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La Cina dei Qing non fu risparmiata dall’avanzata delle potenze europee in Asia. Inesistente era il commercio con l’Europa, ma la Compagnia delle Indie, gestita dalla Gran Bretagna, aveva avviato da tempo un contrabbando di oppio attraverso il porto cinese di Canton. Scoppiò così nel 1840 la Prima Guerra dell’Oppio tra Cina e Gran Bretagna che si concluse nel 1842 con il Trattato di Nanchino che stabiliva l’apertura forzata del paese asiatico al mercato internazionale e il conseguente collasso della debole economia interna. Nel 1856 Francia e Gran Bretagna scatenarono la Seconda Guerra dell’Oppio al fine di godere di altri privilegi commerciali; la Cina fu, così, obbligata ad aprire altri porti e ad istituire un ministero degli esteri, dando così inizio ad un rimodernamento.

Il Giappone era basato sul sistema feudale e l’imperatore aveva solo ruolo rappresentativo, il potere politico era nelle mani dello Shogun, un capo legislativo che aveva l’appoggio di vassalli chiamati Samurai. Come la Cina il Giappone non aveva rapporti con l’Occidente. A sospingere il paese fuori dall’isolamento fu una spedizione navale organizzata dagli Stati Uniti nel 1853 per instaurare rapporti commerciali; incapace di resistere il governo giapponese sottoscrisse trattati con le potenze occidentali suscitando un’ondata di tensioni sociali e politiche. Il potere dello Shogun si concluse e con la restaurazione del potere imperiale prese infine avvio la modernizzazione del paese. Durante questo periodo, chiamato Meiji, il potere fu assunto da un’oligarchia composta da piccola nobiltà e dalla classe mercantile, che proclamò l’uguaglianza giuridica dei cittadini, abolì i privilegi feudali, rese obbligatoria l’istruzione elementare, istituì un nuovo sistema fiscale e investì sulle infrastrutture e sulla tecnologia occidentale.

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