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Il dopo-guerra: sviluppo economico

La prima guerra mondiale cambiò gli assetti economici e sociali, segnando l’inizio dell’era contemporanea: i fenomeni di sviluppo acquisiranno dimensioni di massa.
Infatti, a seguito del massiccio intervento dello stato in economia, in chiave protezionista, si avrà la crescita del settore terziario (elettricità, petrolio, settore chimico e metalmeccanico), un ridimensionamento di quello primario e l’arricchimento dei ceti medi che nel Novecento assumeranno un ruolo centrale.
Si andrà a formare una schiera di diverse figure professionali aventi ciascuna diverse funzioni e competenze, che le resero più autonome rispetto ai lavoratori manuali, permettendogli di creare associazioni e corporazioni a partire dalla metà degli anni 20. Avremo infatti il fenomeno dei trust e dei cartelli per quanto riguarda le aziende, e quello delle holdings nel settore bancario/finanziario, volte a consolidare i legami tra industrie e banche. Con l’avvento delle corporation gli operai ottennero aumenti salariali e la giornata lavorativa di 8 ore, e le aziende riuscirono ad imporre un “capitalismo organizzato” all’interno di un’economia fortemente pianificata.
Si riscontrò a livello sociale un aumento della scolarizzazione e l’egemonia degli Stati Uniti, ora detentori del baricentro economico mondiale, del produrre tendenze di massa a cui si ispirerà l’Europa intera.
Ad un dato momento però avremo una ventata d’inflazione, che i governi stentarono ad arginare e che condusse ad una brusca caduta della produzione e alla riduzione del potere d’acquisto dei consumatori.
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