patrizia06
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Delacroix - Opere Allora, Delacroix nasce nel 1798, vicino a Parigi, più o meno, comunque in Francia, in un periodo mica facile, perché era tutto un casino tra rivoluzioni e cambiamenti. Rimane orfano abbastanza presto, quindi già questo ce lo immaginiamo un tipo sensibile, no? Studia pittura a Parigi e ovviamente parte dal neoclassicismo, perché quello c’era, non è che potevi fare altro. Però a un certo punto dice, vabbè, basta con ‘ste regole, e comincia a dipingere in modo più libero, più emotivo, diventando il principale pittore del Romanticismo francese. Nei suoi quadri ci sono emozioni forti, movimento, drammi, niente scene tranquille. Guarda molto a Michelangelo per i corpi tutti muscoli, a Tiziano e Rubens per il colore, e poi c’è Constable che gli fa capire che la luce è fondamentale. Nel 1832 va in Marocco e lì proprio cambia tutto: resta colpito dalla luce fortissima e dai colori accesi, roba che in Europa non vedeva. Da lì in poi il colore diventa la cosa più importante nei suoi quadri, e in un certo senso anticipa pure l’Impressionismo. Muore poi nel 1863 a Parigi, fine.

Disegno

Il disegno di Delacroix non è preciso, non è pulito, è veloce, fatto di getto. Lui disegna per ricordarsi le cose, non per fare capolavori su carta. Nel taccuino del viaggio in Marocco ci sono schizzi un po’ ovunque, con penna, a volte acquerello. Segna due linee per un muro, tre per una porta, poi un po’ di colore per dire “qui c’è luce”, “qui c’è ombra”. Le figure sembrano buttate lì, ma funzionano, danno l’idea del posto e dell’atmosfera.
La barca di dante
La barca di Dante è un quadro del 1822, sta al Louvre, e prende spunto dalla Divina Commedia. Si vede questa barca tutta storta sul fiume Stige, che sembra sul punto di ribaltarsi. C’è Flegiàs che guida come un matto, Dante che ha paura e Virgilio che invece è tranquillo, perché rappresenta la ragione, come si dice sempre. Intorno ci sono i dannati che si agitano, tutti muscoli e rabbia. È un quadro molto movimentato, scuro, drammatico, insomma tipico Romanticismo.

La libertà che guida il popolo

Questo è il quadro della rivoluzione, quello con la donna con la bandiera. È del 1830 e racconta la Rivoluzione di luglio. La Libertà non è una persona vera, è un simbolo, e guida il popolo sopra le barricate. Attorno ci sono un po’ tutti: borghesi, operai, ragazzi giovani. In basso ci sono i morti, perché la libertà non arriva gratis, diciamo così. Tutto è molto caotico, pieno di movimento e colori forti.
Le donne di algeri
Qui invece Delacroix cambia completamente tono. Niente battaglie, niente drammi. Ci sono queste donne sedute in casa, ferme, quasi annoiate. L’ambiente è pieno di tappeti, stoffe, colori caldi. Non succede nulla, ma è proprio questo il senso: mostrare un interno orientale, visto come qualcosa di esotico e misterioso.

Cappella dei santi angeli

Nella chiesa di Saint-Sulpice Delacroix dipinge scene religiose enormi, tipo angeli che lottano, San Michele che schiaccia il demonio. Anche qui niente calma: sono tutti in movimento, muscoli tesi, colori forti, luci drammatiche. Più che quadri religiosi sembrano scene di battaglia, però servono a far capire la lotta tra bene e male, insomma, in modo molto diretto.

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