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Antisemitismo

Il termine antisemitismo, per indicare un atteggiamento ostile agli ebrei, è stato usato, sembra per la prima volta nel 1879, da un giornalista tedesco, Marr. Le posizioni antisemite ebbero una notevole diffusione negli ambienti reazionari dell’ Europa di fine secolo: esse avevano in comune l’ idea che gli ebrei fossero al centro di un complotto diabolico per impadronirsi del mondo e che i loro agenti fossero, secondo le circostanze, i rivoluzionari francesi del 1789 o i liberali del 1848, i membri della massoneria o i militanti del movimento socialista che stava crescendo in quegli anni. Nel 1894 scoppiò in Francia “ l’ affare Dreyfus ” intorno al caso di un capitano dell’ esercito accusato di spionaggio e condannato senza alcuna altra prova che non fossero le sue origini ebraiche. Lo scontro politico intorno a questo caso fu violentissimo e mostrò con evidenza che anche in Francia ( la patria dei diritti dell’ uomo e del cittadino, a un secolo dalla rivoluzione francese e della dichiarazione dell’ uguaglianza di tutti di fronte alla legge ) essere ebreo era ancora motivo di discriminazione e di sospetto. Intanto il nazionalismo che si stava rafforzando in tutta l’ Europa contribuiva ad alimentare l’ ideologia del razzismo che trovava nell’ antisemitismo un’ espressione particolarmente diffusa. Ma i razzisti e gli antisemiti del XX secolo, mentre raccoglievano le indicazioni dei Marr e dei Gobineau, non erano però più disposti a dichiararsi sconfitti come avevano fatto loro, e si inventarono discendenti da una improbabile “ razza ariana ” ( che pescava i suoi fondamenti in antichi miti indo – persiani ), la quale avrebbe sconfitto l’ elemento corruttore rappresentato dagli ebrei e si sarebbe imposta sul mondo. Adolf Hitler, a capo del partito nazionalsocialista che dieci anni dopo sarebbe salito al potere in Germani, insieme ai suoi collaboratori, erano determinati ad attuare l’ affermazione del primato tedesco in Europa e la “ soluzione finale ” del problema ebraico. Questo secondo obiettivo si tradusse in un programma sistematico di sterminio degli ebrei europei che, nel corso della seconda guerra mondiale, giunse a sterminare, con i metodi più atroci, circa sei milioni di persone. Di questa immane tragedia ( che viene indicata con il nome di Shoah che in ebraico significa annientamento ) i nazisti furono gli artefici e gli esecutori, ma non furono loro a designare le vittime: il “pericolo ebraico ” era stato evocato da molti altri prima di loro e il suo timore era stato tenuto vivo da una tradizione lunga molti secoli. Come ha osservato Raul Hilberg, lo storico che più di ogni altro ha studiato la sterminio degli ebrei sotto il nazismo, “ la distruzione degli ebrei d’ Europa tra il 1933 e il 1945 ci appare oggi un avvenimento senza precedenti. Ed è vero che la storia non offre esempi di questo genere che possano per dimensione e per il carattere della sua organizzazione esservi paragonati. Tuttavia, esaminando con attenzione questo cataclisma di grandezza eccezionale, si constata che, per la maggior parte, gli avvenimenti di questi dodici anni non erano assolutamente nuovi. Il processo di distruzione operato dai nazisti non si sviluppò affatto per generazione spontanea; fu il punto di arrivo di un’ evoluzione ciclica, simile a quella che abbiamo visto delinearsi nell’ azione dei fautori delle precedenti politiche antiebraiche. I missionari del cristianesimo, in sostanza avevano finito con il dire: “ se rimanete Ebrei, non avete il diritto di vivere tra noi ”. Ma da dove ebbe origine questo odio profondo verso una parte della popolazione europea? Poiché i teorici del razzismo e dell’ antisemitismo ottocenteschi non lo inventarono ma si limitarono a cercarne una spiegazione pseudoscientifica, da dove arrivò a loro l’ idea che gli ebrei fossero i nemici?

Storicamente l’ antisemitismo, nella forma in cui si è espresso e si esprime, è il prodotto dell’ ostilità religiosa ( antigiudaismo ) alimentata dai cristiani contro gli ebrei che sono stati accusati di essere tutti insieme, come popolo, i responsabili dell’ uccisione di Gesù, ovvero del deicidio. Questo non significa che le autorità ecclesiastiche abbiano consapevolmente ispirato il razzismo antisemita, che spesso hanno invece duramente condannato. Ma ciò non toglie che questo razzismo si sia sviluppato nei paesi cristiani e, fino a questo secolo, solo in essi, nell’ alveo di una condanna religiosa che è rimasta inalterata per quasi duemila anni, fino al Concilio ecumenico vaticano II ( 1965 ). Dopo l’ occupazione romana della Palestina gli ebrei avevano dato vita a frequenti ribellioni. Le autorità imperiali, costrette spesso a intervenire militarmente per ricondurre all’ ordine quella turbolenta provincia, nutrivano nei loro confronti sentimenti di ostilità e diffidenza che si indirizzavano anche verso le numerose comunità ebraiche della diaspora, quelle cioè che si trovavano sparse in diversi territori del bacino del Mediterraneo. Di questo atteggiamento furono vittime anche i cristiani, che per molto tempo furono considerati a Roma come una setta ebraica.
Per i cristiani era essenziale a quel punto marcare la separazione tra la propria religione e quella da cui essa derivava. Nacquero così le principali accuse contro i giudei, di cui Giuda, il traditore di Cristo, divenne l’ emblema stesso. Essi sono colpevoli non solo di aver voluto riconoscere la divinità di Cristo, ma addirittura di averlo messo a morte. Ecco che così il processo e la condanna attuati dalle autorità romane contro quello che ai loro occhi era un pericoloso agitatore ebreo diventarono, nella tradizione paolina ed evangelica che li attribuisce agli ebrei, gli atti di un deicidio. È appunto l’ accusa di deicidio il marchio di infamia che nel mondo cristiano accompagnerà gli ebrei per quasi duemila anni. A scatenare le violenze contro gli ebrei erano quasi sempre le situazioni di crisi, nelle quali le masse cercavano di far ricadere la responsabilità delle proprie frustrazioni e delle proprie disgrazie su un “ capro espiatorio ”. Questa espressione si riferisce a un rituale dell’ antica religione ebraica nel quale il sacerdote, durante la festa dell’ espiazione, purificava il popolo di tutte le sue colpe trasferendole su un capretto destinato al sacrificio. Oggi, a più di mezzo secolo dalla Shoah, nonostante l’ orrore di Aushwitz sia stato conosciuto fin nei dettagli, l’ antisemitismo non sembra definitivamente sparito anche se molto è stato fatto per analizzarne le cause e per correggere gli errori e le falsità storiche che lo hanno alimentato nel corso del tempo. Importantissimo, da questo punto di vista, è stato il processo di revisione attuato dalla chiesa cattolica a partire dalla dichiarazione Nostra aetate, approvata dal Concilio vaticano II del 1965, e culminata con la richiesta di perdono formulata dal papa Giovanni Paolo II. Il papa ha fatto una pubblica richiesta di perdono per le colpe della chiesa e, in particolare riferendosi agli ebrei ha dichiarato: “ preghiamo perché nel ricordo delle sofferenze patite dal Popolo d’ Israele nella storia, i cristiani sappiano riconoscere i peccati commessi da non pochi di loro contro il Popolo dell’ Alleanza ”. Questa importante ammissione di responsabilità è avvenuta ad un anno di distanza dalla pubblicazione del documento “ Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah ” redatto da una commissione di cardinali nominati dal papa, in cui vengono riesaminati i rapporti con l’ebraismo nel corso dei secoli e vengono ammesse le pesanti responsabilità dei cristiani. Anche se qualcuno ha affermato che in quei documenti si fa riferimento solo alla responsabilità dei cristiani e non a quelle della chiesa in quanto tale, è difficile negare l’ importanza di questa svolta. Ma il veleno istillato da un odio antico di secoli ha così pesantemente impregnato la società che i pregiudizi antisemiti riemergono ancora frequentemente e non solo a causa della presenza di alcuni gruppi dell’ estrema destra di ispirazione neonazista. C’ è stata, fra l’ altro, in anni recenti, una forma di antisemitismo tollerata, se non apertamente incoraggiata, da molte formazioni politiche di sinistra che hanno confuso la legittima critica alla politica dello Stato di Israele con un generale attacco agli ebrei ancora una volta accusati di perseguire fini politici occulti e trasversali.

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