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Eugene Delacroix - Massacro di Scio

Fin dagli esordi Eugene Delacroix (nato nel 1798- morto nel 1863) rifiutò l’imitazione dell’arte classica greca e romana e il primato del disegno, attirandosi di conseguenza il dissenso degli ambienti accademici. Quando, nel 1824, espose al Salon il Massacro di Scio, l’opera impressionò profondamente non solo per la scelta di un soggetto tratto dalla storia contemporanea ( le violenze subite nel 1822 dalla popolazione dell’isola di Chio ovvero Scio, durante la guerra d’indipendenza greca contro il dominio dei turchi) , ma soprattutto per la grande libertà compositiva della scena. I gruppi di prigionieri che attendono rassegnati la deportazione non sono collocati in maniera simmetrica rispetto a un asse centrale e le figure ai margini della tela sono tagliate. Il cavaliere turco, colto nell’atto di estrarre la scimitarra per uccidere la madre della giovane donna rapita, è in una posizione totalmente decentrata a destra. Nel quadro si nota una sproporzione netta e deliberata tra le persone in primo piano e quelle sullo sfondo, dove l’attenzione si concentra sul paesaggio desertico punteggiato di piccole case in fiamme. L’artista ha usato colori brillanti e dipinto con pennellate rapide e sicure, senza avvalersi di un disegno preciso.

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