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L'Europa democratica

La storia degli anni Trenta e Quaranta è stata descritta come un conflitto tripolare tra democrazia, fascismo e comunismi: dem-fasc contro i comunisti, fasc-com contro i democratici e dem-com contro i nazifascisti. Fino al 1938 si imputa alla democrazia europea una convivenza con i regimi nazifascisti con la politica dell'appeasment, che lasciava libero il riarmo tedesco e il cui emblema fu Charmberlain. Egli consentì ad Hitler l'annessione dei Sudeti e la conquista della Cecoslovacchia. In Inghilterra nel 1929 il partito laburista vinse le elezioni con Ramsay Mc Donald, che era ancora premier quando scoppiò la crisi di Wall Street. Si servì di una politica che colpiva le classi lavoratrici e trasformò il governo in un governo di coalizione con i conservatori che lo appoggiarono.

Esercitò una politica basata sulla svalutazione della sterlina, creazione di cartelli, intervento statale nell'economia e misure di assistenza e garanzia dei salari. L'altra grande risorsa per superare la crisi fu la riorganizzazione dell'impero coloniale, trasformato in un'area di mercato protetta. Si adottò il protezionismo doganale e il liberismo all'interno, benché fossero molto forti le istanze di indipendenza, come avvenne in India, che nel 1935 divenne uno Stato federale. In Francia la situazione politica fu più complessa: agivano spinte contrastanti per i movimenti nazionalisti di destra a cui si contrapponevano le sinistre e il partito comunista.
Fino al 1936 si ebbero governi di destra che scelsero opzioni protezionistiche con la riduzione della spesa pubblica e degli stipendi e la conseguente riduzione del potere d'acquisto e disoccupazione. I partiti comunisti segnarono la linea del social-fascismo, per cui tutti i partiti non fascisti erano considerati complici del fascismo e del nazismo; per questo motivo non andava organizzata alcuna forma di collaborazione con essi. Di fronte al consolidarsi del fascismo, il Comintern mutò strategia attraverso i fronti popolari, i quali erano dei fronti democratici che contrastavano l'avanzata della destra. Nel 1936 in Francia si creò una coalizione di fronte popolare guidata da Leon Blum che vinse le elezioni del 1936 (socialisti, comunisti e radicali). Tuttavia la vittoria delle sinistre creò un clima euforico in cui i lavoratori e operai iniziarono una fase di lotte, che spaventarono gli industriali e la borghesia. Gli industriali fermarono i loro investimenti ed esportarono il capitale all'estero. Blum si dimise nel 1937 e nel 1938 vi fu il governo di centrodestra con Daladier.
Un altro governo di fronte popolare si formò in Spagna nel 1936. Fino agli anni Venti il sovrano aveva appoggiato il governo militare di Primo De Rivera. Nel 1931 le elezioni vennero vinte dalle sinistre repubblicane. Questo governo ebbe scarso successo e nel 1933 le destre ripresero il potere per essere sconfitte nel 1936 della coalizione di fronte popolare (repubblicani, socialisti, comunisti, troskisti e anarchici). Di fronte a questo successo si ebbe il pronunciamento di Franco, capo militare della legione spagnola in Marocco, che si mise a capo della Falange. La guerra civile spagnola vide una rappresentazione degli schieramenti assunti poco dopo nella Seconda guerra mondiale. Germania e Italia inviarono aiuti militari ai franchisti. I repubblicani vennero sconfitti anche per la lotta tra anarchici e franchisti.
Questo risultato convinse la Germania che la debolezza delle democrazie potesse lasciare campo libero, fino all'invasione della Polonia nel 1939. La logica politica degli antifascisti mutò in relazione alla logica del Comintern, che passò alla logica dei fronti popolari perché l'antifascismo italiano era animato da Giustizia e Libertà, di ispirazione socialista, i cui fondatori erano Carlo e Nello Rosselli, la cui eredità fu presa dalla Resistenza.

La dittatura di Stalin

Negli anni Venti la linea era stata di collaborazione con le forze socialiste, democratiche e progressiste. La crisi del 1929 comportò il declino del capitalismo, a cui i comunisti sovietici si opposero contro ogni forza moderata dei comunisti, compresi i socialisti che furono accusati di accordo con le forze nazifasciste (motivo pretestuoso per radicalizzare le posizioni politiche). A metà degli anni Trenta la nuova parola d'ordine fu quella dei fronti popolari, che ebbero però risultati effimeri. All'interno la politica di piano portò a risultati straordinari sul piano economico: l'industria pesante e bellica ottennero un notevole incremento della produzione, ma il prezzo da pagare fu il sacrificio dell'agricoltura, resa funzionale all'industria. Furono sterminati i kulaki, mentre i contadini erano costretti a far parte delle aziende collettive (sovchoz e colchoz). Quando nel 1933 scoppiò la carestia, il potere sovietico la usò per fiaccare la resistenza contadina.

Da ciò scaturì un grande inurbamento delle masse (forze lavoro per le industrie). La politica di piano e il controllo ferreo sulla società determinarono un'irreggimentazione con l'incremento delle forze repressive del partito-stato (partito comunista). Si crearono i miti propagandistici dei regimi socialisti, come Aleksej Stakhanov, minatore che avrebbe superato la quota normale di produzione di un lavoratore ed era un eroe a cui si ispirarono le masse lavoratrici. A ciò si accompagnava una campagna propagandistica eccessiva. Vi fu anche la lotta di potere che si scatenò dentro il partito comunista e con cui Stalin eliminò tutti i suoi nemici politici con processi tra il 1934 e il 1938 (purghe staliniane). In questo periodo caddero molti protagonisti dell'età rivoluzionaria come gli alleati di Trotsky e Bukharin. Inoltre il regime si dotò anche di una polizia segreta, il KGB.

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