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Le città industriali

Con la rivoluzione industriale le città divennero più grandi e più popolate . Esse si strutturarono con quartieri residenziali (che ospitavano la nuova borghesia imprenditoriale) ben separati dai quartieri popolari (abitati dagli operai).
A Londra le condizioni di vita dei lavoratori peggiorarono notevolmente perché le loro case erano fatiscenti, prive di servizi e non c’era rispetto per la norme igieniche, ragion per cui il tasso di mortalità era molto alto.
In Inghilterra mezzo milione di persone moriva ogni anno per cause dipendenti dalle condizioni di vita. Spesso mancava l’acqua potabile e la rete fognaria era assente o insufficiente e si faceva ricorso ai pozzi neri (solo nel 1865 Londra fu dotata di 120 km di collettori capaci di smaltire 2000 ettolitri di acque nere al giorno).
In un secondo momento comparvero anche quartieri abitativi per la nuova classe impiegatizia, il cui tenore di vita era di poco superiore a quello degli operai.

Il contrasto tra gli eleganti quartieri borghesi e le maleodoranti e sovraffollate abitazioni operaie rimase a lungo stridente e solo verso la fine dell’Ottocento furono effettuate opere di risanamento dei quartieri operai. Esisteva ormai una società di massa che non poteva più essere ignorata.

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