Capitolo 15


Leon Battista Alberti nacque a Genova nel 1404; si laureò in diritto e lavorò presso la corte pontificia. Si rifà all'arte classica come Brunelleschi ma predilige l'arte romana. Scriverà anche 3 trattati:
-quello della Pittura, in cui parla delle linee di contorno che in natura non esiste ma che servono per idealizzare;
-quello dell'Architettura, in cui parla dell'architettura funzionale e della bellezza;
-quello della Scultura, in cui stabilisce dei canoni indispensabili per la scultura.
Egli non segue il lavoro da vicino ma fa solo i progetti.

Opere


Tempio Malatestiano (facciata): la porta, incorniciata da stipiti e architrave con listelli, é romana come le paraste poste sopra le semicolonne inferiori. Le fiancate (con grandi arcate incassate) sembrano gli antichi acquedotti. Il rapporto tra larghezza e altezza nell'arco centrale della facciata è diverso dall'arco di Augusto: qui è di 1 a 1, in quello è di 1 a 1.7 poiché conferisce snelkezza. L'alto basamento-interrotto dell'entrata-corre Intorno al tempio. Le colonne dal capitello composito ricevono-dalla forte scanalatura-un'alternanza di luci e ombre. Se le 2 arcate laterali fossero state profonde come quella centrale, avrebbero avuto un significato chiaroscurale analogo a quello delle fiancate. I semitimpani non sono curvi ma rettilinei. Alberti non tiene conto che le arcate vengono realizzate in corrispondenza delle finestre=non è funzionale e non c'è simmetria.
Tempio Malatestiano (fiancata): sui pilastroni ci sono targhe rettangolari incassate nel muro che riguardano la vita del defunto. Tra un'arcata e un'altra ci sono tondi rossi con ghirlande che si ripetono ed hanno una funzione decorativa.

Palazzo Rucellai: Alberti utilizza il bugnato levigato ed è presente il modulo di proporzionalità: il palazzo é più leggero e sotto è presente l'opus reticolatum (romano). È scandito sia orizzontalmente che verticalmente perché ci sono paraste (tuscaniche, ioniche e corinzie) sporgenti sotto e nel mezzo e meno sporgenti in alto. Si vedono le connettiture (spazio fra le pietre) che danno un lieve chiaroscuro.

Facciata di Santa Maria Novella: fu regalata ai domenicani e si chiamava Santa Maria delle Vigne: era una Chiesa gotica e c'era la dicromia. La facciata è stata completata dalla famiglia Malatesta. Nella parte sottostante é gotica ma Alberti inserisce 2 grandi pilastri rettangolari e 4 colonne con capitello e delle paraste con capitello. Inoltre Alberti progetta 2 volute ma ne viene realizzata 1. Scompare il rosone ed è presente la vetrata; inoltre la parte superiore è scandita da 4 lesene dicrome.

Basilica di Sant'Andrea (facciata,interno e schema): il portale d'accesso sembra un arco trionfale e suddivide lateralmente le nicchie. Sul timpano c'è una grande arcata scoperta per ricordare la grandiosità romana. Le cappellette sembrano pilastroni perché ci sono le porte (quelle grandi elevandosi la fanno sembrare una Chiesa a 3 navate). La cupola nel 1700 verrà costruita da Iuvara. L'interno e la facciata sono stati realizzati con base aurea in base a un quadrato. La Chiesa è a croce immissa a una sola navata perché s'alternano cappelle grandi e piccole. Inoltre ci sono volte a botte (hanno sezioni semicircolari con archi accostati) e la linea curva domina lo spazio.


Paolo di Dono, ovvero Paolo Doni, detto Paolo Uccello (Pratovecchio, 15 giugno 1397 – Firenze, 10 dicembre 1475), è stato un pittore e mosaicista italiano.
il suo tratto più immediatamente distintivo era l'interesse, quasi ossessivo, per la costruzione prospettica. Questa caratteristica, unita con l'adesione al clima fiabesco del gotico internazionale, fa di Paolo Uccello una figura di confine tra i due mondi figurativi, secondo un percorso artistico tra i più autonomi del Quattrocento.
Secondo Vasari fu soprannominato "Paolo Uccelli" perché amava soprattutto dipingere animali, e in particolare gli uccelli.

Opere

• Monumento a Giovanni Acuto: questo dipinto risale al 1436, e fu affrescato nella cattedrale di Firenze, esso rappresenta il condottiero che portò Firenze alla vittoria contro i pisani.
Grande particolarità ti quest’opera sono le proporzioni del cavaliere ma soprattutto del cavallo che sembra composto da 4 cerchi dei quali raggio pari ad ¼ dell’altezza del cavallo, ed in più l’insieme(cavallo e cavaliere) forma un quadrato perfetto.
• Battaglia di San Romano: la battaglia di san romano è divisa in tre diverse tavole, studi recenti hanno dimostrato che fu commissionata da Leonardo di Bartolomeo per la sua casa a firenze ma poco dopo i dipinti furono spostati nella villa della famiglia appena fuori firenze. Nel 1480 Lorenzo il Magnifico li fece riadattare per essere riposizionati nel palazzo medici. I tre dipinti ora sono conservati in località diverse ( Firenze, Parigi e Londra) grande particolarità di questi è il punto di fuga, mentre le tavole di londra e firenze hanno un solo punto di fuga, quella di parigi ne ha molti di più. Altra particolarità della tavola di Parigi è l’assenza di uno sfondo, ciò mette ancor più in risalto Micheletto Attendolo(in primo piano in sella al cavallo nero), definendo una scena di sosta nella battaglia che, nelle altre tavole al contrario sembra molto concitata.
Piero della francesca
Oltre che grande artista egli fu anche un grande matematico e trattista, fu il primo a disegnare i poliedri regolari e semiregolari
• Il disegno di piero della francesca: si distingue dagli altri per il tocco leggerissimo e per l’estrema sottigliezza del tratto. Non esistono disegni di piero indipendentemente da quelli tracciati nelle copie dei suoi trattati, né è stato mai possibile individuare un disegno preparatorio per i suoi dipinti.
• Il battesimo di Cristo: Nel 1440 dipinse, il Battesimo di Cristo per la Badia camaldolese. Il dipinto è rigorosamente costruito: sulla bisettrice verticale della tavola è posto Gesù e, in sequenza, la mano di san Giovanni che lo battezza e la colomba dello Spirito Santo; essa è il centro prospettico e ideale della composizione ed è scorciata in senso longitudinale in modo da suggerire la dimensione della profondità, che è perfettamente ortogonale alle altre. Assoluta protagonista è la luce, solare e chiarissima, quasi sovrannaturale, che nobilita il corpo di Cristo ma anche quello del battezzando che si spoglia, e si perde nell’orizzonte di un cielo percorso da nuvole vere e riflesso nel Giordano. Complesse simbologie sono legate ai personaggi: i tre angeliche si tengono per mano rappresentano la Trinità e la concordia, virtù invocata per la riunificazione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente in occasione del concilio di Firenze (1439), in cui si discuteva il dogma trinitario e a cui alludono anche i personaggi in abiti orientali sullo sfondo, che ricordano il seguito dell’imperatore di Bisanzio Giovanni VIII Paleologo.
• Storie della croce: Il ciclo affrescato da Piero della Francesca nel coro della chiesa di san Francesco ad Arezzo è dedicato al racconto delle vicende della Croce di Cristo. Le Storie sono un’enciclopedia dei modi stilistici di Piero della Francesca. I paesaggi sono quelli della sua val Tiberina, con le querce e i cieli tersi percorsi da nuvole veloci, perfettamente ritratti nelle lunette e dietro alla regina di Saba inginocchiata. Gli studi prospettici, la lezione albertiana e la conoscenza dell’arte classica sono alla base delle architetture; dei corpi umani, di memoria masaccesca, solidi e dalle linee essenziali, eppure veri, come si vede nelle figure nude della prima lunetta o negli operai che sollevano il sacro Legno; degli abiti, le cui pieghe rimandano alla scanalatura delle colonne. Se più caratterizzati appaiono i volti maschili, quelli candidi femminili hanno forme perfette ed espressioni austere. Le battaglie richiamano quella di San Romano di Paolo Uccello, da cui derivano l’impostazione geometrica negli scorci dei cavalli e nelle quinte delle lance e l’interpretazione priva di drammaticità, i volti però sono impassibili e l’azione è come al rallentatore. Le ricerche luministiche del pittore sono evidenti nella luce diffusa del cielo, nell’abilità nell’uso del bianco, nella resa materica delle stoffe e soprattutto nel primo notturno della pittura italiana, il Sogno di Costantino, in cui l’angelo, scorciato in modo inedito, è la fonte di luce, abbagliante e soprannaturale sulla tenda e sul letto, morbida sulle armature. La lettura degli affreschi non segue la naturale sequenza delle pareti: ciò avviene perché il pittore ha preferito dare più risalto alla contrapposizione di determinate immagini, creando mirati legami semantici e formali.
• La flagellazione: La piccola tavola della Flagellazione, è collocabile nel 1460. Il primo piano è occupato da tre misteriose figure, mentre il soggetto del quadro è rappresentato sullo sfondo: Cristo viene flagellato di fronte a Pilato, entro un loggiato corinzio. Lo studiatissimo scorcio prospettico permette alle figure di muoversi in un ambiente reale e di suggerire esse stesse diversi piani spaziali: a ciò contribuiscono la ripartizione del pavimento, la fuga delle colonne, l'ardito scorcio delle piastrelle e del cerchio di marmo nero attorno alla colonna della tortura. La luce valorizza le geometrie e pone in risalto alcuni particolari. Diverse sono state le interpretazioni dell'opera. Più probabile appare l'ipotesi per cui l'uomo barbuto sarebbe il cardinale Bessarione, il giovane il suo allievo Buonconte e l'uomo in veste di broccato l'umanista Giovanni Bacci. Argomento della riunione sarebbe la crociata invano invocata dal papa Pio II nel concilio di Mantova del 1459 in seguito alla caduta di Costantinopoli in mano turca nel 1453; Pilato assomiglia all'imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo, che si dimostrò incapace di respingere i turchi. Il martirio di Cristo simboleggerebbe quello che la Chiesa pativa in quel periodo nell'Oriente bizantino (si spiegherebbe cosi la figura del turco).
• Il dittico degli Uffizi: in esso appaiono i ritratti dei coniugi Federico e Battista che si guardano, a differenza di molte altre opere di Piero, quest’opera era per uso privato del committente. Anche il retro del dittico era dipinto, però in esso vi erano raffigurate delle gesta dei due, sotto il disegno è inserita una frase che ne loda le gesta. La frase della signora battista è volta al passato, ciò ci induce a pensare che la tavola fu commissionata dal marito dopo la morte della moglie per scopo commemorativo

Andrea del Verrocchio

Ebbe inizi da orafo, ma in breve tempo, diede vita ad una delle più rinomate botteghe. Nella sua bottega trattava dalla scultura all’ artigianato fino alla pittura, nelle sue opere lasciava anche spazio ad alcuni dei suoi migliori allievi per dipingere, proprio per questo è difficile distinguere con certezza la ma no del verrocchio

Opere


• Tomba di Piero e Giovanni de’ Medici: Il monumento funebre riprese la tipologia dell'arcosolio rinascimentale usato da Bernardo Rossellino nel Monumento a Leonardo Bruni (1450) e da Desiderio da Settignano nel monumento funebre a Carlo Marsuppini, segnando un punto di arrivo di questa tipologia.
Il sepolcro, invece di essere addossato a una parete, si trova al di sotto di un arco che apre un'intercapedine tra i due vani, i quali erano entrambi sotto il patronato dei Medici. Il sarcofago è in porfido e poggia su uno zoccolo. È decorato da zampe leonine e girali bronzei, che riprendono il modello di Desiderio da Settignano, mentre il motivo del medaglione centrale, in serpentino verde, venne ispirato dal tabernacolo di Santa Maria a Peretola e dalla tomba di Benozzo Federighi di Luca della Robbia. Lo zoccolo poggia su tartarughe vere, ispirate all'Ercole e Anteo di Antonio del Pollaiolo, mentre la grata bronzea, fingente una corda intrecciata, che scherma l'apertura tra i due vani, venne probabilmente ripresa dalla tomba di Neri Capponi in Santo Spirito, del Rossellino.
La decorazione non presenta figure umane scolpite, ma è basata sulla rarità preziosa dei materiali e sull'impeccabile esecuzione. La novità del monumento sta soprattutto nell'originale collocazione in un ambiente di passaggio, con la grata che scherma il trapaso tra pieni e vuoti, facendo vibrare la luce sulle sue maglie.
• La Madonna con il bambino: quest’opera fu realizzata grazie anche all’ aiuto di Lorenzo di Credi che fece il bambino l’angelo a destra e le tende.
Il soggetto dell’ opera è la madonna che con un aspetto solenne e slanciato sorregge sulle ginocchia il bambino, due angeli la affiancano quello di destra fatto da lorenzo più frettolosamente come si può notare dalla semplicità delle vesti è più arretrato e guarda l’osservatore, mentre quello di sinistra, con vesti assai più complesse è in posizione più avanzata con lo sguardo fisso sulla Madonna.

Botticelli

• la Primavera: L’opera di dimensioni notevoli è una commissione di un dono di nozze. Risalta i personaggi non con la prospettiva, bensì mediante il contrasto tra lo sfondo scuro ed i personaggi più luminosi. Al centro della scena non vi è la primavera, ma la Venere, simbolo di bellezza, sovrastata da Cupido che si accinge a scagliare il dardo dell’amore. Dietro Cupido poi vi era un mirto, pianta dell’amore e del matrimonio. La Primavera era costituita da tre personaggi (Zefiro, le Tre Grazie e Mercurio). Zefiro, dio del vento, che soffia facendo proliferare la ninfa Cloride (da lui inseminata e primo augurio al matrimonio), le tre Grazie (Eufrosine, Talia e Agle) che danzavano, erano la personificazione delle dee di bellezza, carità e amore e
infine Mercurio, riconosciuto da calzari alati, allontanava con il suo bastoncino le nubi, allegoria dei disordini.

• La Venere: Utilizza sempre la tecnica per evidenziare i personaggi stavolta con lo sfondo chiaro. La Venere, al centro della scena, è sbilanciata, non può reggersi in piedi, creando quindi con tale postura una sinuosità del corpo (linea curva), una bellezza notevole. Da notare anche il viso allungato molto moderno. Nella scena è presente Zefiro che soffia il suo vento purificatore e l’ancella che le porge la veste. Ricompaiono gli stessi significati allegorici e simili contenuti dell’opera della Primavera.
• La Madonna del magnificat: il titolo con cui l’opera è conosciuta deriva dai primi versi del libro che la madonna tiene in mano. Il polso sinistro della vergine che tiene in mano contemporaneamente oltre il bambino una melagrana (simbolo del sacrificio di Gesù) è piegato in maniera del tutto arbitraria. Osservando il ginocchio di Maria che sembra quasi uscire dall’opera si può notare che botticelli abbia provato a dare all’ opera l’effetto di deformazione di uno specchio convesso. Il bambino pone attenzione in alto verso l’esterno del dipinto, la madre verso la penna e i due angeli a destra e sinistra guardano la corona che sorreggono sulla testa di maria. Le mani degli angeli danno un effetto di chiusura all’opera.

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