Concetti Chiave
- Sigismondo Malatesta commissionò la ristrutturazione della Chiesa di San Francesco nel 1450 per crearne un mausoleo privato, dando vita al Tempio Malatestiano.
- Il progetto di Alberti mantiene la struttura gotica originale, rivestendo la facciata con uno stile classico ispirato agli archi di trionfo romani.
- La costruzione fu interrotta nel 1468 a causa della morte di Malatesta e delle critiche di Papa Pio II, che considerava le forme classiche un'eresia pagana.
- Il Tempio Malatestiano fu accolto con ammirazione dai contemporanei, diventando un simbolo di grandezza e innovazione architettonica nella cultura rinascimentale.
- Considerato il primo monumento dell'Italia settentrionale a esprimere ideali umanistici, il Tempio segnò l'inizio della diffusione dell'arte rinascimentale nella regione.
Indice
La commissione di Sigismondo Malatesta
Nel 1450 Sigismondo Malatesta, signore di Rimini, al culmine della propria fortuna politica e militare, commissionò ad Alberti la ristrutturazione della Chiesa gotica di San Francesco, al fine di farne un mausoleo privato. Si trattava di un’idea ambiziosa, e unica in Italia, per eternare il proprio nome e quello della propria famiglia secondo il modello dei grandi principi dell’antichità: per questo motivo l’edificio, pur essendo una chiesa, prese il nome di Tempio Malatestiano. I lavori, iniziati nel 1450 furono eseguiti materialmente da Matteo de’ Pasti e si interruppero alla morte del committente, nel 1468, quando Alberti era già partito da tempo per Mantova. Rimasero incompiuti il secondo ordine della facciata, il fianco sinistro e la zona absidale.
Il progetto architettonico di Alberti
Alberti scelse di rispettare l’antica struttura gotica, rivestendone semplicemente la facciata e i fianchi con un vero e proprio involucro e lasciando intatto l’interno. L’esterno acquisiva così un aspetto classico (quindi “moderno”), nonostante gli originari muri in cotto fossero ancora visibili lungo le aperture laterali ad arco, che non nascondono nemmeno le antiche finestre. Il progetto dell’artista, oltre al completamento dell’ordine superiore con un timpano a profilo curvilineo, prevedeva una grandiosa cupola, mai realizzata, ispirata a quella brunelleschiana di Santa Maria del Fiore nei costoloni a vista, ma anche a quella del Pantheon nel profilo circolare; essa avrebbe conferito all’edificio un aspetto ancora più classicheggiante e sontuoso, modificando per sempre il panorama della città.
L'ispirazione classica e simbolica
Alberti, in modo geniale, non riprende semplicemente le forme e la tipologia di un tempio classico: la solenne facciata, divisa in due da un cornicione marcapiano in forte aggetto, si basa piuttosto sull’arco di trionfo romano e in particolare richiama l'Arco trionfale di Augusto che si trova sempre a Rimini, a poca distanza dal Tempio Malatestiano. Ispirandosi al monumento celebrativo di un imperatore romano, l’artista instaura un parallelismo tra la figura del committente e quella di Ottaviano Augusto. Il sogno politico e umanistico di un piccolo signore locale, quello di paragonarsi a un famoso imperatore, si avvera, grazie all’opera di un grande e visionario architetto, in un monumento destinato a durare, simbolo di una grandezza antica e senza tempo. In quest’ottica Alberti recupera non solo la forma dell’arco di trionfo, ma anche il suo significato simbolico, la celebrazione della vittoria: la fama di Sigismondo prevarrà sulla morte. Mai sera visto sino a quel momento un arco di trionfo, monumento pagano, posto così palesemente a introduzione di una chiesa cristiana.
La facciata e il suo significato
II motivo dell’arco viene ripetuto tre volte, producendo un ritmo elegante che scandisce la facciata: i tre “fornici” sono inquadrati da quattro semicolonne corinzie scanalate che reggono una trabeazione classica. L’arco dell'ingresso, molto più ampio e profondo rispetto agli altri due, "scava” la superficie movimentandola, con un forte contrasto tra la luce della bianca pietra d’Istria del muro e l’ombra della rientranza dell’arco. La facciata dunque non è bidimensionale, ma viene concepita dall’architetto come un vero e proprio organismo plastico con sporgenze e rientranze, che si sarebbe apprezzato ancora di più se fosse stato completato l’ordine superiore sopra il cornicione, che prevedeva un’altra arcata ancora più profonda.
Si tratta del prospetto più classico eseguito fino a quel momento in val Padana, ma la sua "modernità” è legata, oltre al recupero dell’antico, anche alla piena accettazione dei princìpi geometrici e proporzionali brunelleschiani: la facciata si basa infatti sul modulo del quadrato e i fianchi, segnati da una serie di archi più piccoli, se da un lato richiamano gli acquedotti romani, dall’altro si ispirano alla ripetizione delle arcate proposta da Brunelleschi negli interni delle sue chiese; in essi sono posti i sarcofagi di celebri umanisti. L’alto basamento dell’edificio riprende quello di un tempio antico.
La critica di Papa Pio II
Papa Pio II, probabilmente non ancora pronto a un cambiamento così radicale del gusto e della tradizione architettonica (ma anche in lotta con Sigismondo Malatesta), non apprezzò affatto l’utilizzo così esteso delle forme classiche, mai proposto prima nella realizzazione di una chiesa, interpretandolo addirittura come il ritorno a un’eresia pagana («non sembra un tempio dei cristiani, bensì di infedeli adoratori di demoni»); per questo motivo impose sostanzialmente d’interrompere la costruzione, definitivamente sospesa nel 1468.
L'eredità del Tempio Malatestiano
Nonostante il parere di Pio II, l’edificio fu accolto già dai contemporanei come un capolavoro; Vasari ne parla con parole di ammirazione: «ridusse quella fabbrica in modo che per cosa soda elle uno dei più famosi tempi d’Italia». Il Tempio Malatestiano è, in effetti, il primo monumento dell’Italia settentrionale in cui affiorano gli ideali umanistici e classici che ormai da qualche decennio si erano affermati a Firenze: proprio da qui l’arte nuova risalirà verso ovest, lungo la val Padana, grazie allo stesso Alberti, che lavorerà a Mantova, e a Donatello, che soggiornerà a Padova.
Domande da interrogazione
- Qual è l'obiettivo principale della commissione di Sigismondo Malatesta per il Tempio Malatestiano?
- Come si distingue il progetto architettonico di Alberti per il Tempio Malatestiano?
- Quale simbolismo è presente nella facciata del Tempio Malatestiano?
- Qual è stata la reazione di Papa Pio II riguardo al Tempio Malatestiano?
- Qual è l'eredità del Tempio Malatestiano nella storia dell'architettura?
Sigismondo Malatesta commissionò la ristrutturazione della Chiesa di San Francesco per creare un mausoleo privato, un'idea unica in Italia per eternare il suo nome e quello della sua famiglia (1450).
Alberti mantenne la struttura gotica originale, rivestendola con un involucro classico, creando un contrasto tra l'esterno moderno e l'interno intatto, con l'intento di conferire all'edificio un aspetto sontuoso (1450-1468).
La facciata, ispirata all'arco di trionfo romano, stabilisce un parallelismo tra Sigismondo Malatesta e Ottaviano Augusto, celebrando la vittoria e l'immortalità della sua fama (1450).
Papa Pio II criticò l'uso esteso delle forme classiche nella chiesa, considerandolo un ritorno a un'eresia pagana, e impose l'interruzione dei lavori, che si fermarono nel 1468 (1468).
Nonostante le critiche, il Tempio Malatestiano è considerato un capolavoro e il primo monumento dell'Italia settentrionale a riflettere gli ideali umanistici e classici, influenzando l'arte futura lungo la val Padana (1468).