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Il dopoguerra

La distruzione dei quattro imperi che fino al 1914 avevano condizionato la vita politica mondiale ebbe conseguenze sconvolgenti nell'Europa centrale orientale e nei Balcani Alla conferenza di pace di Parigi, la sistemazione territoriale della Germania rappresento dei temi cruciali delle trattative. Soprattutto sul versante orientale, la creazione del corridoio di Danzica divise il corpo territoriale della Germania gettando le premesse di una situazione di instabilità mai superata. La Germania, ritenuta responsabile del conflitto, fu anche condannata a corrispondere alle potenze vincitrici ingenti riparazioni. La questione delle riparazioni fu usata dalla Francia come strumento per tenere sotto controllo la Germania, fino ad arrivare all'occupazione militare della Ruhr a fronte di mancati pagamenti tedeschi. D'altra parte, la questione delle riparazioni si collegava nelle intenzioni francesi a quella dei debiti interalleati, ma senza il consenso degli Stati Uniti Dalla dissoluzione dei quattro imperi multietnici euroasiatici nacquero numerose nuove realtà statuali, spesso di natura instabile, come la Cecoslovacchia, mentre la Serbia riusci ad allargarsi, dando vita a un nuovo grande Stato balcanico, la Jugoslavia Instabile si rivelò anche la soluzione proposta per la Turchia, erede del dissolto Impero ottomano dove il movimento nazionalista, contrario alle decisioni delle potenze vincitrici, ingaggiò una lunga lotta che portò al ritiro di Italiani e Francesi dall'Asia minore e alla sconfitta della Grecia Il trattato di Losanna (1923), stipulato per regolare la questione turca, consolidò il possesso italiano delle isole del Dodecaneso La dissoluzione dell'Impero Ottomano apri inoltre nuove possibilità di estendere il proprio dominio nel Medio Oriente da parte delle potenze occidentali, in particolare Francia e Inghilterra soluzione dei mandati internazionali era solo la copertura di una gestione di tipo coloniale dell'area mediorientale Per 'Italia le trattative di pace si dimostrarono più complesse del previsto. Da un lato, I'ltalia chiedeva l'applicazione del patto di Londra, che prevedeva la cessione della Dalmazia settentrionale dall'altro, il presidente Wilson, sulla base del principio di nazionalità, negava al'Italia questa acquisizione. Inoltre, fu posta sul tappeto la questione di Fiume, che non era prevista dal patto di Londra, ma che l'ltalia rivendicava proprio sulla base del principio di nazionalità. Il mancato riconoscimento di Fiume e della Dalmazia alimentò il mito della "vittoria mutilata", ossia della negazione degli interessi e dei diritti italiani da parte degli alleati. D'Annunzio e i suoi legionari occuparono Fiume costituendovi una repubblica autonoma, cogliendo di sorpresa il governo presieduto da Nitti, il quale non seppe reagire Solo nell'autunno del 1920 il nuovo governo Giolitti sistemò diplomaticamente la questione con la Jugoslavia: a Fiume fu riconosciuto lo status di città libera e D'Annunzio venne costretto a ritirarsi con la forza. Fiume fu acquisita alla sovranità italiana solo nel 1924. La guerra ebbe un impatto traumatico su modo di pensare e di vivere degli Europei. Il culto della forza e della potenza divennero principi comunemente accettati. Inoltre, lo sviluppo delle tecnologie militari offriva mezzi decisivi per la realizzazione di una politica di potenza. Questa trasformazione culturale avvenne in un contesto di indebolimento internazionale delle potenze europee. Infatti, i principi di autonomia e di indipendenza nazionale enunciati da Wilson stimolarono anche la rivolta delle colonie. La guerra aveva dimostrato che le potenze europee erano ormai in declino. Tuttavia, le nuove grandi potenze emerse nel corso del conflitto furono per motivi diversi emarginate: lo furono gli Stati Uniti per la scelta isolazionista dei governi repubblicani, e lo fu l'Unione Sovietica, costretta dalla volontà degli Occidentali- spaventati dal pericolo del contagio comunista-all'isolamento internazionale. La società civile e le forme della partecipazione politica subirono un radicale cambiamento nel dopoguerra. Si affermarono società di massa nelle quali i partiti organizzati diventarono strumenti fondamentali della rappresentanza. I regimi politici europei vissero una fase di transizione che ebbe alla fine esiti contraddittori. In alcuni Paesi si affermarono governi ispirati ai principi della democrazia liberale, in altri vennero instaurati regimi dittatoriali e autoritari di destra o di sinistra. Il biennio rosso europeo (1919-20) e i timore di un allargamento in Europa della rivoluzione comunista indussero molti governi a istituire un "cordone sanitario" che contribuì all'isolamento dell'Unione Sovietica.
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