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San Pietro


Alla morte di Antonio da Sangallo il Giovane (1546),Michelangelo divenne, a settant’anni passati, architetto capo della Fabbrica di San Pietro, che fin dai tempi di Giulio II si stava lentamente riedificando sulle rovine della storica basilica costantiniana. Dopo i progetti di Bramante (che sembra immaginasse una pianta centrale a croce greca), quello longitudinale pensato da Raffaello (1514 circa) e quello di mediazione dello stesso Sangallo (1520 circa), Michelangelo recuperò e semplificò l’impianto centrale, ideando una croce greca innestata su un quadratoci, e propose un’interpretazione grandiosa e monumentale dell’edificio. L’idea fondamentale dell’architetto era che la costruzione dovesse sorgere quasi improvvisa, isolata rispetto agli edifici medievali che la circondavano, e quindi imporsi per la sua maestosità, dal forte valore simbolico. Partendo dai quattro colossali pilastri bramanteschi, fu realizzata la zona absidale con i tre emicicli sporgenti dalla crociera, che esternamente presenta un ordine corinzio gigante con finestre arcuate e un coronamento ad attico. Tuttavia, il progetto michelangiolesco più considerevole è certamente quello della cupola, che per la bellezza e l’eccezionale impatto visivo sulla città è diventata il celebre e universale simbolo della Roma dei papi. In parte modificata in corso d opera e terminata nel 1593 da Giacomo della Porta e Domenico Fontana, la cupola si presenta su pianta circolare e a doppia calotta (ispirandosi in questo caso alla geniale idea che stava alla base del celebre esempio fiorentino di Brunelleschi), con costoloni sporgenti che continuano i contrafforti del tamburo costituiti da gigantesche colonne corinzie binate. Come sempre, Michelangelo riesce a conferire alla propria architettura potenza e plasticismo. Le doppie colonne portanti del tamburo, notevolmente aggettanti, creano un forte movimento nella superficie muraria e robusti contrasti chiaroscurali, mentre i costoloni sembrano imprigionare con forza l’allargamento nell’aria della cupola, gonfia e luminosa, trasmettendole instabilità e tensione. La geometrizzazione e la razionalità brunelleschiane hanno lasciato posto a un ideale movimento di espansione e compressione.
La facciata, di cui mancano precisi disegni e modelli, avrebbe forse avuto un portico a colonne come il Pantheon, ma rimase incompiuta e fu realizzata in forme diverse solo a partire dal 1607 da Carlo Maderno, a compimento dell'assetto nel frattempo tornato longitudinale dell’edificio.
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