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Gli effetti della Rivoluzione Industriale

In Europa il primo stato a modernizzarsi sotto l’aspetto industriale fu il Belgio. La Gran Bretagna continuava ad essere lo stato più all’avanguardia ma ben presto tutti gli stati europei cominciarono a svilupparsi dopo l’Inghilterra. La Francia fu la seconda nazione a costruire una rete ferroviaria avanzata. Dopo il 1848 fondamentale fu la diffusione del telegrafo, che facilitò notevolmente le comunicazioni. La Russia rimaneva lo stato più arretrato d’Europa: vigeva ancora la servitù della gleba. L’Austria si avviò rapidamente all’industrializzazione. La crescita più forte si ebbe, invece, in Prussia. I grandi proprietari nobili, gli Junker non videro tuttavia il loro prestigio diminuito, in quanto le grandi quantità di grano prodotte venivano esportate in Inghilterra e la nobiltà continuava ad essere al centro della vita militare e politica.

Il socialismo moderno

A partire dagli anni Venti dell’Ottocento i termini socialismo e socialisti indicavano l’atteggiamento critico assunto da numerosi intellettuali. La Rivoluzione Industriale obbligò a prendere in considerazione che la ricchezza proveniva ormai dalla produzione e dalla vendita di manufatti prodotti a basso costo. In cima alla scala sociale non vi erano più i nobili terrieri ma bensì i capitalisti che investivano i loro soldi nelle industrie. In fondo vi era la classe proletaria, gli operai che vendevano la propria forza-lavoro. Nei primi decenni dell’Ottocento, nello stesso periodo in cui operava Saint-Simon, Charles Fourier pubblicò la sua concezione di società, basta sull’istituto del falansterio: un gruppo di persone che si sostenevano vicendevolmente (utopico). Karl Marx e Friedrich Engels non adottarono mai l’appellativo di socialisti, in quanto il loro pensiero era realista e non utopico: si definirono comunisti (socialismo scientifico). Engels pubblicò “La situazione della classe operaia in Inghilterra”, denunciando notevolmente la situazione di degrado inglese. Il pensiero di Marx iniziò come risposta agli scritti del filosofo ateo Bruno Bauer. Marx, ateo anche lui, definì la religione come “oppio dei popoli”: Dio non era altro che una proiezione di ciò che l’uomo non poteva essere. La religione è un rimedio artificiale ai problemi. Lo stato, secondo Marx, non deve professarsi neutrale ma bensì si deve impegnare a cercare le cause di questo problema ed estirparlo dalle radici. Marx affermò che in America e in Francia la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” fu un completo trionfo dell’egoismo individuale, in quanto l’uomo può perseguire come voleva il proprio interesse privato. Secondo Marx, questo documento esprimeva solamente i diritti della classe borghese e la diseguaglianza sociale era principalmente dovuta allo scandalo della proprietà privata. Nel 1847 Marx ed Engels diedero vita alla Lega dei comunisti. Nel 1848 pubblicarono il “Manifesto del Partito Comunista” delineando tutte le idee-forze. La storia umana, secondo Marx, è sempre stata caratterizzata dalla lotta di classe, sempre vi è stata una classe dominante: prima i nobili proprietari terrieri, poi la borghesia. La borghesia nel corso della storia ha avuto una funzione rivoluzionaria di portata eccezionale. Riuscì ad eliminare la classe nobiliare e a conquistare il potere politico ed economico, sostenendo la validità indiscutibile della proprietà. Marx definisce proprio quest’ultima come qualcosa di innaturale ed illegittimo. L’intero meccanismo dello sviluppo industriale, secondo i fondatori del comunismo, è destinato ad implodere portando la classe proletaria al potere.

Il Reich tedesco

Al Congresso di Vienna la Germania era stata suddivisa in 39 stati riuniti in una Confederazione. Nel 1848 scoppiarono numerosi movimenti rivoluzionari in Germania. Una volta ristabilito l’ordine, il re di Prussia concedette una Costituzione, molto simile allo Statuto Albertino, per niente democratico: concepiva uno stato in cui il Parlamento era strettamente controllato dal Sovrano. Nel 1862 venne chiamato alla carica di cancelliere Otto von Bismarck, scelto dal re Guglielmo I. Bismarck era un avversario del liberalismo, un affermato conservatore. Bismarck decise di attaccare l’Austria per conquistare l’egemonia sui territori
tedeschi. Il 3 luglio 1866 la Prussia sconfisse l’esercito austriaco a Sadowa. A questa vittoria seguirono le proteste di Napoleone III di Francia: si arrivò alla guerra franco-prussiana, chiamata anche guerra franco-tedesca vista la partecipazione di quasi tutti i principati tedeschi. Lo scontro decisivo si ebbe il 2 settembre 1870 a Sedan. L’imperatore francese e altri soldati vennero fatti prigionieri. La cattura di Napoleone III provocò in Francia la nascita di una repubblica che si arrese dopo l’assedio dell’esercito tedesco. Il 18 gennaio 1871 a Versailles venne proclamata la nascita del Reich tedesco che ora comprendeva tutti i territori tedeschi. Guglielmo I fu nominato Kaiser di Germania. Bismarck riuscì a completare il processo di unificazione tedesca senza l’ausilio delle masse popolari. Il Reich tedesco rimase fino al 1918 una monarchia semi-assoluta.

Le conseguenze delle vittorie Prussiane

L’Italia, alleata della Prussia, sebbene sconfitta a Custoza dagli austriaci nel 1866, ottenne il Veneto dopo la sconfitta austriaca (terza guerra d’Indipendenza).
Nel 1867, inoltre, l’Ungheria ottenne ampia libertà di autogoverno. Dal 1870 in poi si parlerà di Impero Austro-Ungarico.
La capitale italiana fu spostata a Firenze e quando le truppe francesi abbandonarono Roma, l’esercito italiano riuscì ad occupare Roma e a conquistarla il 20 settembre 1870, dopo aver forzato le mura a Porta Pia. L’anno successivo Roma divenne capitale del Regno d’Italia. Per quasi quarant’anni il papa vide nel nuovo stato solo una costruzione violenta ed illegittima. L’opposizione del papato fu tale che numerosi cattolici si astennero per molti anni alla vita politica italiana.

La Prima Internazionale

Nel 1864 a Londra si incontrarono un gruppo di rivoluzionari inglesi, francesi, tedeschi e italiani per dar vita ad un’Associazione Internazionale operaia. L’Associazione si caratterizzò proprio per il fatto di non essere omogenea dal punto di vista ideologico. Uno dei principali avversari di Marx fu Pierre-Joseph Proudhon, che concepiva una società basata sulla famiglia e sulla proprietà. La sua critica principale fu nei confronti della ricchezza distribuita solo su poche persone.

Bakunin

Michail Bakunin, fondatore dell’Alleanza internazionale della democrazia socialista, era il principale esponente dell’anarchismo. Al centro del pensiero di Bakunin vi era il singolo individuo: la libertà era concepita come assoluta e non limitabile. Le autorità umane venivano viste come nemiche da questa ideologia, in primis lo stato. Per Bakunin uno stato proletario, concepito da Marx, non era meno oppressivo di uno stato borghese al servizio dei capitalisti. Coloro che potevano portare ad una vera rivoluzione non erano i proletari, che ben presto avrebbero ottenuto condizioni di vita accettabili, ma i sottoproletari, i contadini più miserabili e i delinquenti comuni. Bakunin sosteneva che la volontà delle masse avrebbe potuto abbattere il vecchio sistema in qualsiasi momento.

La Comune di Parigi

Dopo la disfatta di Napoleone III a Sedan e la proclamazione delle Repubblica, il governo provvisorio si trasferì a Bordeaux. Il presidente Thiers si rassegnò ad un armistizio con la Prussia. Il 26 marzo 1871 venne eletto a suffragio universale un nuovo organismo di governo, la Comune. La Comune era un’assemblea con poteri deliberativi, composta da 80 elementi. Emanò numerosi decreti di orientamento democratico, atti a migliorare la vita dei lavoratori. La Comune, tuttavia, si ispirava più Proudhon piuttosto che a Marx. Il governo Thiers, dopo essersi accordato con i Prussiani, intervenne e ristabilì l’ordine con la forza nel 1871.

La Seconda Internazionale

I contrasti fra Marx e Bakunin si inasprirono a tal punto che l’Internazionale fu sciolta e trasferita a New York. Dopo il fallimento della Prima Internazionale, l’anarchismo non si riprenderà più, specialmente nei paesi più avanzati. Continuò ad attecchire in quelli più arretrati come Italia e Spagna. I comunisti, guidati da Marx, diedero invece vita alla Seconda Internazionale, in cui fu proclamata la festività del 1° maggio, nel 1890. I partiti socialisti divennero, quindi, una grande forza elettorale di massa sostenuta da una rete sempre più efficiente di sindacati e di associazioni di vario genere.

La Grande Depressione

Negli anni 1873-1895 vi fu una forte crisi del mercato agricolo di molti stati europei. Il commercio a basso costo del grano proveniente dagli Stati Uniti non favorì per niente la produzione nazionale di grano: furono necessari alti dazi doganali per poter mantenere la produzione agricola elevata negli stati europei. L’unica nazione che continuava ad avere un mercato puramente liberale era l’Inghilterra.

La politica sociale di Bismarck

In Prussia la classe nobiliare, gli Junker, fu molto colpita dalla crisi. Bismarck decise di attuare in primo luogo una politica favorevole alla classe nobiliare dei proprietari terrieri. Inizialmente rese illegale qualsiasi forma di partito socialista marxista. Ciò avrebbe sicuramente provocato la ribellione delle classi operaie. Bismarck, scavalcando i liberali, riuscì a far entrare in vigore una serie di norme a protezione dei lavoratori in caso di incidenti o malattie. La Germania si ritrovava così ad avere un rigido controllo poliziesco che coesisteva con una delle legislazioni sociali più avanzate d’Europa. Tutto ciò era però servito ad ottenere l’appoggio degli Junker e a tenere a bada i capitalisti e gli operai: l’obiettivo ultimo di Bismarck era alzare notevolmente i dazi doganali che avrebbero notevolmente favorito i proprietari terrieri.

La Seconda Rivoluzione Industriale

La potenza economica della Germania emerge in maniera più forte appena si considerano i risultati in campo industriale, specialmente nei nuovi settori, la cui nascita costituì la Seconda Rivoluzione Industriale. Questa nuova rivoluzione industriale vide l’utilizzo di nuove fonti e nuove forme di energia. L’acciaio, che era un materiale molto costoso fino al tardo Ottocento, divenne molto più facile a produrre, venne prodotto in grandi quantità durante la fine dell’Ottocento, grazie a numerosi innovazioni, e iniziò l’Età dell’acciaio. La Germania era la prima produttrice, grazie alle acciaierie Krupp. La Germania sviluppò anche una notevole industria chimica. Quest’epoca vide l’inizio dell’uso del petrolio in larga scala.
Le industrie cominciarono anche a fondersi tra loro, dando vita ai trust. Se invece le ditte rimanevano autonome stringendo accordi di sinergia nascevano i cosiddetti cartelli. A questo punto solo grandi banche potevano garantire i capitali necessari alla creazioni di questi giganti industriali: iniziò così il capitalismo finanziario che vedeva una più netta collaborazione tra industrie e banche.

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