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L’ITALIA IN ETA' GIOLITTIANA
L’età giolittiana però in Italia coincide anche con un la prima vera rivoluzione industriale, con il sorgere delle prime industrie ed un incremento del PIL che in quel periodo non si ebbe in nessuna altra parte del mondo. Ciò era dovuto la fatto che in Italia non vi era ancora stata una prima rivoluzione industriale ed ora si doveva recuperare: si creò in quest’epoca il triangolo industriale Torino – Genova – Milano, che rappresentava la zona con la maggiore concentrazione di industrie di tutto il paese, mentre il Triveneto, la parte a nord – est, rimase molto povera e fu soggetta ad una notevole immigrazione. Per quel che riguarda il centro Italia dobbiamo sottolineare che Roma diventa il centro amministrativo dello stato in quanto vi erano concentrate le sedi di diverse istituzioni quali ad esempio le sedi legali di partiti, industrie, mentre il sud continua ad essere deputato ancora all’agricoltura nella forma del latifondo, una struttura non molto produttiva in cui il proprietario faceva coltivare il terreno tramite la mezzadria o altri tipi di contratto: il proprietario non aveva interesse né ad aumentare la produzione perché il guadagno c’era sempre e perché non aveva neppure interesse a investire acquistando nuovi mezzi agricoli. Dal punto di vista dell’industria troviamo sempre il settore tessile, che si sviluppa soprattutto nella zona di Prato, quello agro – alimentare, anche in virtù della buona produzione agricola, quello finanziario, con l’istituzione della Banca d’Italia, l’unica autorizzata ad emettere cartamoneta e la nascita di industrie come l’Olivetti ed anche del settore automobilistico come la Fiat, la Lancia e l’Alfa Romeo. Un ultimo fattore è quello dell’immigrazione, uno dei maggiori problemi dei governi di questo periodo in quanto tale fenomeno indicava che nel paese non vi era lavoro sufficiente per tutti e che bisognava cercarlo all’estero: nonostante lo sviluppo industriale di questo periodo infatti si ebbe un picco dell’immigrazione con quasi 1 milioni di immigrati solo per l’anno 1913.

LE DIMISSIONI DI GIOLITTI

Giolitti decise di dimettersi a causa di motivi politici per ben tre volte tra il 1904 e il 1914. Nel 1905 il motivo che lo spinge ad allontanarsi dal governo è l’annosa questione della statalizzazione delle ferrovie, in quanto se lo stato avesse acquistato le ferrovie che all’epoca erano in mano ai privati avrebbe dovuto acquistare anche i mezzi di trasporto, con un notevole aggravio di spese. Poiché alcuni proprietari di ferrovie erano a favore ed altri contro, Giolitti lasciò il governo ed il suo sostituto fece approvare la legge. Nel 1909 invece Giolitti si dimette in quanto all’epoca si era tornato a discutere nuovamente su provvedimenti di natura fiscale e la maggioranza era spaccata tra chi voleva dei provvedimenti che incidessero poco ma su tutti e chi voleva una tassazione solo per le persone più ricche tralasciando i poveri. Poiché il governo era stato appoggiato e votato dai cittadini italiani più facoltosi, Giolitti non voleva prendere una decisione, e il suo sostituto non fece continuare oltre il dibattito parlamentare su tale tema in quanto gli industriali già erano insoddisfatti del fatto che lo stato non intervenisse più a difenderli durante le manifestazioni operaie, e un provvedimento di tal genere sarebbe sembrato troppo moderato. Nel 1914 invece, dopo l’approvazione della legge che prevedeva il suffragio universale l’anno precedente, a causa dello scoppio della guerra non fu più possibile per Giolitti attuare la sua pratica politica solita.

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