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Il Polittico di San Bavone


Nella pittura fiamminga un ruolo di grande innovatore, paragonabile a quello di Masaccio, viene svolto da Jan van Eyck (1390 circa-1441) grazie alla sua eccezionale abilità nella pittura a olio, che gli permette di graduare luce e cosatone iore come mai nessuno prima, in modo da ottenere una nitida e realistica percezione della realtà dell’uomo e della natura.
La sua opera più celebre è senza dubbio il Polittico di San Bavone (1425-32), dipinto per la Cattedrale di Gand in collaborazione con il fratello Hubert e costituito da dodici grandi tavole che si potevano aprire e chiudere, dipinte su entrambe le facce: una macchina d’altare grandiosa e spettacolare. Nella parte esterna presenta, in basso, i ritratti dei due committenti inginocchiati e due finte statue di santi, ciascuno posto in una nicchia buia (da notare l’eccezionale resa illusionistica nell’imitazione del marmo colpito dalla luce), e in alto Annunciazione ambientata in una semplice stanza disadorna. All’interno, cioè a sportelli aperti (in genere l’apertura avveniva durante particolari celebrazioni religiose), la tavola centrale raffigura l’Adorazione dell’Agnello mistico, estesa agli scomparti laterali, mentre in alto si trovano la grande figura di Dio Padre benedicente, seduto in trono dinanzi a un preziosissimo drappo, con il copricapo e la corona posta ai suoi piedi ricchi di gioielli minuziosamente descritti, e ai lati la Madonna leggente (che indossa una magnifica corona anch’essa ricca di gioielli) e San Giovanni Battista. Le figure esterne sono Adamo ed Eva, due nudi di un realismo impressionante.
Nella sezione mediana della tavola dedicata all’Adorazione dell’Agnello mistico, in alto, si trova l’agnello di Dio, emblema del sacrificio di Cristo, posto su un altare al centro di un ampio paesaggio, mentre più vicino all’osservatore compare una fontana, simbolo della vita (l’acqua che scorre allude alla rigenerazione, come nel battesimo). Vero protagonista dell’opera, tuttavia, è proprio il paesaggio, forse per la prima volta nella pittura moderna: la scena è ampia e panoramica -grazie alla visione dall’alto, a volo d’uccello, lontanissima dalla prospettiva razionale italiana - ed è ambientata su un grande prato descritto nei minimi dettagli dei fiori, dell’erba e degli alberi in lontananza, fino all’orizzonte lungo il quale si scorgono suggestivi profili appuntiti di torri e campanili di città fiamminghe. All’evento sacro e simbolico assistono alti prelati e dignitari del tempo, all’epoca perfettamente riconoscibili, anch’essi minutamente descritti nelle vesti preziose, nei cappelli e nei gioielli che ne contraddistinguono il ruolo religioso e sociale.
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