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LA GIOCONDA - LEONARDO DA VINCI

Dopo il periodo milanese, Leonardo ritorna a Firenze, proprio negli anni più importanti per la città nel 1500, in quanto vi è anche la rapida ascesa del giovane Michelangelo e realizza quello che potremmo definire il suo testamento spirituale: la Gioconda. Il ritratto, oggetto di leggende metropolitane, è stato commissionato da Francesco del Giocondo, un ricco fiorentino, che aveva voluto che fosse rappresentata sua moglie, ma Leonardo, subito dopo aver ultimato il ritratto, decise di tenerlo con sé, rinunciando al pagamento e lo portò in Francia, dove era stato chiamato alla corte di Francesco I, e lo tenne sempre nella stanza in cui passava più tempo. Il dipinto ritrae una donna che non aveva nulla che fare con la sua esperienza personale; il re di Francia gli chiede insistentemente di vendergli il dipinto, ma inizialmente Leonardo rifiuta e soltanto in seguito decide di sottoscrivere un contratto di vendita perduto, con il quale si definisce che il dipinto lo terrà Leonardo fino alla sua morte e poi entrerà a far parte della collezione del re francese.

Il fatto che Leonardo abbia deciso di tenere la Gioconda sino alla sua morte gelosamente ha alimentato diverse leggende soprattutto su chi fosse stato rappresentato in realtà da Leonardo: le uniche certezze che si hanno a tal proposito è che la donna rappresentata è Mona Lisa del Giocondo. Il problema dell’attaccamento di Leonardo a tale dipinto è stato anche oggetto degli studi del padre della psicoanalisi, Freud, che ha attuato sull’opera una lettura psicoanalitica in cui, mettendo a fuoco gli anni della giovinezza di Leonardo e le sue esperienze formulò la sua ipotesi.
Freud ha osservato che Leonardo ebbe un’adolescenza difficile dal punto di vista umano, in quanto era figlio di una schiava che lo aveva concepito come figlio illegittimo di un notaio ed aveva comunque vissuto nei primi anni nell’agio, poiché il padre lo aveva accolto in casa: aveva però perso l’affetto che solo una madre può dare ai suoi figli. Nel fare il ritratto, aggiunge Freud, egli ha riconosciuto delle esperienze, dei gesti, ma anche la fisionomia che inconsciamente gli avevano fatto tornare in mente la madre e proprio perciò aveva deciso di tenere il dipinto con sé, come se avesse ogni volta davanti ai suoi occhi l’immagine della madre che non aveva mai avuto. E' possibile quindi definire la Gioconda il manifesto della grande personalità pittorica di Leonardo, anche per il fatto che anche qui si riscontrano tutte le novità della sua pittura. Nel dipinto si può, infatti, riconoscere alla spalle della Gioconda la tipica prospettiva aerea leonardesca: troviamo infatti rappresentato un paesaggio autunnale, le rocce sfocate che a mano a mano diventano sempre più nitide, ma non raggiungeranno mai la definizione perfetta dei contorni in quanto entra in gioco la seconda fonte luminosa che contribuisce alla creazione dello sfumato, visibile nella Gioconda anche nei capelli della donna rappresentata.
Particolare è il fatto che il ritratto di una nobildonna veniva solitamente realizzato in un ambiente chiuso, anche una stanza, per mostrare la ricchezza della stanza anche con l’ausilio di uno sfondo monocromatico, ma qui invece la Gioconda è immersa nella natura, il liquido amniotico in cui la figura vive, perché vi è immerso. Significativo è il fatto che per la prima volta l’artista non si ferma a rappresentare alle spalle del personaggio ritratto, in quanto prima non erano importanti le caratteristiche somatiche, ma adesso Leonardo ama rappresentare maggiormente le mani, in cui è possibile vedere anche le vene, per far vedere i sentimenti. Mona Lisa non è inoltre ritratta in posa statica, come era tipico dei ritratti medievali e dei primi anni del Rinascimento, ossia di profilo o frontalmente, ma è raffigurata a ¾; egli gira di lato il volto di Mona Lisa per dare movimento come in una fotografia, quindi un atteggiamento dinamico. Inoltre nei ritratti dei nobili e dei personaggi dell’alta borghesia troviamo spesso raffigurate le mani piene di anelli e i colli decorati con collane, che dovevano quindi contribuire alla nascita del ritratto come status symbol, ma adesso non è più l’importanza anche degli abiti ad interessare Leonardo, bensì il rapporto tra uomo e natura che si completano a vicenda.

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