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Leonardo da Vinci

La sua formazione avviene a Firenze presso la bottega del Verrocchio
Diviene pittore indipendente nel 1472
Nel 1482 si trasferisce a Milano presso Ludovico il Moro
Nel 1499 in seguito all'invasione francese del Ducato di Milano, dopo aver sostato a Mantova e a Venezia, si ripara a Firenze
Dopo aver fatto ritorno a Milano, e dopo essersi trasferito a Roma in seguito all'elezione di papa Leone X, nel 1517 si sposta in Francia
I caratteri fondamentali della poetica figurativa di Leonardo sono:
1. la perfetta esecuzione del paesaggio pari alla conoscenza della figura umana;
2. la raffigurazione dell'uomo in se accompagnata dalla rappresentazione del suo stato d'animo attraverso espressioni del volto e gesti;
3. il contrapposto: bilanciamento delle masse corporee che hanno subito una torsione (rotazione secondo due sensi opposti) attorno a un asse;
4. lo sfumato: passaggio graduale e impercettibile dall'ombra alla luce, ottenuto sfumando il segno del carboncino o con i contorni delineati da infinite linee spezzate, per quanto riguarda il disegno; per quanto riguarda la pittura, tutti i colori sfumano continuamente verso il chiaro o verso lo scuro, senza mai incontrare interruzioni nette;

5. la prospettiva aerea o perdimento: gli oggetti distanti perdono nitidezza, contrasto e colore, sfumando verso un grigio-azzurro (rende l'idea dei paesaggi n lontananza);
6. l'elaborazione dell'acconciatura: i capelli appaiono sottilissimi e sono caratterizzati da un effetto di luci e ombre;
7. la sensazione di rilievo;
8. il tratteggio per definire l'ombra nei disegni (tratto tipico dei mancini).

La Vergine delle Rocce, 1483-1486, olio su tavola trasportato su tela

L'ambientazione in un luogo ombroso e roccioso è dovuta al fatto che la tavola era destinata alla chiesa di San Francesco Grande che, come voleva la tradizione, sorgeva su un cimitero cristiano, detto “grotta”. La tavola avrebbe dovuto inserirsi all'interno di un grande altare di legno dorato comprendendo anche una statua della Vergine. Vengono raffigurati la Vergine, il Bambino, San Giovannino e un angelo; inusuali conformazioni rocciose, oltre le quali si intravede un paesaggio d'acque e monti, fanno da sfondo alla scena. Contrariamente alla tradizione Leonardo colloca i personaggi in un ambiente scuro in modo da costruirne i volti e le parti del corpo attraverso la luce e un'ombra tenue. Le varie specie erbose del dipinto sembrano quasi dei morbidi giacigli attorno ai personaggi; sono un richiamo alla vita, infatti appaiono tenacemente avvinghiate alle rocce aride.
Quest'opera è caratterizzata da colori preziosi, dal realistico panneggio delle vesti, i capelli dei personaggi che brillano come fili d'oro colpiti dalla luce, e dalla dolcezza dei gesti della Vergine e del sorriso tenue dell'angelo. Al virginale concepimento di Maria potrebbe alludere il paesaggio primordiale e incontaminato, mentre il gesto dell'angelo rinvierebbe alla partecipazione del Battista al mistero dell'Immacolata Concezione. Molto probabilmente il dipinto non venne mai consegnato alla Confraternita dell'Immacolata, che forse non era d'accordo sull'iconografia; perciò la tavola fu venduta (Museo del Louvre, Parigi). Con la collaborazione di allievi Leonardo ne realizzò una seconda versione, rimasta nella chiesa di San Francesco Grande fino al XVIII secolo (National Gallery, Londra). Nella seconda versione vengono apportate delle modifiche:

scomparsa del gesto indicatore dell'angelo;
aggiunta delle aureole e della croce poggiata sulla spalla di San Giovannino;
sostituzione delle specie vegetali;
presenza di una luce più fredda e tagliente.
Le indagini radiografiche hanno rilevato un disegno non seguito nell'esecuzione.

Dama con l'ermellino (1536, olio su tavola)

Quello di Cecilia Gallerani, giovane amante di Ludovico Sforza, è uno dei ritratti più delicati di Leonardo. La fanciulla è in posa contrapposta; solo la parte destra è in piena luce, mentre quella sinistra sembra annegare lentamente nel buio dello sfondo attualmente nero, ma in origine grigio-blu. Indossa un vistoso abito secondo la moda spagnola. Anche l'animale è volto a destra ed è raffigurato in posizione araldica, con la zampa anteriore destra poggiata sul braccio di Cecilia e l'altra sollevata e piegata. L'atteggiamento della ragazza è quello di chi si volge come per ascoltare. L'ermellino simboleggia la castità: secondo i bestiari medioevali l'ermellino preferiva essere ucciso piuttosto che rifugiarsi nella tana, se fangosa, perché si sarebbe sporcato il manto bianco. Inoltre il termine galè, il greco per ermellino, rinvia per assonanza a Gallerani.

Il Cenacolo (1497, tempera e olio su intonaco)

Un dipinto di notevoli dimensioni, eseguito per volere di Ludovico Sforza su una parete del refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.
Il tema dell'ultima cena di Cristo con gli apostoli, durante la celebrazione della Pasqua ebraica, era stato trattato più volte nel corso del '400, ma nessun artista ne aveva mai mutato l'iconografia; mentre Leonardo sconvolge ogni consuetudine:
Cristo e gli apostoli sono raffigurati dalla stessa parte del tavolo
il momento raffigurato è quello in cui Gesù ha appena annunciato il tradimento di Giuda (l'artista non ha voluto rappresentare un evento che riguarda la fede, ma un atto umano: il tradimento di un amico)
L'ampia sala è costruita con rigore prospettico, ritmata dal soffitto cassettonato e dagli arazzi sulle pareti, con il punto di fuga situato sulla tempia destra di Cristo.
Già nel 1517 il dipinto cominciava a deperire, perciò nel corso dei secoli è stato sottoposto a numerosi interventi di ripittura; ma dal 1977 è stato oggetto di un radicale restauro, concluso solo nel 1997.

La Gioconda (iniziata nel 1505 e ripresa nel 1515, olio su tavolo)

Per Giuliano de' Medici, Leonardo, dipinse il ritratto più famoso del mondo, quello di Monna Lisa, nota anche come La Gioconda, che si vuole identificare in Isabella Gualandi, una gentildonna napoletana che era in relazione con il Medici. Era stata iniziata come ritratto di Monna Lisa Gherardini, consorte di Francesco del Giocondo.
La tavola mostra una giovane donna in posa al di qua di un parapetto, mentre oltre quello si estende la più grandiosa visione geologica mai immaginata da un artista; Monna Lisa e il paesaggio sono da intendere come due comprimari. Proposta di tre quarti, la donna si volge verso lo spettatore e lievemente sorride; il tenue sorriso e lo sguardo, che sembra seguire chiunque la guardi, derivano il loro fascino in gran parte dallo sfumato. L'impossibilità di poter afferrare dei contorni precisi rinnova nello spettatore il desiderio di indagare, costringendolo a tornare sulla figura più e più volte.

I contorni sfumati fondono la donna con il paesaggio, un paesaggio deserto e roccioso con due laghi color smeraldo; l'unico elemento di fattura umana presente in questo paesaggio è un ponte all'altezza delle spalle della giovane donna.

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