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Il Neoclassicismo


Nel rifiutare gli eccessi del Barocco e del Rococò, il Neoclassicismo guardava all’arte dell'antichità classica, in specie a quella della Grecia, esprimendo il desiderio di ritorno all’antico e la volontà di dare vita ad un nuovo classicismo.

Il movimento neoclassico ebbe come sede privilegiata Roma e il suo massimo teorico fu il tedesco Winckelmann, dove nella sua opera “Pensieri sull’imitazione dell’arte greca nella pittura e nella scultura”, sono presenti tutti i temi del pensiero neoclassico.
Winckelmann consiglia di imitare le sculture classiche, sostenendo che più è tranquilla la posizione del corpo raffigurato, più è in grado di esprimere il vero carattere dell’anima.
Una scultura classica non deve mai mostrare intense passioni o il verificarsi di un evento tragico mentre accade. L’artista dovrà sempre scegliere l’attimo successivo o precedente ad un’azione tragica, quando il tumulto delle passioni c’è già stato o non c’è ancora.


Antonio Canova (1757-1822)


Antonio Canova nacque a Posignano, nei pressi di Treviso, il primo novembre del 1757. Nella sua vita fece un apprendistato a Venezia dove aprì uno studio nel 1775, nel 1779 si trasferì a Roma per seguire i corsi di nudo all’accademia di Francia ed ebbe numerosi incarichi dalla nobiltà e dall’aristocrazia. Morì a Venezia nel 1822.

Canova incarna i principi neoclassici di Winckelmann, sia nel disegno sia nella scultura, dove nei disegni mostra un’attenzione costante per il nudo maschile e femminile per riuscire ad avere una buona conoscenza nelle rappresentazioni di atteggiamenti, espressioni e posizioni da impiegare poi nella scultura.

Teseo sul Minotauro


La prima opera scultorea che Canova realizzò a Roma fu Teseo sul Minotauro.
L’eroe, seduto sul corpo del mostro che ha ucciso, è rappresentato dopo la lotta, dove ogni passione è spenta e la rabbia e la furia del combattimento sono passate. Teseo mostra la sua anima grande che ha di nuovo in sintonia con il corpo che non è né teso né contratto. Egli è il simbolo della vittoria della ragione sull'irrazionalità bestiale, infatti siede sul Minotauro come un cacciatore su una preda. I due corpi che costituiscono il gruppo scultoreo ad andamento piramidale sono perfetti e secondo la concezione classica.

La scultura è in marmo, unico materiale che Canova riteneva adatto, in quanto poteva rendere al meglio la morbidezza e la flessibilità della carne questo materiale è levigato finché non diventa totalmente liscio, traslucido cioè quasi trasparente in grado di donare effetti di grande luminosità e tenue ombreggiatura.

Amore e Psiche


L'artista ha rappresentato un episodio della favola di Lucio Apuleio, quello in cui Amore rianima Psiche svenuta in quanto, contro gli ordini di venere, aveva aperto un vaso ricevuto nell'Ade da Proserpina.
Canova fermato nel marmo un attimo che rimane sospeso: è l'attimo che precede il bacio, un contatto che sta per avvenire, che l'atteggiamento dei corpi e gli sguardi preannunciano. La visione frontale della scultura permette di individuare la geometria compositiva lineare formata da due archi che si intersecano, mentre due cerchi intrecciati (le braccia degli amanti) sottolineano il punto di intersezione degli archi.

Le grazie


In quest'opera le tre dee sono mostrate stanti abbracciate l'una alle altre in modo da rinchiudersi in se stesse, in una configurazione quasi a nicchia. Lo scultore riesce così a mostrare tra diversi lati del gruppo: una fanciulla è vista frontalmente, un'altra quasi di spalle, una terza infine, di fianco. Le gambe delle tre divinità sono atteggiate in maniera diversa, i loro tronchi sono ravvicinati e le loro braccia intrecciate, tutt'uno con il drappo che ricala sulla fanciulla di destra e su quella di sinistra i volti sono colti tutti di profilo, la grazia di destra guarda le altre due e quei volti si sfiorano. Nelle chiome è presente il chiaroscuro, dove Canova dota alle tre figure figure una superficie liscia e morbida al punto da consentire trapassi di luce e ombra come in uno sfumato pittorico.

Jacques-ouis David (1748-1825)


Nato a Parigi il 30 agosto 1748, David con i primi studi nella capitale francese, dove frequentò l'Académie des Beaux Arts partecipando più volte al concorso per il premio di pittura che dava la possibilità ai vincitore di vivere per un lungo periodo a Roma a contatto con le antichità. David soggiorno in Italia dal 1775 al 1780 ed ebbe così modo di studiare la scultura e le pitture romane, in particolare quella di Raffaello.
Nella sua vita partecipò attivamente al rivoluzione del 1789 e fu incarcerato nel 1794. Penne anche nominato primo pittore dell'imperatore Napoleone e nel 1816 fu costretto all'esilio a Bruxelles dove morì il 29 dicembre 1825.

Raramente i disegni di David sono realizzati con tecniche grafiche elaborate per mezzo di colori seducenti essi si presentano molto austeri e solitamente si tratta di opere nelle quali si nota l'uso per lo più esclusivo della matita o della penna. La finalità che David si propone nel disegno sono la chiarezza del segno e la purezza dell'immagine.

Il giuramento degli Orazi


Il giuramento degli Orazi, firmato e datato 1784, risale al secondo soggiorno romano dell'artista e fu realizzato su commissione del re di Francia.
La scena presentata, non priva di una certa teatralità, si svolge nell'atrio di una casa romana inondata dalla luce solare. Nel fondo si notano due pilastri e due colonne doriche dal fusto liscio che sorreggono tre archi a tutto sesto, oltre i quali immerso nell'ombra, un muro delimita un porticato, mentre un’ulteriore arcata lascia intravedere altri ambienti abitativi ed una finestra alta.
I personaggi sono distinti in due gruppi incorniciati dalle arcate estreme, mentre il vecchio padre si erge nel mezzo, isolato, conscio della propria centralità della storia e consapevole di mettere a repentaglio la vita dei figli chiedendo loro il giuramento “o Roma o morte”. Il rosso del mantello, che richiama su di lui la nostra attenzione, lo individua come personaggio chiave della rappresentazione, mentre leva in alto le spade lucenti che, successivamente, consegnerà ai figli. È proprio su quella mano tenuta stretta che sta il punto di fuga.
A destra vi sono le donne meste e mute abbandonate nel dolore e nella rassegnazione. In posizione più arretrata la madre degli Orazi copre con il suo velo scuro, presago di lutto, i suoi due figli piccoli, mentre la figlia Camilla affranta e con le mani in grembo si volge verso la cognata Sabina, quest'ultima piegata verso di lei, e tiene sulla spalla una mano su cui poggia il capo chino. David sceglie di rappresentare In questo quadro il momento precedente all'azione.

Francisco Goya (1746-1828)


Francisco Goya nasce a Saragozza il 30 marzo 1746 e muore il 16 aprile 1828 a Bordeaux in Francia. Nel corso della sua vita decide di intraprendere un viaggio di formazione in italia, allo scopo di approfondire le fonti del classicismo. Viene anche nominato vice direttore di pittura della prestigiosa Accademia di San Fernando e diventa primo pittore da camera del re.

La Fucilazione del 3 maggio 1808


In questo grandioso dipinto storico Goya porta sulla tela il dramma della rivolta anti napoleonica. Vengono per la prima volta riprodotti avvenimenti contemporanei colti nel vivo del loro cruento svolgersi.
A destra, di spalle, è schierato il drappello del plotone in esecuzione. Gli alti colbacchi neri e i pesanti pastrani delle divise cancellano nei soldati ogni parvenza di umanità. Dei loro volti infatti, non solo non è possibile percepire l'espressione, ma anche i lineamenti paiono inghiottiti dalla notte. Con questo straordinario esperienze Goya caratterizza i soldati come un gruppo compatto è minaccioso che, sembra composto da terribili automi programmati per uccidere.
A sinistra vi sono i patrioti, scompostamente ammassati gli uni con gli altri, come poveri animali impauriti. Essi sono rappresentati con un realismo carico di tragica pietà. L'uomo con la camicia bianca leva le braccia al cielo in segno di disperazione e rabbia.
La cupezza dei toni presenti nel quadro, ha il duplice significato di rispecchiare sia i valori naturalistici della tetra ambientazione notturna, sia quelli psicologici, messi in rilievo dall'angoscia soffocante della scena. In basso al quadro, quasi si trattasse di un mucchio di stracci sudici, si accalcano indistintamente i cadaveri di coloro che sono già stati fucilati. Questo quadro rappresenta l’avvio verso il gusto romantico.

Giuseppe Piermarini (1734-1808)


Teatro alla Scala


Costruita da uno dei maggiori architetti neoclassici italiani, il Teatro alla Scala viene realizzato tra il 1776 ed il 1778. La facciata si compone di tre corpi aggettanti i cui elementari volumi geometrici sono leggibili in tutta la loro chiarezza solo se si guarda l'edificio dalla strada. L’avancorpo centrale è costituito da un portico bugnato sovrastato da una terrazza su cui affacciano tre ampie aperture del corpo retrostante. Questo è a sua volta scandito da tre registri orizzontali interrotti dal frontone centrale e da semicolonne binate. La stessa architettura si ripete anche per il piano di fondo, mentre un coronamento di balaustre lega sulla sommità l'edificio in un tutt'uno.
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