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Roma: Castel Sant’Angelo - storia

È, forse, il monumento più significativo di Roma dal punto di vista storico. In origine, non aveva l’aspetto di una fortezza, ma quello di un mausoleo che l’imperatore Adriano aveva fatto progettare per la sua sepoltura e per quella dei suoi successori. Il mausoleo, chiamato anche Mole Adriana, composto da una grande base quadrata, serviva da supporto ad una costruzione cilindrica: fu cominciato durante il regno dell’imperatore Antonino il Pio nel 139, dall’architetto Demetriano. Nel 271, l’imperatore Aureliano costruì una nuova cinta muraria al di là del Tevere e da quel momento il monumento inizio a prendere l’aspetto di una fortezza. Più tardi, sotto Teodorico, servì prima da prigione, poi da bastione fortificato che le diverse fazioni romane si disputarono durante l’ alto Medio Evo. Servì, successivamente, come rifugio papale durante le lotte civili e le invasioni e, purtroppo, anche come prigione, luogo di tortura e di morte, non soltanto per i delinquenti comuni ma anche per personaggi politici, religiosi, artisti e letterati. Fra questi ultimo dobbiamo citare Benvenuto Cellini, il conte Cagliostro, Beatrice Cenci e Giordano Bruno, il cardinale Orsini. I processi si tenevano nella Sala della Giustizia, e le esecuzioni avvenivano fuori del castello, nella piazzetta che si trovava oltre il Ponte Sant'Angelo, anche se numerose furono le esecuzioni sommarie all'interno del castello e nelle stesse carceri. . A ogni esecuzione di una condanna capitale suonava a morto la Campana della Misericordia, collocata sulla terrazza ai piedi della statua dell'Angelo.
Nel corso dei secoli, il Castel Sant’Angelo ha subito modifiche ad opera dei papi Benedetto IX, Niccolò V, Alessandro VI, Giulio II ed Urbano VIII per citarne alcuni. Durante il Risorgimento, servì da prigione per i patrioti che organizzavano complotti contro il potere temporale dei Papi e con l’unità d’ Italia, conservò la sua duplice funzione di fortezza e di prigione fino al 1901. Dopo tale data, il generale Mariano Borgatti iniziò dei lavori di restaurazione, conferendo al monumento l’aspetto odierno.
Il monumento deve il suo nome all’angelo di bronzo, posto sulla sommità, che, secondo la tradizione religiosa, sarebbe apparso a Papa Gregorio il Grande, nell’atto di riporre la spada nel fodero, gesto che avrebbe indicato la fine della peste.
Da ricordare che le prigioni del Castel Sant’Angelo costituiscono lo scenario del terzo atto della Tosca di Giacomo Puccini, ambientata a Roma nel 1800: il pittore Cavaradossi, dopo essere stato condannato a morte, viene rinchiuso nel carcere di Castel Sant'Angelo; qui nel cortile viene fucilato e la sua amante, Tosca, presa da disperazione, si uccide buttandosi dagli spalti del castello.
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