Concetti Chiave
- L'Italia ha vissuto la sua prima vera rivoluzione industriale durante l'età giolittiana, segnando un notevole incremento del PIL e la creazione del triangolo industriale Torino-Genova-Milano.
- Il Triveneto è rimasto in difficoltà economica, mentre il centro Italia ha visto Roma affermarsi come centro amministrativo con diverse istituzioni politiche e industriali.
- I settori industriali in crescita includevano il tessile, l'agro-alimentare, il finanziario con la Banca d'Italia e l'automobilistico con marchi come Fiat e Lancia.
- Nonostante lo sviluppo industriale, l'immigrazione ha raggiunto un picco nel 1913, evidenziando la mancanza di lavoro in Italia e la necessità di cercare opportunità all'estero.
- Giolitti si dimise tre volte per motivi politici, affrontando questioni come la statalizzazione delle ferrovie e disaccordi su provvedimenti fiscali, fino a essere ostacolato dagli eventi bellici nel 1914.
Indice
La rivoluzione industriale in Italia
L’età giolittiana però in Italia coincide anche con un la prima vera rivoluzione industriale, con il sorgere delle prime industrie ed un incremento del PIL che in quel periodo non si ebbe in nessuna altra parte del mondo.
Il triangolo industriale e le disuguaglianze regionali
Ciò era dovuto la fatto che in Italia non vi era ancora stata una prima rivoluzione industriale ed ora si doveva recuperare: si creò in quest’epoca il triangolo industriale Torino – Genova – Milano, che rappresentava la zona con la maggiore concentrazione di industrie di tutto il paese, mentre il Triveneto, la parte a nord – est, rimase molto povera e fu soggetta ad una notevole immigrazione. Per quel che riguarda il centro Italia dobbiamo sottolineare che Roma diventa il centro amministrativo dello stato in quanto vi erano concentrate le sedi di diverse istituzioni quali ad esempio le sedi legali di partiti, industrie, mentre il sud continua ad essere deputato ancora all’agricoltura nella forma del latifondo, una struttura non molto produttiva in cui il proprietario faceva coltivare il terreno tramite la mezzadria o altri tipi di contratto: il proprietario non aveva interesse né ad aumentare la produzione perché il guadagno c’era sempre e perché non aveva neppure interesse a investire acquistando nuovi mezzi agricoli.
Sviluppo industriale e immigrazione
Dal punto di vista dell’industria troviamo sempre il settore tessile, che si sviluppa soprattutto nella zona di Prato, quello agro – alimentare, anche in virtù della buona produzione agricola, quello finanziario, con l’istituzione della Banca d’Italia, l’unica autorizzata ad emettere cartamoneta e la nascita di industrie come l’Olivetti ed anche del settore automobilistico come la Fiat, la Lancia e l’Alfa Romeo. Un ultimo fattore è quello dell’immigrazione, uno dei maggiori problemi dei governi di questo periodo in quanto tale fenomeno indicava che nel paese non vi era lavoro sufficiente per tutti e che bisognava cercarlo all’estero: nonostante lo sviluppo industriale di questo periodo infatti si ebbe un picco dell’immigrazione con quasi 1 milioni di immigrati solo per l’anno 1913.
Le dimissioni di Giolitti
Giolitti decise di dimettersi a causa di motivi politici per ben tre volte tra il 1904 e il 1914.
Le sfide politiche di Giolitti
Nel 1905 il motivo che lo spinge ad allontanarsi dal governo è l’annosa questione della statalizzazione delle ferrovie, in quanto se lo stato avesse acquistato le ferrovie che all’epoca erano in mano ai privati avrebbe dovuto acquistare anche i mezzi di trasporto, con un notevole aggravio di spese. Poiché alcuni proprietari di ferrovie erano a favore ed altri contro, Giolitti lasciò il governo ed il suo sostituto fece approvare la legge. Nel 1909 invece Giolitti si dimette in quanto all’epoca si era tornato a discutere nuovamente su provvedimenti di natura fiscale e la maggioranza era spaccata tra chi voleva dei provvedimenti che incidessero poco ma su tutti e chi voleva una tassazione solo per le persone più ricche tralasciando i poveri. Poiché il governo era stato appoggiato e votato dai cittadini italiani più facoltosi, Giolitti non voleva prendere una decisione, e il suo sostituto non fece continuare oltre il dibattito parlamentare su tale tema in quanto gli industriali già erano insoddisfatti del fatto che lo stato non intervenisse più a difenderli durante le manifestazioni operaie, e un provvedimento di tal genere sarebbe sembrato troppo moderato. Nel 1914 invece, dopo l’approvazione della legge che prevedeva il suffragio universale l’anno precedente, a causa dello scoppio della guerra non fu più possibile per Giolitti attuare la sua pratica politica solita.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali caratteristiche della rivoluzione industriale in Italia durante l'età giolittiana?
- Come si manifestano le disuguaglianze regionali in Italia durante questo periodo?
- Quali settori industriali emergono in Italia durante la rivoluzione industriale?
- Qual è il fenomeno dell'immigrazione in Italia durante l'età giolittiana?
- Per quali motivi Giolitti si dimette dal governo tra il 1904 e il 1914?
L'età giolittiana segna la prima vera rivoluzione industriale in Italia, con la nascita di industrie e un incremento del PIL senza precedenti. Si sviluppa il triangolo industriale Torino – Genova – Milano, mentre altre regioni, come il Triveneto, rimangono povere e soggette a immigrazione.
Le disuguaglianze regionali sono evidenti, con il triangolo industriale che concentra le industrie, mentre il sud continua a dipendere dall'agricoltura latifondista, poco produttiva. Il centro Italia, con Roma, diventa il fulcro amministrativo del paese.
I settori industriali che emergono includono il tessile, soprattutto a Prato, l'agro-alimentare, il finanziario con la Banca d'Italia, e l'automobilistico con marchi come Fiat e Lancia, contribuendo allo sviluppo economico del paese.
L'immigrazione diventa un problema significativo, con quasi 1 milione di immigrati nel 1913, segnalando una mancanza di lavoro sufficiente in Italia nonostante lo sviluppo industriale.
Giolitti si dimette per motivi politici legati a questioni come la statalizzazione delle ferrovie e le controversie fiscali, oltre a non poter attuare la sua politica a causa dello scoppio della guerra nel 1914.