Leonardo da Vinci


« Fu tanto raro e universale, che dalla natura per suo miracolo esser produtto dire si puote: la quale non solo della bellezza del corpo, che molto bene gli concedette, volse dotarlo, ma di molte rare virtù volse anchora farlo maestro. Assai valse in matematica et in prospettiva non meno, et operò di scultura, et in disegno passò di gran lunga tutti li altri. Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira [...] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d'acque, et altri ghiribizzi, né mai co l'animo suo si quietava, ma sempre con l'ingegno fabricava cose nuove. »
(Anonimo Gaddiano, 1542)


Leonardo da Vinci è considerato una delle più grandi menti dell’umanità. Egli è vissuto a cavallo tra il XV e il XVI secolo, e rappresenta l’artista rinascimentale per eccellenza. Leonardo era esperto di matematica, di fisica, di ingegneria, di architettura, di filosofia, di simbologia, e di molte altre scienze pur essendo un omo sanza lettere, un semplice artigiano che dopo aver imparato a leggere, a scrivere e a contare (solo in volgare, non conosceva il latino), venne direttamente mandato a studiare nella bottega di un pittore. Ma dall’inizio il maestro, Andrea del Verrocchio, si accorse che Leonardo non era un allievo comune, riusciva a eccellere in qualsiasi ambito, e superava uomini di decenni di esperienza: Leonardo era un genio, e chiunque riuscisse ad entrare in contatto con lui se ne accorgeva. La personalità di Leonardo, per di più, era quella tipica di colui che si intende di tutto, tipica del genio che riesce a specializzarsi in ogni ambito e che si interessa di ogni argomento: egli era irrequieto, non riusciva a fermarsi su un singolo settore che subito si sentiva in dovere di creare, di inventare qualcos’altro. Leonardo rappresenta in pieno quell’ideale rinascimentale dell’artista come alter deus, che calca l’ultima elaborazione platonica sul concetto dell’arte intesa come azione simile a quella del demiurgo, di colui che ha plasmato il nostro mondo a partire da una materia preesistente e necessaria. Con Leonardo l’uomo sì, crea sul modello di quanto già è stato creato da Dio, ma crea, sviluppa quelle capacità che stesso Dio gli ha dato, è padrone di tutto ciò che riguarda la natura che è stata affidata direttamente all’uomo, ed è capace di riprodurla principalmente in seguito ad una costante osservazione, all’esperienza (conoscenza empirica) e non ad una conoscenza teorica che, essendo nato come semplice pittore, Leonardo non ha potuto raggiungere. Egli sostiene infatti che la sapienzia è figliuola della sperienzia, cioè che la conoscenza si ottiene con la concretezza della percezione, e non semplicemente con l’astrazione, il ragionamento e l’apprendimento mnemonico. I modelli che Leonardo utilizza per le invenzioni o per le tecniche pittoriche non sono infatti nati dal nulla, ma riprendono essenzialmente proprio gli elementi naturali che, sin da quando era piccolo, amava osservare per ore ed ore ragionando sull’ordine, l’armonia, sulle proporzioni dell’universo. Non a caso Leonardo dissezionava i cadaveri: avrebbe fatto di tutto per conoscere meglio il corpo umano, la più importante delle creazioni divine, ma purtroppo queste azioni che lui commetteva gli valsero, oltre che la fama di uomo inquietante, anche l’accusa di stregoneria in una delle ultime fasi della sua vita (più precisamente nel 1515), in seguito all’accusa di sodomia che già lo aveva colpito nel 1476. La conoscenza delle proporzioni anatomiche di Leonardo era infatti pressoché perfetta: non a caso una delle sue opere più discusse, amate e studiate è proprio l’Uomo Vitruviano, uno dei simboli del periodo umanistico – rinascimentale. L’uomo al centro di un cerchio perfetto, l’uomo al centro del mondo, ideale comune a tutti gli umanisti e precisamente espresso da Pico della Mirandola nell’Oratio de hominis dignitate, con proporzioni studiate con una cura incredibile e soprattutto con una ricchezza simbolica non indifferente per un omo sanza lettere, è un’unità di misura anche per la stessa architettura (per questo vitruviano, Vitruvio era stato un autore latino che scrisse il De architectura). E’ proprio questo il punto di forza di Leonardo, è questo il segreto principale del genio: Leonardo sa come unire ambiti di discipline diverse a seconda dei suoi scopi, sa cogliere relazioni che nessun altro, pur essendo molto più colto di lui, avrebbe saputo cogliere. Leonardo riusciva a parlare di architettura con l’anatomia e viceversa, a parlare di musica con la geometria e a parlare di pittura confrontandola con la poesia a seconda della funzione degli organi di senso, e questo ovviamente stupiva tutti coloro che apprezzavano la vera virtù dell’uomo, la sua capacità – divina – di creare imitando la natura. Ma, come per i rarissimi personaggi simili a lui, la vita non è sempre semplice: Leonardo, come già detto due volte accusato di sodomia e stregoneria, dopo aver elaborato un enorme quantità di progetti di invenzioni, di bozze di disegni e pitture, dopo aver svolto il suo ruolo di alter deus, si trovava in una situazione non molto favorevole: tutti coloro che l’avevano aiutato e favorito in passato, come Giuliano de’ Medici, erano morti, e la società stava subendo alcuni cambiamenti che influenzavano anche la vita degli artisti; Leonardo, stanco dei suoi viaggi e ormai anziano, aveva bisogno di tranquillità e di qualcuno che lo apprezzasse per tutto quello che aveva fatto e che era stato nella sua vita, così ha deciso di trasferirsi (nel 1517, anno della Riforma luterana) in Francia da re Francesco I, uno dei suoi più grandi ammiratori che più volte lo aveva invitato a vivere nella sua corte, di lì a due anni, nel 1519, è morto. L’Italia ha perso così uno dei più grandi geni dell’umanità, non un millantatore, ma un uomo che non si accontentava mai di quello che aveva e faceva, e dei suoi risultati, ma tendeva sempre ad maiora, che cercava sempre la perfezione nonostante sostenesse di non riuscire mai a raggiungerla, ed egli ha portato con sé, punendo per sempre così la sua patria ingrata, le sue ultime opere (quelle che più lo avevano soddisfatto), tra cui la celebre Monna Lisa. Un simbolo del Moderno, un emblema del Rinascimento, un anticipo della Fuga dei Cervelli, una vittima della chiusura mentale, un anticipatore delle più grandi invenzioni e scoperte dell’uomo, un genio dell’umanità: tutto questo in un uomo misterioso, ironico, amante dell’armonia e delle proporzioni del Creato, di cui ha sempre cercato di perseguire la conoscenza.

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