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Francisco Goya

Francisco Goya nasce a Fuendetodos nel 1746 ed è uno degli artisti dalla personalità più contraddittoria e affascinante del 1800. Infatti da una parte fece carriera come pittore di corte della casa spagnola, come ritrattista, dall’altra invece, si distinse con le sue opere nelle quali esprimeva le sue denunce contro gli errori umani e le ingiustizie sociali. La sua sensibilità pittorica è perciò prettamente romantica. La sua formazione inizia a Saragozza, dove collabora come apprendista con Francisco Bayeu. Successivamente fa un viaggio in Italia, a spese proprie, con lo scopo di approfondire l’arte classica; quando poi torna in Spagna diventa primo pittore della camera del re.

Maja vestida, Maja desnuda

Queste due opere raffigurano la stessa ragazza rispettivamente vestita e nuda. Il committente è ignoto, ma pare che i due quadri siano finiti nelle mani del primo ministro, il quale era un gran donnaiolo e che lui tenesse i due quadri uno sovrapposto all’altro. La maja desnuda era infatti coperta dalla Maja vestida, in quanto il nudo a quel tempo non era ammesso; ma grazie ad uno speciale meccanismo la Maja desnuda poteva comparire quando si voleva. La particolarità della Maja desnuda è che il corpo viene rappresentato senza alcuna trasformazione allegorica o mitologica, come era solito fare in quel periodo; un’altra cosa innovativa è il fatto che non c’è alcun oggetto nella stanza e nessun ornamento che distolgono lo sguardo dalla sensualità del corpo della donna. La donna è infatti tranquilla e sicura di sé e guarda l’osservatore.
Nella Maja vestida una cosa molto importante è il vestito che la donna indossa, in quanto quel vestito è ciò che la caratterizza come Maja, cioè come fiera appartenente ad un certo ceto sociale, ossia il Majoismo, che era il patriottismo castigliano.

Fucilazione del 3 maggio

Questa è una delle opere più celebri di Goya. L’episodio rappresenta la rivolta del popolo madrileno, quando Napoleone entrò in Spagna per conquistarla. Molti vedono in questo quadro una prima rappresentazione delle armi moderne. Il dipinto comunica l’impressione di angosciosa impotenza di fronte alla violenza sfrenata e devastante. Nel dipinto possiamo venere che al centro vi è il condannato, che viene rappresentato come Cristo, con le mani alzate e questo trasforma il giovane spagnolo nell’emblema del sacrificio. Sotto di lui si possono vedere altre persone già state fucilate. L'ambientazione notturna permette a Goya effetti di luce altamente drammatici, per questo raffigura un unica fonte di luce, che è una lanterna che sta al centro del dipinto e illumina tutta la scena, ma soprattutto illumina il protagonista della scena. Nella parte destra si possono vedere i soldati, si riconoscono dalle divise grigie, nere e blu. Il fatto che a causa di cappelli e cappotti, non si possano vedere i volti dei soldati, ciò toglie loro umanità. In più alcuni soldati sono praticamente immersi nella notte e quasi non si riesce a distinguere la loro forma.
In quest'opera Goya supera i canoni neoclassici, in quanto introduce le emozioni, infatti dai volti dei condannati noi possiamo vedere la loro sofferenza e anche perché raffigura una scena contemporanea e non più mitologica.

Saturno che divora i suoi figli

Questo dipinto fa parte delle pitture nere, che sono chiamate così per il loro cromatismo e per i soggetti rappresentati. Questo dipinto si trovava su un muro della Quinta del Sordo, e successivamente venne trasportato su tela. In questa casa Goya aveva dipinto altre scene, che completano il ciclo delle ‘Pitture Nere’, in questi dipinti Goya rappresenta la disperazione e il senso di morte che lo pervadono negli ultimi anni della sua vita.
Il dipinto raffigura Saturno intento a mangiare uno dei suoi 5 figli, il cui corpo mutilato gronda sangue. L’opera da un grande senso di orrore e follia. Goya con questa scena voleva allegoricamente rappresentare le feroci repressioni di Ferdinando VII, il quale uccideva i suoi sudditi, così come Saturno uccideva i suoi figli.

Il volo delle streghe

Questo dipinto è la prova della straordinaria forza visionaria di Goya. Al centro possiamo vedere tre streghe che indossano la coroza, il copricapo che veniva indossato da chi veniva condannato dall’Inquisizione spagnola. Queste streghe portano in volo la loro vittima. In basso si possono vedere due figure che per paura non guardano cosa sta succedendo, infatti il personaggio a sinistra è disteso per terra con la testa fra le mani, rivolta verso il basso; mentre il personaggio che passa sotto le tre streghe si copre la testa con un panno bianco. In fondo a destra Goya rappresenta un asino, che simboleggia l’ignoranza. Il dipinto può essere letto in chiave allegorica, come una critica alle crudeltà commesse dall’Inquisizione.

La famiglia di Carlo IV

Questo dipinto riunisce tutta la famiglia reale. Partendo da destra possiamo trovare il principe delle Asturie, futuro Ferdinando VII, poi la donna affianco a lui non è stata riconosciuta, in quanto ha il volto girato verso il quadro appeso alla parete. Al centro è raffigurata la regina Maria Luisa di Borbone, che abbraccia la figlia e tiene per mano il figlio, affianco a quest'ultimo c’è il re, Carlo IV e alla fine vengono raffigurati il duca di Parma, Luigi di Borbone con la moglie l’infanta Maria Luisa, che tiene in braccio il loro primogenito. L'intera scena è ambientata all’interno di una sala, che ha due dipinti non identificati appesi alla parete. Quest’opera è un esempio di modernità, perché Goya non rappresenta i reali esaltandone la potenza, ma li raffigura esaltando l’imperfezione. La luce proveniente dal lato destro del dipinto esalta i vestiti dei reali, ma fa risaltare anche la follia e la presunzione dei personaggi. Goya raffigura i reali in maniera ironica.
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