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Stile romanico: struttura della cattedrale


L’elemento più significativo dell’architettura romanica è dato dalla cattedrale
La cattedrale romanica si sviluppa in tre ambienti:
• le navate (di solito tre, qualche volta cinque)
• il presbiterio
• la cripta.
Dal punto di vista planimetrico essa è a croce latina. Nell’abside si aprono delle cappelle. Nel punto in cui il transetto (cioè il braccio più corto della croce) si incontra con le navate (cioè il braccio più lungo della croce), si innalza spesso la cupola che oltre a costituire un elemento architettonico ha anche un valore simbolico perché rappresenta la volta celeste e quindi un mezzo di comunicazione ideale con Dio. Sulle navate laterali, aperte verso quella centrale con delle finestre polifore, abbiamo i matronei, cioè degli spazi riservati alle donne quando dovevano assistere alle funzioni religiose. L’illuminazione avviene tramite finestre strombate cioè con aperture più larghe verso l’esterno, e quindi a forma di tromba, per permettere di raccogliere più luce; a questo si aggiunge poi la luce proveniente da un ampio rosone sulla facciata. Nel complesso la cattedrale romanica non è luminosa perché essa deve aiutare l’uomo a non distrarsi, a raccogliersi, a pregare e ad entrare più facilmente in contatto con Dio.
Dal punto di vista strutturale abbiamo l’arco a tutto sesto, cioè a forma semicircolare, la volta a crociera (formata dall’intersezione di due volte a botte) e la campata, cioè lo spazio esistente tra i quattro pilastri posti a sostegno della volta a crociera. Inizialmente la copertura era a capriate di legno, un sistema costoso e rischioso perché l’esponeva la chiesa soprattutto ad incendi. Successivamente si cercò di individuare un altro sistema che permettesse di sostenere un peso notevolmente superiore dato da un tipo di copertura più sicuro. Per questo, si pensò di ridurre l’ampiezza delle navate, soprattutto quelle laterali, poi di aumentare lo spessore dei muri portanti quindi la sostituzione delle colonne, tipiche delle chiese paleocristiane, con pilastri. Decisiva, però, fu l’introduzione della volta a crociera sostenuta da quattro archi a tutto sesto e da due archi in diagonale. Gli archi erano sostenuti da robusti pilastri con base a forma di croce, su cui si scaricava equamente il peso della copertura. Infine, per neutralizzare le forze esercitate dalle volte verso l’esterno, lungo i muri perimetrali venivano costruiti dei contrafforti.
L’esterno della chiesa romanica presentava delle gallerie, degli archetti e delle lesene, che davano alla costruzione un certo movimento. Le gallerie esterne lungo l’abside, lungo le navate e sulla facciata dei transetti le troviamo per la prima volta nel duomo di Spira, in Germania. Successivamente questa decorazione si diffuse anche in Italia. In Italia, col tempo, la facciata fu considerata un elemento autonomo, fino ad essere più alta del resto della costruzione. In Italia la facciata cominciò ad essere ancora più autonoma rispetto al resto dell’edificio con l’introduzione e la diffusione protiro. Il protiro è una specie di arco di trionfo addossato al portale di ingresso che poggia su due colonne dotate un basamento a forma di leone.
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