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Vecellio, Tiziano - Vita e opere scaricato 27 volte

Tiziano Vecellio

Vita

( Pieve di Cadore, Belluno 1488/1490- Venezia, 1576) è temperamento ben diverso da quello di Giorgione. Questi è introverso, riservato, sognante, quanto Tiziano è aperto ed estroverso. Le opere appartenenti a Tiziano, commissionate dai dogi e dall’imperatore, dal papa e dai re e dai principi sono viste e ammirate in tutta Europa. Perfino nella durata le vite dei due pittori sono diversificate: breve quella del Giorgione, lunga quella di Tiziano; e se le opere dell’uno sono poche quelle dell’altro sono moltissime. La carriera di Tiziano è trionfale e non conosce soste.

Formazione

La sua formazione è veneziana. Allievo dapprima di Giovanni Bellini, entra poi nella bottega di Giorgione nei cui dipinti deve aver apprezzato l’ampio respiro della natura in rapporto con l’uomo, l’uso del colore tonale e l’assenza del disegno.
Le prime opere di Tiziano, sebbene rientrando nell’ambito del Giorgionismo se ne differenziano per l’impeto che le caratterizza. Ciò risulta evidente negli affreschi con i Miracoli di sant’Antonio.

Nella scena raffigurante la donna pugnalata dal marito geloso, a Tiziano non interessa esporre il significato del miracolo compiuto dal santo: solo sul fondo a destra, in piccolo, vediamo il marito inginocchiato davanti a sant’Antonio per ringraziarlo. Tutto si svolge con rapidità; i due corpi sono coordinati fra loro: ma la violenza, la subitaneità del fatto sono espressi dal divergere delle loro posizioni ( la disperata contorsione della moglie e l’inesorabile determinazione dell’uomo nel bilanciarsi su una gamba spingendosi avanti con l’altra) e dai contrasti cromatici. Dall’affresco è importante sottolineare che emerge l’azione non la meditazione.

L'Assunta

L'Assunta è un dipinto ad olio su tavola realizzato tra il 1516 e il 1518.
È conservato nella Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari (Venezia). Si tratta della prima opera pubblica dell'artista, commissionatagli in occasione della fine di un'epidemia di peste. Nel 1818 il dipinto fu spostato all'Accademia, il museo principale di Venezia, ma nel 1919 fu riportato nel luogo originale.
La gestualità, la monumentalità dei personaggi, hanno fatto supporre un viaggio dell'artista a Roma per apprendere e conoscere le esperienze romane dei grandi come Michelangelo e Raffaello, da dove sarebbe poi tornato per restare definitivamente a Venezia.
Tra Raffaello e Tiziano ci sono punti convergenti e altri divergenti: si pensi ai primi mettendo a confronto L’assunta con la quasi contemporanea Trasfigurazione, paragone nato al fine di dimostrare una vicinanza di intenti nella distribuzione delle figure. Ma tra Raffaello e Tiziano i punti divergenti sono basati sul fatto che il primo visualizza l’idea astratta della trasfigurazione del Cristo rendendo razionale l’evento; l’altro colpisce emotivamente lo spettatore coinvolgendolo con la foga dei gesti e lo splendore dei colori

Il soggetto, l'assunzione della Vergine, è rinnovato nel suo aspetto iconografico: non ci si concentra tanto sulla morte (identificata col sarcofago nella parte inferiore del dipinto), quanto piuttosto sull'ascensione al Paradiso.
L'opera è composta su tre registri, tutti con proprio soggetto. In basso si trova la schiera degli apostoli, adombrati dalla nuvola su cui si trova, in piedi, Maria, con le teste rivolte verso di lei, che viene assunta in cielo, attorniata dai cherubini festosi e danzanti.
In alto, accanto a Dio che l'attende, uno dei due cherubini stringe in mano la corona della gloria divina. È bene sottolineare che nella iconografia tradizionale la Madonna svegliatasi dalla dormitio (ossia dalla sua morte apparente) si ricongiunge al Figlio, e non a Dio Padre.
I vari soggetti della centina formano una sorta di piramide compositiva, che varia anche nel colore dello sfondo: nella parte dominata dal caos, quella in cui si trovano gli Apostoli, il cielo è di una tonalità fredda, che tuttavia va riscaldandosi col salire, fino ad arrivare a Dio, punto da cui la luce emana e vertice della piramide.
La Vergine non ha ancora completato la sua ascesa all'Empireo, ed è per questo che il suo volto non è totalmente illuminato dalla luce divina (l'ombra infatti richiama il mondo terreno, cui la Vergine rimane legata fintanto che non ha terminato la propria ascesa al cielo).
L'ombra che copre parte del volto della Madonna è, secondo un topos che spesso si ritrova in Tiziano, colorata il che dona estrema plasticità alla figura stessa (si pensi, ad esempio, alle ombre delle figure dell'Adorazione dei Magi di Botticelli).

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