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Il crollo della Borsa di Wall Street

L'equilibrio del mercato è stabilito da un armonico rapporto tra la domanda di prodotti da parte dei consumatori e l'offerta dei produttori. Nel corso della fine degli anni Venti del Novecento, questo equilibrio venne progressivamente meno.
Si diffuse una febbre speculativa: molti acquistavano titoli quotati in Borsa, anche i piccoli risparmiatori. Di conseguenza, a causa dell'eccessiva domanda, il prezzo delle azioni aumentava progressivamente.
Con la ripresa economica delle altre potenze europee, aumentò la concorrenza internazionale. Molti Paesi adottarono delle politiche protezionistiche per favorire lo sviluppo economico nazionale, di conseguenza, diminuì la possibilità per gli Stati Uniti di esportare le proprie merci e ciò portò ad una crisi di sovrapproduzione. I prezzi diminuirono drasticamente e molte fabbriche dovettero chiudere.

La crisi economica si realizzò pienamente con il crollo della Borsa di Wall Street nel 1929.
Dopo una piccola crisi borsistica, i titoli raggiunsero le massime quotazioni e tutti si affrettarono a vendere le loro azioni, determinando la drastica diminuzione del valore dei titoli. il 24 ottobre 1929, detto "giovedì nero", si ebbe il crollo della borsa di New York, che determinò una serie di reazioni a catena. Le fabbriche chiusero, la produzione industriale crollo vertiginosamente, crebbero la disoccupazione e la povertà, infatti, 15 milioni di persone persero il lavoro.

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