L’ascesa al potere di Stalin

Alla fine della guerra civile, nel 1922, si era creato l’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) e a capo del nuovo Stato c’era Lenin.

Lo stesso anno, tuttavia, Lenin si ammalò e morì nel 1924 dando via alla lotta per diventare nuovi leader del partito. Lo scontro iniziò tra due personaggi molto influenti: Stalin e Trockij

Trockij: Trockij era un uomo di grande prestigio e aveva capeggiato l’armata rossa durante la guerra civile, quindi era molto legato a Lenin Dal punto di vista politico egli credeva che bisognasse fare una “rivoluzione permanente”, ovvero che dovevano portare la rivoluzione il comunismo anche in tutti gli altri paesi europei "Dal punto di vista economico Trockij credeva che bisognasse elaborare un piano alternativo alla NEP. Quest’ultima infatti si diceva che avvantaggiasse solo i contadini (kulaki) e i piccoli commercianti ma non gli industriali e il proletariato. Trockij proponeva di accelerare il processo di industrializzazione perchè, altrimenti, in caso di scoppio di un altro conflitto, l’URSS sarebbe stato nuovamente in una posizione arretrata e svantaggiata rispetto al resto dell’Europa. "

Stalin: Stalin era un uomo molto influente in quanto dall’aprile del 1922 era segretario del partito e questo lo avvantaggiò molto durante le elezioni perchè era riuscito nel tempo a crearsi intorno un gruppo di funzionari obbedienti Dal punto di vista politico Stalin propose il piano del “socialismo in un solo Paese” secondo cui tutte le energie andavano concentrate per costruire una nuova società comunista all’interni dell’URSS. Questo progetto, quindi, si scontrava con l’idea bolscevica (ripresa da Trockij) di esportare la rivoluzione Dal punto di vista economico Stalin si dichiarò a favore della NEP e in questa sua decisione venne appoggiato da Bucharin.

Trockij perde e dopo aver dato le dimissioni, fuggì all’estero.

A questo punto Stalin cambiò linea economica, dichiarandosi a favore del concludere la NEP e instaurare un nuovo piano industriale. Dunque Stalin, pose Bucharin sotto accusa, costringendolo alle dimissioni e in seguito lo condannò a morte. Con questo suo gesto Stalin si ritrovò ad essere l’unico capo del partito e dittatore dell’URSS.

La politica economica staliniana


Stalin, cambiando la sua posizione, adottò di fatto le idee di Trockij e infatti, fin dal 1927 si ripropose di abbandonare la NEP e introdurre un controllo maggiore dell’economia da parte dello stato e un maggiore sviluppo dell’industria attraverso i piani quinquennali.

Cosa sono i piani quinquennali? I piani quinquennali erano dei programmi dalla durata di 5 anni ciascuno, che individuavano gli obbiettivi da raggiungere nell’arco di quel tempo stabilito nei vari settori dell’industria.

Attraverso questo processo di pianificazione, Stalin riesce a porre lo stato al centro della vita economica del paese controllandola in tutti i suoi aspetti.

Primo piano quinquennale (1928-1932)

Il primo piano aveva come obbiettivo di base la collettivizzazione delle terre.

Stalin sapeva che il processo di industrializzazione sarebbe potuto avvenire solo se i grandi centri industriali fossero sempre riforniti, inoltre aveva deciso di iniziare ad esportare cereali all’esterno per poter ottenere capitali, macchinari e tecnologia necessaria sempre al miglioramento dell’industria.

Per fare ciò, Stalin aveva bisogno del controllo assoluto su tutte le terre e sui raccolti:
- Per ottenere i raccolti, Stalin fece ricorso a requisizioni forzate ma questo comportò una diminuzione nella produzione, in quanto i contadini non erano interessati a coltivare delle eccedenze che poi veniva loro confiscate.
- I terreni venne invece sottratti ai kulaki, ovvero ai grandi latifondisti e proprietari terrieri che durante il periodo della NEP si erano largamente arricchiti tanto da poter assumere dei braccianti. Essi si erano opposti alle requisizioni e di conseguenze, Stalin proseguì dal 1930, con la loro eliminazione come classe sociale e la requisizione di tutti i terreni.

Molti di questi vennero uccisi, altri deportati o in Siberia nei campi di concentramento (gulag = amministrazione centrale statale dei campi di concentramento) o venivano sfruttati nelle industrie o per costruire ponti e infrastrutture. Le condizioni in cui vivevano i deportati erano disastrose, spesso erano soggetti a gravi malattie o pativano la fame. Inoltre, per evitare che i deportati cercassero di fuggire dal campo era stato anche organizzato un sistema di passaporti interni che rendeva molto più difficili tutti gli spostamenti.

Ottenuti i terreni, questi vennero organizzati in grandi aziende agricole collettive, dette kolchoz, apparenti allo stato, nelle quali tutti i contadini furono costretti a trasferirvisi. Chi sceglieva di opporsi a questo incarico veniva spesso deportato nei campi di concentramento oppure punito con la morte.

Tutto ciò che veniva prodotto in queste grandi aziende, comunque, apparteneva allo stato, che dunque poteva prelevare tutto il grano che riteneva fosse necessario per l’esportazione e per rifornire le industrie.

In segno di protesta, i contadini iniziarono una “resistenza passiva”, ad esempio uccidendo gli animali e rendendo di conseguenza più complicato il processo di semina dei campi e diminuendo la produzione.
Lo stato allora emanò, nel 1932, la legge per la difesa della proprietà socialista.

Legge per la difesa della proprietà socialista: era vietato per i contadini anche raccogliere una singola spiga per mangiare qualcosa, pena la deportazione

La situazione si aggravò ancora di più nel 1933, in quanto il raccolto era stato molto più scarso del previsto ma lo stato ordinò comunque di requisire le quote fissate anche a costo di far morire di fame i contadini.
Si diffuse infatti una carestia generalizzata che provocò la morte di circa 5 milioni di persone.

Secondo Piano Quinquennale(1933-1937)

Il secondo piano aveva come obbiettivo di base l’accelerazione del processo di industrializzazione.

Stalin aveva in mente di rendere il settore industriale sovietico il più potente di Europa, soprattutto per quanto riguardasse l’industria pesante (acciaio, carbone, petrolio e gomma) perchè da questa dipendenza la costruzione di tutti quei macchinari che avrebbero permesso di produrre i beni di consumo destinati alle persone.

Stalin comincia così un processo di industrializzazione forzata, definita così in quanto costringeva tutte le persone a lavorare all’interno delle industrie, nonostante prima svolgessero altri mestieri. Inoltre, le condizioni in cui gli operai lavoravano erano disastrose:

- i salari erano ridotti al minimo per diminuire i costi della produzione
- i ritmi di lavoro erano molto pesanti
- ogni aspetto della vita di fabbrica veniva rigidamente disciplinato, tanto da distruggere la legislazione operaia dei sindacati. Questi ultimi, infatti, non tutelano più i lavoratori ma diventano organizzazioni controllate dallo stato, incaricate di sorvegliare che nessuno ostacolasse in alcun modo la produzione.

Inoltre, si potenziò molto sia il lavoro notturno sia il lavoro a cottimo, secondo cui un operaio veniva pagato in base a quanto aveva prodotto quel giorno.

Come conseguenza si diffuse lo stachanovismo, ovvero una dedizione esagerata verso il lavoro in quanto gli operai speravano un giorno di essere ripagati giustamente. Questo non avvenne mai effettivamente, anzi, le condizioni dei lavoratori peggiorarono gravemente e sempre di più abbassando così anche il tasso di produttività —> Per questo motivo la grande crescita industriale è da ricondursi infatti all’aumento del numero degli operai e non alla loro aumentata produttività

Terzo Piano Quinquennale (1938-1940)
Questo piano non fu mai portato a compimento a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

L’obbiettivo era l’edificazione del socialismo e l’abbattimento della proprietà privata.

La dittatura staliniana


Stalin era consapevole del fatto che i suoi metodi avrebbe creato dissenso nella popolazione e per evitare che ci fosse qualsiasi forma di opposizione, egli stesso attuò una gravissima repressione appellandosi all’articolo 58 del Codice penale sovietico (emanato nel 1926) e servendosi dell’aiuto di una polizia di stato segreta.

Cosa prevede l’articolo 58? L’articolo 58 puniva i reati contro lo stato e dunque la propaganda antisocialista, il tradimento, il complotto a fine rivoluzionari, lo spionaggio, la costituzioni di altre associazioni, il danneggiamento di edifici pubblici e così via. Chi commetteva una di queste azioni poteva essere punito o con la deportazione nei gulag o con la morte

Il periodo tra il 1937 e il 1938 è definito periodo del Grande Terrore o delle Grandi Purghe (purga = eliminazione degli avversari) proprio perchè moltissime persone sono morte o sono deportate.

Molte di queste persone erano criminali, elementi antisovietici o ex kulaki, ovvero contadini che anni prima erano statti deportati ma erano riusciti a fuggire e ora Stalin aveva paura che in caso di scoppio di un conflitto, essi si sarebbero alleati contro di lui creano un grande ostacolo.

Un’altra categoria di persone che venne decimata fu quella dei soldati dell’Armata Rossa (come il maresciallo Tuchacevskij), perchè Stalin riteneva che fossero diventati troppo potenti in quanto erano incaricati della produzione su vasta scala di carri armati e aeroplani.

Questi arresti ebbero un risvolto negativo infatti l’esercito risultò molto indebolito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale perchè avevano perso tutti gli uomini più esperti

NB: Dieci anni dopo dall’emanazione del Codice penale, nel 1936, Stalin emanò la Costituzione sovietica staliniana con la quale concedeva il diritto di voto a tutti i cittadini sovietici, oltre che vari diritti civili a tutti. Questa costituzione purtroppo non fu mai effettivamente messa in pratica.

Per aumentare la propaganda a suo vantaggio Stalin cercò di stravolgere tutti gli aspetti della realtà controllando letteratura, cinema, arte, stampa e giornali, mentre ogni rappresentazione artistica libera o non asservita al potere viene etichettata come “reazionaria” e dunque viene repressa.

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