800 in Russia


Durante l’800, la situazione in Russia fu drammatica, principalmente per l’immobilismo dovuto allo Zar, il quale esercitò un potere autocratico e assoluto, appoggiato da circa il 5% della chiesa ortodossa, dall’esercito e dall’aristocrazia. Con l’avvento dell’imperialismo, la Russia continuò ad allargare i suoi territori, sia verso est ed ovest. Dal punto di vista economico, ci fu una forte arretratezza, soprattutto per l’agricoltura: pochissimi proprietari, ossia il 5% che sosteneva lo Zar, possedeva la gran parte dei territori coltivabili in Russia, coltivate da contadini, che erano servi della gleba. I contadini, talvolta organizzarono delle rivolte che non si conclusero mai in modo positivo. Nel 1861, lo Zar Alessandro II, abolisce la servitù della gleba, tuttavia questa riforma non aiuta i contadini, poichè questi ultimi non prendono possesso delle terre coltivabili, nonostante ottengano l’utilizzo perpetuo: potevano coltivare le terre, ma pagare l’uso frutto ai proprietari. Molti contadini, impoveriti, non potendo pagare rimasero senza terra e i medi proprietari terrieri (detti “kulaki”) approfittandosi della situazione, acquistarono ad un prezzo molto basso l’uso frutto delle terre.
Negli ultimi decenni di questo secolo, anche la Russia venne industrializzato: lo Zar investì denaro per la creazione di fabbriche, sviluppo tecnologico e tecnici stranieri specializzati che avrebbero potuto dare una mano al processo russo di industrializzazione. Si crea perciò una nuova classe sociale, quella degli operai, costituita da ex contadini. Inoltre, si formarono nuovi gruppi oppositori, quello degli occidentalisti, favorevoli allo sviluppo capitalista progressivo europeo, e quello degli slavofoli, molto più chiusi mentalmente che auspicavano ad una via nazionale del progresso. Per questi ultimi, i contadini erano importanti, poichè in loro vedevano lo sviluppo economico, politico e sociale russo: bisognava alfabetizzarli (in modo da renderli coscienti della loro condizione), al fine di abbatere lo stato russo in favore delle comunità agricole.
Nasce un nuovo partito di massa, il partito operaio social/democratico russo (che diventerà partito comunista), d’ispirazione marxista che prese spunto dagli slavofoli, nonostante valutasse positavamente gli sviluppi del capitalismo: non bisognava rifiutare i progressi industriali, ma tuttavia i contadini (secondo una visione marxista) chi doveva guidare lo sviluppo russo, era la classe operaia. L’alfabetizzazione non era oppurtuna, poichè il proletariato (classe operaia) doveva prendere coscienza di una rivoluzione armata violenta per rovesciare le classi sociali. Questo partito, era diviso in bolscevichi e menscevichi: i primi, che costituivano la maggioranza, erano molto più estremisti rispetto ai menscevichi. Erano guidati da Lenin, il quale ritenne oppurtuno guidare le masse degli operai verso l’abolizione della proprietà privata e della produzione. I menscevichi, democratici, volevano creare un partito di massa, volendo accettare compromessi con altre parti politiche al fine di realizzare altre riforme democratiche.
Riguardo alla guerra russo-giapponese (1904-1905), Russia e Giappone erano interessate alla conquista della Manciuria e della Corea. La Russia, sottovaluta il Giappone, il quale era ben armato e attaccò la flotta russa. La Russia, richiamò l’altra metà della flotta nei balcani al fine di attaccare il Giappone, il quale distrusse anche quest’ultima. Il Giappone vinse ed emersero tre aspetti:
• Anticipazione della Prima Guerra Mondiale, per via delle grandi masse di soldati.
• Forte arretratezza russa.
• Dissolvimento della superiorità della razza bianca, per via della sconfitta russa.
Nello stesso anno della sconfitta, ossia il 1905, nasce una (prima) rivoluzione in Russia. Le cause furono:
• Malcontento del popolo per via della sconfitta della guerra russo/giapponese.
• Proteste delle condizioni critiche delle masse popolari.
Il popolo di San Pietroburgo, marciò fino al palazzo invernale dello Zar, al quale chiedeva aiuto e protezione per le sue drammatiche condizioni. Nonostante la protesta fosse pacifica, i militari che tenevano sotto controllo il palazzo, aprirono il fuoco sulla folla poichè temevano per l’incolumità dello Zar. A tal proposito, i militari dell’esercito si opposero a questa repressione aggressiva, e nell’ottobre dello stesso anno, i lavoratori scioperarono per proclamare una loro assemblea, detta “Primo Soviet”. Il loro intento era quello di autogestire San Pietroburgo come “La Comune” fece a Parigi. Nel 1906, lo Zar fa rientrare completamente le esperienze dei Soviet e concede al popolo l’elezione della “Duma”, ossia il parlamento che tuttavia era limitato dal diritto di veto dello Zar stesso. In questo modo, la Russia si presenta alle soglie della Prima guerra Mondiale.
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