Concetti Chiave
- La Russia affrontava una crisi economica profonda a causa della guerra civile, con la moneta che perdeva valore e un ritorno al baratto per le transazioni.
- Lenin attuò compromessi distribuendo le terre dei grandi proprietari ai contadini più poveri, allontanandosi dal programma comunista di collettivizzazione per ottenere consenso.
- Durante il comunismo di guerra, i bolscevichi imposero requisizioni forzate di viveri dai contadini, generando malcontento ma necessarie per rifornire l'armata rossa e le città.
- Le industrie furono centralizzate sotto il controllo statale per migliorare l'efficienza, con la direzione affidata a ex proprietari o quadri dirigenti, contrariamente al principio di conduzione collegiale.
- I salari furono influenzati da compromessi economici, reintroducendo criteri capitalisti come il cottimo per incentivare la produzione individuale in un contesto di crisi.
Qual è la crisi economica russa?
La Russia era in una situazione di crisi pesantissima a causa della guerra civile in particolare (nonostante fossero stati cancellati i debiti con l’estero, la situazione finanziaria era talmente pesante che la moneta non valeva più niente e si tornò al baratto, o in pagare in natura le retribuzioni).
Compromessi di Lenin
Lenin attua dei compromessi: una delle prime decisioni prese dal governo del consiglio dei commissari del popolo era stato di realizzare l’occupazione delle terre dei grandi proprietari terrieri, cioè le terre dei culachi (i contadini ricchi) erano state distribuite ai contadini più poveri dando vita a una miriade di piccole aziende che sostanzialmente producevano per l’auto consumo cioè non producevano eccedenze in grado di garantire approvvigionamento all’armata rossa, per la guerra civile, o anche alle città. Quindi era una situazione che non era quella che Lenin avrebbe voluto realizzare e in questo senso era un compromesso, perchè aveva accettato questa situazione (cioè distribuire le terre dei culachi ai contadini) per avere il consenso dei contadini che aspiravano appunto ad avere una piccola-media proprietà. Ma di per sé il programma teorico comunista era quello della collettivizzazione delle terre (quello che realizzerà in maniera ferocissima Stalin). Accetta il compromesso per il consenso dei contadino che non ne volevano sapere di finire ancora salariati all’interno di quelle che avrebbero dovuto essere le comuni agricole, cioè le aziende collettive (o volontarie (kolkozi) o gestite dallo Stato, dai soviet (solkozi)); i contadini aspiravano ad avere la loro proprietà terriera e per avere il loro consenso o almeno la loro neutralità, per non averli contro, Lenin accettò la legalizzazione della occupazione delle terre.
Però questo andava in contrasto con gli ideali comunisti che prevedevano aziende collettive contadine e oltretutto erano in contrasto con l’efficienza economica perché “la coltivazione su piccola scala non riuscirà a liberare l’umanità dalla miseria di massa” cioè la piccola azienda contadina produce per il sostentamento e quindi “ è indispensabile passare a coltivazione collettiva di grandi aziende modello”.
Però attua un compromesso perché c’è bisogno dell’alleanza dei contadini. Si tratta però di un compromesso, perché le esigenze sia economiche (cioè produrre in eccedenza per le città) sia il programma teorico socialista, prevedrebbero aziende collettive e invece per ora si accetta questa ridistribuzione delle terra in termini di piccola proprietà per avere il consenso dei contadini.
Il comunismo di guerra
Quello che interessa di più è quello che avviene nella fase del cosiddetto comunismo di guerra, nel senso che durante la guerra civile, a partire dal 18, i bolscevichi decisero di intervenire in maniera più energica sull’economia prendendo delle direttive che vengono nominate in generale comunismo di guerra, anche qui con politiche da un lato dure, ma anche mantenendo una sorta di compromesso.
Requisizioni e malcontento
Nella fase del cosiddetto comunismo di guerra il problema fu quello di garantire l’approvvigionamenti all’armata rossa e alle città, alla popolazione. I bolscevichi decisero di procedere a requisizioni forzate di viveri nelle campagne nei confronti di quei contadini che si ritenevano ricchi o perlomeno benestanti; in realtà spesso non lo erano. Queste requisizioni provocano malcontento nelle campagne, però era indispensabile, pur avendo mantenuto questa piccola proprietà contadina, per riuscire a garantire l’approvvigionamento delle città e dell’esercito. Questo in ambito agricolo.
Industria e centralizzazione
Per quanto riguarda l’aspetto industriale le industrie più importanti vennero industrializzate, il che voleva dire che dovevano essere poste sotto il controllo dello Stato per centralizzare le decisioni e garantire una maggiore efficienza in quanto inizialmente c’era stato un certo spontaneismo che non aveva garantito efficienza. Dal punto di vista teorico comunista le aziende dovevano essere gestite direttamente dai soviet, dagli operai (secondo quella che si chiamava conduzione collegiale cioè da parte degli operai e dai loro rappresentanti) , ma Lenin e i capi bolscevichi si resero conto che la direzione collegiale spesso finiva con l’essere inefficiente e allora si optò per la responsabilità individuale cioè le varie aziende venivano affidate anche a vecchi proprietari o comunque a quadri dirigenti che rispondevano personalmente della loro gestione.
Compromessi industriali
Il compromesso c’è perché in teoria il programma socialista prevedeva un conduzione collegiale da parte dei soviet; nella pratica affinchè questo non diventasse un ostacolo all’efficienza, le aziende vengono affidate a ex dirigenti, controllati dal partito ma che avevano responsabilità individuale, che metteva in secondo piano il principio della direzione collegiale.
Anche questo è un compromesso dettato dalle esigenze di garantire maggiore efficienza all’economia, in questo caso anche al settore industriale.
Salari e compromessi
Anche dal punto di vista dei salari c’era un compromesso perché non era applicato l’egualitarismo salariale o ognuno secondo i suoi bisogni, perché si reintrodussero criteri tipicamente capitalisti cioè il cottimo (=più produci e più guadagni). anche questo per garantire efficienza in una situazione di collasso (anche Stalin con il stacanovismo farà così).
Domande da interrogazione
- Qual è stata la causa principale della crisi economica in Russia durante la guerra civile?
- Quali compromessi ha attuato Lenin per ottenere il consenso dei contadini?
- Come si è manifestato il comunismo di guerra durante la guerra civile?
- Qual è stata la strategia di Lenin per l'industria durante il periodo di centralizzazione?
- In che modo i salari sono stati influenzati dai compromessi economici del periodo?
La Russia si trovava in una crisi pesante a causa della guerra civile, con una situazione finanziaria così grave che la moneta non aveva più valore, portando al baratto e al pagamento in natura delle retribuzioni.
Lenin ha deciso di distribuire le terre dei grandi proprietari terrieri ai contadini più poveri, accettando un compromesso rispetto al programma teorico comunista di collettivizzazione, per ottenere il consenso dei contadini che aspiravano a una piccola-media proprietà.
Durante il comunismo di guerra, i bolscevichi hanno adottato politiche dure, comprese requisizioni forzate di viveri dai contadini, per garantire l'approvvigionamento all'armata rossa e alle città, nonostante il malcontento che queste azioni hanno provocato.
Lenin ha centralizzato le industrie più importanti sotto il controllo dello Stato per garantire maggiore efficienza, optando per la responsabilità individuale nella gestione delle aziende, piuttosto che la conduzione collegiale da parte dei soviet.
I salari non seguivano il principio dell'egualitarismo, ma reintrodussero criteri capitalisti come il cottimo, dove più si produceva, più si guadagnava, per garantire efficienza in una situazione di collasso economico.