud America e una parte dell’Asia.
Ci sono delle riunioni tra il 1967-68 tra USA, Giappone, Francia, Gran Bretagna, Italia, Canada e Germania, il cosiddetto G7 al quale poi si aggiunge la Russia che però non è negli accordi militari del G7. Adesso si cominciano ad invitare gli altri stati ed è nato il G20.
Problemi del mondo e il mondo oggi
Il mondo ha un problema ecologico dovuto allo sviluppo umano (effetto serra, energia atomica, i pesticidi hanno rovinato le terre, c’è la desertificazione e il clima si sta alzano).
Fino al 1989 c’era la guerra fredda e si diceva che con la scomparsa della Russia la storia fosse finita. Invece ci sono i conflitti in Jugoslavia, Medi Oriente, e le guerre del Golfo (l’Iraq è stato invaso da americani e inglesi).
Nasce anche il terrorismo mussulmano dei fondamentalisti islamici che non vogliono che l’occidente porti i suoi valori capitalisti nei paesi arabi. L’Islam si è sentito colpito quando gli USA hanno messo delle basi in Arabia Saudita per attaccare l’Iraq che aveva conquistato il Kuwait.
Il protagonista di questa reazione è Osama Bin Laden, capo di Al Quaida, ma non è solo lui, c’è ne sono tanti.
Il fatto più grave è stato l’abbattimento delle torri gemelle l’11 settembre 2001 da parte di terroristi kamikaze che hanno dirottato quattro aerei di linea e li hanno utilizzati come missili. Due di essi hanno colpito le Torri Gemelle nel centro di New York, un terzo di è schiantato contro il Pentagono (sede del dipartimento della Difesa a Washington, mentre un quarto aereo è caduto a terra vicino a Pittsburgh in Pennsylvania. I morti complessivi sono stati circa 3000 . (Uno doveva lanciato anche sulla Casa Bianca). Osama Bin Laden era rifugiato in Afghanistan, ospitato dai talebani e gli USA attaccano l’Afghanistan (anche se il potere afgano è appoggiato dagli Stati Uniti).

Le guerre del golfo
L’Iraq, finita la guerra dei 7 anni aveva avuto appoggi americani e Saddam Hussein all’inizio degli anni Novanta aveva deciso di occupare il Kuwait che era importante per il petrolio e una volta era parte dell’Iraq.
Saddam pensa che gli americani non intervengano ma l’Arabia Saudita e altri paesi arabi invece si preoccupano e gli Stati Uniti intervengono, anche perché c’era di mezzo il petrolio.
Gli USA organizzano una grande alleanza con l’ONU con una trentina di Stato contro l’Iraq. L’Iraq si ritira da Kuwait ma nel frattempo gli USA avevano suscitato la rivolta di popolazioni presenti nell’Iraq, i curdi che gli sciiti e Saddam (sunnita) fece stragi di queste popolazioni.
Prima guerra: l’ONU aveva disposto dei controlli sull’Iraq che non doveva dotarsi di armi batteriologiche e atomiche. Saddam però ogni tanto si rifiutava di essere controllato.
Seconda guerra: all’inizio del 2000 negli Stati Uniti c’è George Bush che comincia a dire che l’Iraq si stava dotando di armi (ma non era vero). Gli USA e la Gran Bretagna invadono l’Iraq e mettono fine alla dittature di Hussein. Però il paese è distrutto, i curdi vogliono essere indipendenti a nord e gli sciiti vogliono il potere e sono anni di guerre civili. L’Iraq va in crisi e i partito sono tribali o religiosi e c’è un forte terrorismo. Gli sciiti però sono amici dell’Iran che è nemico degli USA.
Questa guerre hanno fatto da 600 mila a un milione di morti e sono morti soprattutto bambini. Saddam era sunnita e ancora adesso c’è il controllo dei sunniti.

L’Unione Europea
La CEE, la Mec e la CECA riguardavano solo 6 paesi inizialmente. Nel 1973 entrano altri paesi: Irlanda, Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda (anche se non è nella NATO). Si parla di Europa dei 9. Negli anni Ottanta cominciano ad entrare paesi ex dittature come Spagna, Portogallo e Grecia che a metà degli anni Settanta diventano democrazia (questi paesi erano già nella NATO). Nasce l’Europa dei 12.
Negli anni Novanta entra le ex Germania est. A metà degli anni Novanta entrano Austria e Finlandia, che però non erano nella NATO perché dovevano restare neutrali ma dopo la caduta dell’URSS, quando entrare nella NATO non voleva più dire essere dalla parte dell’occidente, entrano. E entra anche la Svezia. È l’Europa dei 15. Nasce l’Inno che è “Inno alla gioia” di Ludwig Van Beethoven.
Ma già alla fine degli anni Settanta si stava votando per un parlamento europeo. Nel 1992 con il trattato di Maastricht vengono poste le basi per l’Euro e per una politica estera europea. Nasce così l’Unione Europea e i cittadini degli stati membri sono diventati automaticamente cittadini europei. L’euro entra in funzione nel 2002 e per entrare nell’euro bisognava avere dei parametri ben precisi: il debito pubblico annuo non doveva superare il 3% del PIL e tutto il debito pubblico accumulato non doveva essere più del 60% del PIL.
Vantaggi dell’Unione Europea:
- c’è libertà di movimento per persone e merci
- possibilità di spostamento da uno stato all’altro senza limiti di tempo
- possibilità di comprare merci all’estero senza pagare tasse doganali
- si riconoscono i titoli e le professioni da un paese all’altro
Il futuro dell’Europa
Dal dicembre 200 l’Europa ha una sua Carta dei diritti fondamentali (civili, politici, sociali, ambientali) che in futuro potrebbe diventare una vera e propria Costituzione europea. Sarà inoltre necessario riformare gli organismi dell’Unione, soprattutto il Parlamento Europeo, che attualmente non ha il potere di emanare leggi. Istituiti quando i paesi membri erano pochi, questi organismi già oggi sono inadeguati.
Nel maggio 2004 l’Europa era formata da 25 paesi, si erano aggiunti Estoni,Lettonia,Lituania, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Malta e Cipro. In date successive entrano anche Bulgaria e Romania. C’è la richiesta della Turchia e la Croazia entrerà nel luglio 2013. La Gran Bretagna invece vuole uscire.

Le istituzioni europee
Commissione Europea: ha sede a Bruxelles ed è composta da 20 commissari nominati dai governi degli Stati dell’unione Europea. È il governo dell’Europa e c’è un ministro per ogni settore (funzionava quando c’erano pochi paesi, ora alcuni paesi non sono rappresentati). Propone al Consiglio dei ministri le principali decisioni da prendere e attua le decisioni del Consiglio e del Parlamento
Consiglio dei Ministri: è composto da 15 ministri dei paesi dell’Unione Europea (uno per ogni paese). Ha funzioni legislative, accoglie o rifiuta le proposte di legge della Commissione Europea e stabilisce le principali iniziative comunitarie. Le decisioni del Consiglio si dicono “direttive europee” e devono essere applicate contemporaneamente in tutti gli Stati dell’UE.
Il Consiglio d’Europa: è composto dai capi di Stato e di governo dei paesi dell’UE con i loro ministri degli Esteri e dal presidente e dal vicepresidente della Commissione. Il Consiglio d’Europa stabilisce le strategie politiche.
Parlamento Europeo: ha sede a Strasburgo svolge una funzione di indirizzo e di controllo sulla politica europea. All’interno di esso i deputati non sono raggruppati per nazionalità, ma per tendenza politica: popolari, socialisti, liberali ecc. Attualmente i parlamentari sono oltre 600 e sono eletti ogni 5 anni dai cittadini europei. Ogni Stato elegge un numero di deputati proporzionato ai suoi abitanti, anche se ci sono dei limiti.
Banca Europea per gli Investimenti: ha sede in Lussemburgo e ha il compito di favorire le iniziative europee
Banca Centrale Europea: ha sede a Francoforte e le è affidato il governo della moneta unica, l’euro.

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