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DELITTO MATTEOTTI E SECESSIONE DELL'AVENTINO

Le elezioni del 1924 si svolsero in un clima di intimidazioni ed uccisioni, visto che vengono uccisi anche molti rappresentati del partito socialista che si erano candidati. Alla prima riunione del nuovo Parlamento, uno dei due segretari del partito socialista, che intanto si era diviso, prende la parola per denunciare i brogli elettorali, contestato apertamente dai fascisti in aula: è Giacomo Matteotti, che verrà in seguito rapito ed ucciso dagli squadristi fascisti. Contro ogni aspettativa l’omicidio di Matteotti, a differenza della marcia su Roma e di tutti gli altri provvedimenti presi da Mussolini, suscita l’indignazione non solo della popolazione ma anche e soprattutto dei mezzi d’informazione che dedicano per molti giorni consecutivi le prime pagine a questo avvenimento.
Intanto i partiti non fascisti, la cui unica speranza di vincere le precedenti elezioni era quella di allearsi tra di loro, decidono di ritirarsi dal parlamento ritenendolo eletto in modo illegittimo, facendo la famosa “ secessione “ dell’Aventino, con riferimento alla secessione della plebe fatta nell’antica Roma che era stata sedata da un discorso di Menenio Agrippa. I partiti non fascisti volevano che anche il re ritirasse formalmente l’incarico a Mussolini, anche se non era provato che Mussolini stesso avesse dato ordine di uccidere Matteotti ma comunque ne doveva essere a conoscenza. Durante tutto ciò Mussolini non fa nulla ma attende l’evolversi degli eventi: capendo che aveva l’appoggio del re, decide di attendere che l’opinione pubblica e i giornali smettessero di parlare del caso Matteotti. Trascorsi 6 mesi pronuncia un discorso in parlamento con cui si può ufficialmente dire che inizi il regime fascista in quanto la crisi viene superata e il partito accentua i suoi aspetti dittatoriali.

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