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Il David di Michelangelo


Nel 1501 l’Arte della lana affidò a Michelangelo l’incarico di realizzare una colossale statua raffigurante l’eroe biblico David, da collocare sulla facciata del duomo fiorentino. Eseguita e terminata durante l’esilio dei Medici (cacciati da Firenze nel 1494), l’opera fu in realtà posta davanti all’ingresso di Palazzo Vecchio, come emblema delle libertà repubblicane, e da allora è considerata uno dei più alti capolavori della storia della scultura di tutti i tempi.
All’artista venne assegnato un enorme blocco di marmo, lungo e stretto secondo i canoni della statuaria quattrocentesca, già sbozzato dallo scultore Agostino di Duccio (1418-81 circa), che lo aveva poi abbandonato perché molto fragile e rovinato. Per Michelangelo si trattò dunque di superare un vincolo, ma anche di sfruttare un limite trasformandolo in un’occasione per sperimentare nuove soluzioni compositive incentrate sulla figura umana. E infatti, nel 1504, lo scultore toscano portò a termine una statua di eccezionale impatto visivo: l’altezza di oltre quattro metri rende il David gigantesco, quasi sovrumano. L’episodio biblico, in cui il giovane e minuto David sconfigge con un colpo di fionda il gigante filisteo Golia che terrorizzava il popolo ebraico, viene così interpretato da Michelangelo in maniera insolita e il suo significato religioso viene riletto in chiave politica. L’artista sceglie di privilegiare la volontà sull'azione, la determinazione all’agire sull’agire stesso: David non ha ancora scagliato la pietra, è in procinto di farlo, tutti sanno che lo farà, così come tutti sono tenuti a sapere che, in caso di attacco, la difesa della Repubblica fiorentina sarà energica, strenua, valorosa.
Anche la nudità del giovane personaggio biblico è interpretata dall’artista toscano in modo ambivalente: da una parte è evidente il ricordo delle statue classiche, con cui il piccolo e inerme David della Bibbia sembra identificarsi in un suggestivo sincretismo (ovvero in una affascinante fusione) tra sacro e profano; dall’altra siamo di fronte a una chiara manifestazione di forza, coraggio e risolutezza, le più importanti fra le virtù civiche poiché sono condizioni necessarie alla conquista e alla difesa della libertà, senza la quale tutti i più alti ideali umanistici, incentrati sulla dignità dell’uomo, perderebbero significato.
David, padrone e artefice del proprio destino, è quindi ritratto nell’atto di fissare l’avversario, nel momento di massima concentrazione fisica e psicologica in vista dell’azione da compiere: il volto esprime consapevolezza e determinazione, le sopracciglia sono aggrottate, mentre il braccio sinistro sistema la fionda sulla spalla e il destro, con una brusca flessione del polso, prepara il sasso. La precisione e la nitidezza della figura sono già molto lontane dalla Pietà di San Pietro, in cui prevaleva un’armoniosa visione d’insieme: qui la materia vibra di energia, sembra quasi di veder pulsare le vene e tendersi i muscoli.
La posizione del corpo si ispira alla ponderazione delle sculture classiche, basata sulla struttura a chiasmo (a incrocio) tra parti del corpo in tensione e in rilassamento. Il braccio sinistro del David è piegato verso la spalla per reggere la fionda e la gamba destra, su cui poggia il peso del corpo, è in tensione. Il braccio destro, invece, appare maggiormente rilassato nonostante regga il sasso, così come la gamba sinistra.
Per sopperire alle deformazioni che la statua avrebbe sofferto se fosse stata osservata sulla facciata del duomo da uno spettatore collocato molto più in basso, ma forse anche per rendere le acerbe e non ancora armoniche proporzioni giovanili di David, Michelangelo fece alquanto grandi la testa e le mani (in modo che si vedessero bene) rispetto ai fianchi. Nel 1873 l’originale fu trasferito nella Galleria dell’Accademia, sostituito in piazza della Signoria da una copia.
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