Verso la fine degli anni Venti Stalin si impone come leader indiscusso del partito comunista e dell'intera Unione Sovietica. Hanno così inizio le due tappe fondamentali dell'industrializzazione del sistema produttivo e della collettivizzazione dell'agricoltura. A tal fine vengono pianificati su un lasso di tempo quinquennale gli obiettivi produttivi da raggiungere. Nel giro di quindi anni si susseguono ben tre piani quinquennali in cui la federazione sovietica aumenta in maniera impressionante lo sviluppo e la produzione industriale. Nel 1940 è la terza potenza industriale al mondo dopo Sfati Uniti e Germania. Questa spaventosa accelerazione grava pesantemente sulla popolazione, i cui salari non crescono al ritmo dei prezzi e il tenore di vita rimane molto al di sotto degli standard occidentali. Contemporaneamente Stalin pianifica ed attua la completa collettivizzazione dei campi. I proprietari terrieri, in particolari i kulaki, sono costretti a lasciare le loro terre e spesso vengono deportati in Siberia. Gli espropri avvengono quasi sempre in modo violento e coercitivo. La produzione agricola non trae benefici, molti contadini costretti a lavorare nei kolchoz lo fanno senza entusiasmo. In Ucraina scoppia addirittura una carestia che falcida tra i 7 e i 10 millimetri di individui anche a causa dell'immobilità del regime.

Un dato certo è che economicamente e socialmente questo aspetto dell'azione del governo sovietico si rivela un disastro: infatti tra il 1928 e il 1937 la produzione agricola è in declino ovunque, non solo per la difficoltà di riorganizzare l'intera produzione sulla base delle nuove direttive ma anche perché molti dei contadini che sono forzatamente costretti a lavorare nei kolchoz o nei sovchoz lo fanno senza alcun entusiasmo, tanto che a metà degli anni Trenta si torna di nuovo al sistema delle requisizioni forzate dei prodotti. Il momento più drammatico di tutta questa vicenda è quello che, nel 1932-33, travolge l'Ucraina, dove scoppia una tremenda carestia di fronte alla quale il governo non fa assolutamente niente. Gli esiti sono in effetti terribili e si stima che i morti per fame siano stati tra i 7 e i 10.000.000.

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