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Cesare Beccaria: vita e pensiero


I principi proclamati dalla Rivoluzione francese (uguaglianza fra tutti gli uomini e affermazione delle libertà politiche e civili) furono dovute al pensiero di diversi uomini di cultura (filosofi, sociologi, economisti, giuristi) soprattutto francesi vissuti nel XVIII secolo. Tuttavia, anche in Italia ci furono alcuni studiosi che diffusero con le loro opere le stesse nuove idee. Fra i più conosciuti abbiamo il milanese Cesare Beccaria. Nato a Milano nel 1738, fino a 16 anni si formò nel nel Collegio dei Gesuiti di Parma, quindi si iscrisse all’ Università di Pavia dove, nel 1758, conseguì la laurea in giurisprudenza. Non avendo problemi economici, non aveva il problema di guadagnarsi la vita per cui si dedicò agli studi di economia che lo interessavano molto di più di quelli giuridici. Le gravi ingiustizie sociali che affliggevano la società del tempo ed in particolare le condizioni economiche della Lombardia, allora sotto il dominio asburgico. Nel 1762, pubblicò l’opera “Del disordine e dei rimedi delle monete dello Stato di Milano”, un libro che fece molto discutere e che gli valse la fama di valente economista. Nel 1764, pubblica “Dei delitti e delle pene” il cui scopo era quello di combattere le inumane ed ingiuste leggi penali in vigore, che risalivano all’epoca medioevale. Soprattutto, egli propugnò l’abolizione della tortura e della pena di morte con una motivazione inoppugnabile: “Non è utile la pena di morte per l’esempio di atrocità che essa dà agli uomini. Mi pare assurdo che le leggi, le quali detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime...” Sostenne anche l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, in un momento in cui i nobili venivano giudicati da leggi speciali molto meno severe.
Le conseguenze dell’opera di Beccaria furono notevoli: in Austria fu abolita la tortura, in Toscana, il Granduca Leopoldo soppresse la pena di morte ed in Russia Caterina riformo le leggi penali secondo le indicazioni del Beccaria.
La Fama di Cesare Beccaria si diffuse rapidamente; infatti, fra l’altro, nel 1766, egli fu invitato a Parigi dai più grandi scrittori francesi, desiderosi di conoscere l’autore di un’opera dai contenuti così innovativi. Nel frattempo, inizio a collaborare con “Il Caffé”, un giornale politico-letterario fondato da Pietro Verri nel 1764. Dopo la morte della moglie da cui ebbe due figlie (una delle quali, Giulia, fu madre di Alessandro Manzoni), non pubblicò più opere importanti e preferì mettere a disposizione dello Stato la sua esperienza di economista e di giurista. Morì all’età di 56 anni, nel 1794.
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