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Danae del Prado


Tra il 1553 e il 1554 Tiziano Vecellio spedì Danae al principe Filippo di Spagna. E' distesa sul letto la figlia di Arciso re di Argo. Danae giace con gli occhi rivolti al cielo cosciente del fatto che Giove che si è trasformato in pioggia per penetrare nella sua stanza, la sta fecondando. Al posto di Amore secondo l'iconografia di Capodimonte e delle collezioni di New York, c'è la balia anziana dall'aspetto non affatto avvenente. La bruttezza fisica è una metafora ed equivale alla bassezza morale. Sulla cintura della vecchia sono appese un mazzo di chiavi, le chiavi della prigionia, dunque dovrebbe svolgere il ruolo di guardiana, badare che nulla entri nella prigione ma purtroppo viene attirata dalla pioggia di monete d'oro e si precipita per raccogliere con la veste il denaro. La vecchia badante incarna la stoltezza dell'uomo e il contrasto tra la meschinità dell'uomo e la superiorità divina. Inoltre l'episodio allude al contrasto della corruzione del denaro.
Tiziano lascia incorrotta Sane e getta tutto il peso della condanna morale sulla nutrice anziana inoltre l'artista traduce il mito ovidiano in chiave etica per il suo tempo nel quale vive: contrappone l'impresa degli dei , i desideri e i fallimenti degli uomini.

Esistono altre versioni simili di Danae con la nutrice anziana: la versione in Russia del 1554 è una replica del quadro del Prado. Un'altra versione di Danae del Tiziano si trova a Vienna.
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