La rivoluzione industriale fu un processo irreversibile che vide protagonista l’Inghilterra in uno sviluppo tecnologico, sociale, geografico e culturale mai visto prima. Le precondizioni necessarie che fecero da culla alla rivoluzione si possono riscontrare sia in una forma economica collegata al capitalismo e al liberismo, sia a una forma sociale legata alla borghesia. Entrambe producevano uno Stato potente sia dal punto di vista commerciale che militare, tanto che nel 1700 si poteva dire che l’Inghilterra fosse il Paese trainante dell’Europa. Le fabbriche introdussero il concetto di operaio e di datore di lavoro, il primo rappresentato da tutti quei contadini che si muovevano dai campi alle città, il secondo da quella borghesia inglese sempre più capitalista. Affiancata alla nascita delle fabbriche fu quella dei macchinari, nuovi congegni interamente ideati e prodotti in Inghilterra, dove il governo ne sosteneva la ricerca e la sperimentazione. La nuova sistemazione urbana imponeva una gerarchizzazione delle condizioni di vita, nella quale gli operai si trovavano al gradino più basso: i nuovi ghetti sovraffollati, luridi e disorganizzati erano la casa di quella popolazione che non poteva neanche pensare di migliorare il suo status sociale, poiché era salariata troppo poco per pensare ad altro che non fosse la sola sopravvivenza. È nel Settecento che nasce quello che noi chiamiamo settore secondario, con le industrie relegate sempre più ad una produzione di massa che ideavano lavoratori non qualificati di gran lunga discostanti dalla figura precedenti dell’artigiano.

Hai bisogno di aiuto in Storia Contemporanea?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Registrati via email