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Per tutto il Quattrocento la nuova visione umanistica del mondo e dell’uomo dà nell’arte i suoi frutti migliori: nella pittura, nella scultura, nell’architettura. Gli artisti-intellettuali dell’Umanesimo italiano rivoluzionano i criteri della rappresentazione, elaborando una concezione nuova della prospettiva. La riflessione teorica intorno ad essa concorre a riqualificare l’immagine dell’artista-intellettuale e determina perciò una rivalutazione del lavoro artistico, liberato dall’aspetto esclusivamente manuale.

La “scoperta” della profondità

Ogni epoca ha un proprio modo di rappresentare lo spazio; quella medioevale vedeva lo spazio in chiave essenzialmente bidimensionale e gerarchica: le figure venivano disposte su un asse alto-basso in base alla loro importanza. Lo sguardo introdotto dall’Umanesimo è nuovo perché “scopre” la prospettiva e introduce la profondità. Il ricorso a leggi di tipo matematico e geometrico permette una raffigurazione razionale e unitaria che riporta lo spazio esterno, potenzialmente infinito, entro la dimensione“finita” del quadro e lo organizza sulla base di un preciso punto di vista, in relazione al quale si definiscono le proporzioni
e i rapporti fra le grandezze. Tutto è dunque ricondotto all’uomo e alla sua capacità di dominio sul reale; la rappresentazione artistica, grazie al suo carattere scientifico ed empirico a un tempo, diventa così una forma di conoscenza razionale della realtà, in grado di riprodurre la struttura nascosta del mondo e le sue manifestazioni visibili.

Dall’artigiano all’artista

Attraverso le riflessioni sulla prospettiva, i maggiori artisti del tempo consolidano il fondamento scientifico dell’arte. Nel trattato De pictura (1435) Alberti teorizza per la prima volta la necessaria connessione tra matematica, geometria e scienza della percezione. Intorno al 1480 il pittore Piero della Francesca (1412-92) pubblica un decisivo trattato su La prospettiva pittorica (De prospectiva pingendi), di cui illustra il fondamento matematico e geometrico. La conoscenza dei princìpi matematici è fondamentale anche per la comprensione del Trattato della pittura di Leonardo da Vinci. Fondate su questi presupposti teorici, l’arte e la figura dell’artista acquistano dignità. La dimensione manuale del lavoro è ormai soppiantata dal riconoscimento del valore dell’idea, intesa come visione interiore che ricombina i dati della realtà dando loro una forma nuova. La creatività artistica è sentita come un dono innato e l’artista rivendica per se stesso il ruolo di alter deus (“altro dio”) per la sua capacità creativa.
L’opera d’arte viene finalmente associata al nome del suo creatore, non più confinato nell’anonimato in cui resta invece l’artigiano, e questo passaggio epocale concorre a definire l’immagine moderna dell’artista come genio e individuo eccezionale, le cui intuizioni sono affidate alla fantasia e al talento.
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