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Michelangelo

Michelangelo nasce a Caprese, Arezzo (Toscana) nel 1475 e muore nel 1564. Ebbe una formazione tradizionale svolta negli atelier di due protagonisti della scena fiorentina alla fine del XV secolo, Domenico Ghirlandaio per la pittura e Benedetto da Maiano per la scultura, ma la “palestra” dell’artista fu il Giardino di San Marco, in cui il Magnifico aveva concentrato le sue collezioni sotto la tutela di un anziano scultore come Bertoldo di Giovanni, già collaboratore di Donatello. Michelangelo è un pittore, scultore e architetto, studia e si ispira al classico. Raffaello riprende da Michelangelo, anche se hanno 8 anni di differenza, la monumentalità dei corpi e la figura serpenti nata, come possiamo vedere nel dipinto di Raffaello “La Trasfigurazione”, la fanciulla al centro è dipinta/raffigurata in una posa serpentina. Anche nell’ età anziana Michelangelo continua a dipingere e a fare sculture.

Le prime opere fiorentine (1490-1492): le prime opere sono degli studi sulle opere classiche greche e romane.
Madonna della scala: 1490 ca., marmo. Firenze, Casa Buonarroti.
La Madonna della Scala, eseguito attorno al 1490, è una variazione sul tema della Madonna con il Bambino che guarda a Donatello, anche nell’uso della tecnica “a stiacciato”, reinventandone però l’esempio grazie a figure di proporzioni monumentali e a un’iconografia piuttosto complessa. Così la Vergine, effigiata in un profilo austero, è dotata di dimensioni eroiche (da divinità classica) che ne allungano a dismisura gambe e torso, drappeggiati in una veste di foggia antica; anche il Gesù Bambino fra le sue braccia ha l’aspetto di un piccolo Ercole. L’imponente scala sulla sinistra rende ancora più impenetrabile l’atmosfera dell’opera.
Battaglia dei Centauri e dei Lapiti: 1490 ca., marmo. Firenze, Casa Buonarroti.
Il soggetto fu suggerito da Agnolo Poliziano, uno dei poeti più cari al Magnifico, e come fonte letteraria il giovane Michelangelo guardò alle Metamorfosi di Ovidio. In realtà lo scontro tra uomini e mostri equini diviene un pretesti per raffigurare un groviglio di muscoli, in diverse pose, con un occhio alle soluzioni tipiche delle fronti di sarcofagi romani: così Michelangelo annuncia già i suoi interessi futuri, concentrati sul corpo umano come principale e privilegiato soggetto di espressione.
Da Firenze a Roma (1492-1504): in seguito alla scomparsa del Magnifico, avvenuta nel 1492, e al successivo sgretolarsi del governo mediceo, Michelangelo si recò dapprima a Venezia e a Bologna, dove partecipò all’interminabile cantiere della sepoltura monumentale di san Domenico, nell’omonima chiesa della città, per poi trasferirsi a Roma.
Bacco: 1497, marmo, h 207cm. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
In quest’opera si vede la sua formazione classica. Per il cardinale Raffaele Riario, tramite il banchiere romano Jacopo Galli, Michelangelo eseguì il suo primo marmo monumentale a tutto tondo: Bacco, poi passato nella collezione dei Medici, costruito su un audace contrapposto, la gamba destra flessa, la spalla sinistra spinta indietro, la gamba sinistra tesa, il braccio destro piegato a sollevare una coppa, quasi a significare l’ebbra instabilità tipica del dio. La rappresentazione del satiro, alle spalle di Bacco, annuncia poi nella sinuosa postura una soluzione che sarà al centro delle ricerche dell’artista, quella cioè della “figura serpentinata”.
Pietà: 1497-1499, marmo, h 174cm. Città del Vaticano, Basilica di San Pietro.
Opera giovanile, Michelangelo aveva 22 anni quando iniziò a scolpire l’opera. La Pietà vaticana, un marmo di dimensioni colossali, impegno anch’ esso ottenuto tramite la mediazione di Jacopo Galli e di Raffaele Riario. Eseguita fra il 1497 e il 1499. Il modello strutturale è quello dei Vesperbild tedeschi, gruppi scultorei medievali rappresentanti la Pietà, ovvero la Madonna con il Cristo morto. Michelangelo affida però a questa statua un inedito e profondo significato teologico: nel rappresentare Maria giovanissima, con il volto idealizzato, allude alla divina maternità della Vergine, madre del proprio padre, in quanto genitrice del Dio incarnato); concetto ribadito dall’ evidenza con cui l’ esamine Gesù si adagia sul ventre della donna. È una scena fortemente drammatica.

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