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Bloch - Scrofole


Le scrofole, come ci richiama la definizione generale che riporta Bloch, sono un’infiammazione delle linfoghiandole causata dagli stessi bacilli della tubercolosi (adenite tubercolare), malattia estremamente diffusa fino agli inizi del XX secolo. Tale termine (scofula/struma) racchiude in sé diverse malattie dalla simile sintomatologia, per via della difficoltà dei medici medievali di identificarle esattamente.
Solitamente si trattava di infezioni delle ghiandole del collo, fino al viso (qui la confusione con altre infiammazioni degli occhi), una malattia raramente mortale, ma certamente molto vistosa, dal decorso spesso innocuo e autonomo. In ogni caso, si cercava di curarla tramite diversi metodi, in una tradizione medica galenica e umorale, con assenza di personale preparato in materia, tra cui, appunto, il tocco regio (la malattia, non a caso, viene nominata anche mal le roi o king’s evil).
Per Bloch il problema fondamentale è individuare quando i re di Francia e Inghilterra iniziano a esercitare il potere miracoloso. Nella ricerca di tali origini molto oscure, nella quasi assenza di fonti e testimonianze, le ipotesi sono molte e i problemi metodologici altrettanti. Prima di tutto bisogna ricercare dei testi più antichi relativi ai “principi medici”.
Per quanto riguarda le origini del rito francese, Bloch richiama l’autore Gilberto (Guiberto) di Nogent (1055-1125), che attesta casualmente il tocco regio all’interno di un testo nato in seguito ad una disputa del XI-XII secolo a proposito di una reliquia conservata nel monastero di San Medardo di Soissons, cioè un dente da latte di Cristo. I monaci, per difendere la gloria della prestigiosa sede monastica, intendono garantire l’autenticità della reliquia, tramite un opuscolo di tutte le reliquie conservate nel monastero. Gilberto, abate del vicino monastero di Nogent, è piuttosto critico sul culto delle reliquie, quindi interviene nel dibattito con il trattato De pigneribus sanctorum, scagliandosi contro i falsi miracoli attribuiti alle reliquie, dovuti alla credulità popolare. In una digressione emerge il tema del miracolo regio.
La problematica di partenza riguarda la possibilità di attribuire capacità taumaturgica alla parte del corpo di una persona che è morta non nella piena purezza della santità. Facendo riferimento a vari personaggi storici ai quali nel passato erano stati attribuiti dei miracoli, si afferma che ciò di per sé non è sufficiente ad attribuire la qualifica di “santo”, solo i miracoli ne sono espressione, e solo in tal caso è lecito venerare le reliquie. Negli altri casi si tratta di diverse “tipologie” di interventi, e proprio in questo ambito viene inserita la questione delle scrofole e i miracoli di Luigi VI il Grosso (1108-1137), come anche del padre Filippo I (1060-1108, che ha perso la capacità per colpe sconosciute), guaritori tramite tocco e segno della croce. Nel loro caso si tratta della miracolosa azione di Dio tramite queste persone, che non per questo possono essere definite santi.
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