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Donatello - l’anticlassicismo delle ultime opere


Donatello ritornò a Firenze nel 1455. Nell’ultimo decennio della vita dell’artista la sua ricerca espressiva raggiunse l’apice. Benché ormai vecchio e malato, infatti, lo scultore sembrò animato da un’ispirazione nuova, che lo spinse a una svolta anticlassica: non si lasciò più guidare, infatti, dalla ripresa dei modi delle statue antiche o dal recupero della resa anatomica e della dignità classiche, ma realizzò opere struggenti, altissimi momenti di meditazione sulla condizione umana, sulla caducità della vita, sulla vanità delle cose terrene, attraverso uno stile più energico, che esprime in modo realistico l’intensità dei sentimenti dei personaggi.
Maddalena penitente
Emblematica di questa evoluzione stilistica è la Maddalena penitente (1455), una statua lignea eseguita per il Battistero di San Giovanni, tragica raffigurazione della sofferenza e della vecchiaia. La scultura esprime con forza i sentimenti di una donna provata dai lunghi anni di penitenza, quasi barcollante sulle esili gambe-, vestita dei suoi stessi capelli, con la bocca sdentata e il naso adunco, che sussurra le sue ultime preghiere mentre congiunge le mani.
L'opera trasgredisce i canoni di armonia e bellezza classiche, rivelandosi ben poco piacevole da osservare. Donatello mirava a questo effetto: era ormai andato oltre i vincoli estetici del primo Umanesimo e preparava il terreno per un espressionismo nuovo, che avrebbe trovato pieno compimento solo in Michelangelo.
Donatello morì nel 1466 e venne sepolto in San Lorenzo accanto a Cosimo il Vecchio, a testimonianza del prestigio che l’artista aveva saputo acquisire nella sua lunghissima carriera.
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