L’Illuminismo e l’architettura: i temi, i centri e i protagonisti.

Innanzitutto del XVIII secolo dobbiamo ricordare che vige il Razionalismo francese, che crede che la ragione umana possa essere la forma di tutte le conoscenze, con la ragione si possono insomma andare ad oscurare le superstizioni e l’irrazionalità dell’uomo, si basa sulle teorie di Cartesio dunque, il quale afferma che la ragione dell’uomo è ciò che lo distingue dagli animali. E dall’altro lato abbiamo l’Empirismo inglese, che è il contrario, crede che la conoscenza umana non derivi dalla ragione ma dalla nostra esperienza e dai nostri sensi, e trova la sua massima affermazione nella cultura pittorica che lega l’architettura alla natura.
Il linguaggio del Neoclassicismo internazionale fu creato dopo il 1740 da pensionnaires francesi dell’Accademia di Francia a Roma a cui era stato conferito il Grand Prix quali studenti dell’Accademia a Parigi. Rifiutavano la vivacità e i ricchi ornati dell’architettura barocca in quanto incompatibili con la purezza dello stile, e l’immediata espressione della struttura, che consideravano l’essenza dell’architettura antica. Durante questo periodo l’Italia era suddivisa in tanti stati diversi e spesso antagonisti, non esisteva dunque una cultura unitaria, tuttavia Roma nel XVIII secolo diventò un centro di interesse per gli architetti di tutta Europa, grazie all’influenza di Piranesi e alla presenza dei vincitori del Grand Prix. Piranesi si era formato a Venezia, assimilando origini artistiche barocche, poi nel 1740 si trasferì a Roma, dove si trovò sotto l’influenza di Panini, il quale concepì la “veduta ideata”, in cui immagina di far coesistere più elementi, monumenti dell’antica Roma. Nel 1743 Piranesi realizzò il suo primo libro di incisioni, “Prima parte di architetture e prospettive”. Dopo Venezia e Roma la principale influenza su Piranesi fu esercitata dall’ambiente di Napoli. La sua tecnica fu influenzata dagli armoniosi e coloristici dipinti di Luca Giordano e dagli scavi a Ercolano. Due anni dopo realizzò le tavole “Carceri”, dove ci sono immagini sconvolgenti di interni di prigioni che rivelano l’influenza di Juvarra, Guardi e Tiepolo. Invece “Le antichità romane” voleva essere una testimonianza della Roma antica, per mettere in risalto gli aspetti costruttivi, con lo scopo di applicare l’archeologia alla progettazione. Tra il 1748 e la sua morte trent’anni dopo, pubblicò le “Vedute di roma”, 137 tavole raffiguranti edifici romani. Il suo coinvolgimento emotivo si rafforzava man mano che acquistava consapevolezza della distruzione dell’antica Roma. Piranesi pubblicò il “Parere su l’Architettura”, illustrato con una combinazione di motivi egizi, greci, etruschi e romani, un eclettismo giustificato citando da Ovidio che “la natura si rinnova costantemente, creare dal vecchio è perciò tipico anche dell’uomo”. Per quanto riguarda l’architettura ebbe meno influenza, nel 1764 ricostruì la chiesa di S. Maria del Priorato e la sede del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta sull’Aventino a Roma, per il cardinale Rezzonico. Era consapevole del proprio eclettismo, della propria fantasia creativa e passione per continue sperimentazioni.

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