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L’unificazione europea e l’euro

Nel ’92 i membri della Comunità Europea si riunirono a Maastricht e progettarono la creazione di una moneta unica uniformatrice degli indici economici.
Nel 2002, tutti i paesi dell’Europa occidentale, fatta eccezione per la Gran Bretagna adottarono l’euro.
Nel processo di unificazione europea convivevano due dinamiche diverse: una che proponeva assi privilegiati e alleanze tra nazioni variabili a seconda delle questioni, e l’altra che inneggiava ad un’indipendente capacità di scelta e di condizionamento.
In Francia dopo Mitterrand, tornò al governo nel ’86 il centro-destra neo gollista di Chirac, che procedette ad una revisione ai fini di ridurre il deficit pubblico, che si tradusse però in proteste per i prevedibili tagli a sanità e pensioni. Al terzo tentativo elettorale nel ’95 Chirac divenne infine presidente della Repubblica, ma nominò come primo ministro il socialista Jospin, il cui governo ritornò alla tradizione di sinistra. Negli anni 80 la Germania di Kohl non seguì il neoliberismo ma ottenne comunque significativi risultati economici. I costi di questa rigida politica monetaria furono scaricati sui lavoratori precari immigrati. Dopo il crollo del muro, nel ’90 le prime elezioni della Germania unita videro la vittoria della Democrazia cristiana, e Kohl istituì un cambio paritario tra le due valute nazionali, che agevolava l’economia orientale. Soltanto nel ’96 le contestazioni sociali ripresero dopo il piano di tagli alle spese sociali di Kohl e nel ’98 egli venne battuto dal socialdemocratico Schroeder. Infine in Italia vi fu un lento e tormentato passaggio ad un sistema politico bipolare.

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