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-I Comunisti al Potere nella Russia Rivoluzionaria dopo la Guerra Civile-

Gli anni della guerra civile portarono 7 milioni di morti e anche un’economia disastrata.
Per risolvere il problema economico, il governo comunista dichiara nulli i debiti con gli stati esteri e fa esproriare e nazionalizzare le fabbriche.

Quando era scoppiata la Guerra Civile, Lenin ricorse al ‘Comunismo di Guerra’, ossia i soldati dell’Armata Rossa erano autorizzati a requisire viveri e rifornimenti nelle campagne: negozi e ristornati vennero requisiti e affidati alle autorità, quindi la diffusione dei beni alimentari era controllata dai funzionari statali.
Questo tipo di comunismo scatenò il mercato nero: contadini e commercianti cercano di vendere per altre vie la loro merce a prezzi più elevati; per reprimere queste attività illegali il governo attuò una politica di terrore.
Nacque così la polizia politica, conosciuta come ‘Ceka’ (Comitato straordinario di tutte le Russie per combattere la controrivoluzione e il sabotaggio).

Lenin con la pratica del ‘terrore rosso’ ruscì a fare dello Stato un regime politico a partito unico, approvando una costituzione nel 1918, che attribuiva tutto il potere ai Soviet e negava il diritto di voto ai nemici dello Stato rivoluzionario e anche agli abitanti delle campagne.

I Dirigenti Comunisti formarono nel 1919 la Terza Internazionale, la ‘Comintern’ (Internazionale Comunista), dove i partiti aderenti dovevano seguire il modello bolscevico e difendere la Russia rivoluzionaria.

Nel 1921 i marinai della base navale di Kronstadt si ribellano al ‘comunismo di guerra’, protestando per le loro misere condizioni di vita in confronto ai privilegiati dirigenti bolscevichi.
La reazione del governo è dura, Lenin li fa massacrare dall’esercito.
Quest’episodio però fece riflettere i dirigenti comunisti sull’opportunità di abbandonare il comunismo di guerra per attuare altre forme di gestione economica.
E così Lenin elaborò la Nep (Nuova politica economica): la requisizione dei grani era abolita, i contadini devono però pagare un’imposta fissa in natura, cedendo una quota della produzione allo stato.

Nel 1922 Lenin venne colpito da un ictus e morì nel gennaio del 1924.

Nel 1922 lo Stato aveva preso il nome di URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche).
Venne approvata quindi una nuova costituzione che rendeva lo Stato Sovietico una Federazione di Repubbliche.
Sempre secondo la Costituzione, l’unico partito la cui esistenza è ammessa è il Partito Comunista.

Dal 1922 è Stalin che sostituì Lenin come segretario del Partito Comunista.
Era stato lo stesso Lenin a volerlo, però nei suoi ultimi due anni di vita lo criticò aspramente in una sorta di ‘testamento politico’, che non venne mai pubblicato e che quindi permise a Stalin di restare in carica come segretario.
Però Trotskij aveva tentato di sfruttare la situazione a suo favore, senza riuscirne; egli proponeva di esportare la rivoluzione al resto del mondo, mentre Stalin voleva il consolidamento del processo rivoluzionario all’interno della Russia.
Dal 1927 Stalin è ufficialmente il principale dirigente del Partito Comunista e di tutta l’Unione Sovietica.

Il Regime Comunista si reggeva sulla paura che incuteva attraverso i sistemi repressivi, ma si appoggiava anche sul consenso degli operai e dei contadini.

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