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Palazzo Farnese


Blocco massiccio emergente dal minuto e frammentario tessuto della sua epoca,il palazzo Farnese é il più significativo monumento dell'architettura romana del Cinquecento. Fonde armoniosamente in una composizione maestosa e solenne elementi del più maturo Rinascimento con le ancora vive e misurate forme quattrocentesche. Sorprendente é il fatto che la pluralità di interventi, succedutisi per opera di diversi autori, non abbia inciso sull’unita stilistica dell’edificio. Eppure furono numerose le alterazioni del progetto originario a cominciare dal prospetto principale non più scandito da paraste terminali ma rinchiuso tra bugnati, con il finestrato centrale non più sormontato da un grande arco ma concluso da una parete compatta ornata da stemmi, con le campate portate da undici a tredici e nelle zone laterali ritmate a gruppi di cinque finestre, con un più importante cornicione. La fabbrica impegno i nomi più insigni del Rinascimento, da Antonio da Sangallo il Giovane a Michelangelo Buonarroti, da Jacopo Barozzi da Vignola a Giacomo della Porta e fu arricchita con gli affreschi di Francesco Salviati, Daniele da Volterra, Annibale e Agostino Carracci, Federico Zuccari, Giovanni Lanfranco, Domenico Zampieri detto il Domenichino, Guido Reni. Nel 1495 il cardinale Alessandro Farnese commissiono ad Antonio da Sangallo il Giovanela ristrutturazione di fabbricati da lui acquistati l’anno precedente per ricavarne un nuovo palazzo. I lavori ebbero inizio nel 1517, procedettero lentamente, furono sospesi per il Sacco di Roma, furono ripresi dopo Il 'elezione al soglio pontificio del cardinale con il nome di Paolo i e si conclusero nel 1589, data dell'iscrizione posta sotto la loggia della facciata posteriore verso i giardini. Alla morte del Sangallo nel 1546 subentro Michelangelo che modifico il volume dell’edificio aumentando |’altezza del secondo piano e concludendolo con il superbo cornicione alto 2,60 metri, trasformo il finestrato della facciata, porto da tre a cinque le campate del cortile centrale le cui logge furono tamponate e accolsero finestre. Nel 1550 la direzione dei lavori passa al Vignola che completo il progetto sangallesco chiudendo a quadrilatero il cortile e costruendo la facciata posteriore che venne portata a termine dal della Porta. Il giardino, chiuso da mura e comunicante con un cancello con via Giulia, doveva Essere fiancheggiato da due bassi fabbricati con sovrastanti terrazze dei quali fu realizzato uno solo. Nel 1603 fu costruito il ponte coperto che superando via Giulia collegava il palazzo con altre proprietà farnesiane situate sull'altro lato della strada,gli scomparsi camerini farnesiani, il romitorio o camerino degli Eremiti e la loggia sul Tevere con due ambienti affrescati dal Domenichino. Non ebbe seguito la proposta di Michelangelo di inserire il palazzo in un contesto più ampio, sistemando il giardino ornato al centro dai gruppo ellenistico del Toro Farnese, attualmente al Museo archeologico nazionale di Napoli, e costruendo un ponte sul Tevere in asse con il cortile centrale per accedere alla villa della Farnesina situata sulla riva opposta del fiume. Estinta nel 1731 la famiglia Farnese, la proprietà del palazzo passo a Carlo di Borbone che trasferì nel suo museo a Napoli quasi tutte le opere d’arte della collezione farnesiana. Uno degli ultimi interventi risale al 1861 quando l'architetto Antonio Cipolla aggiunse il balcone a balaustri sopra il portone centrale ed esegui restauri del palazzo che nel 1864 ospito i Borbone, esuli da Napoli.
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