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Caravaggio


Michelangelo Merisi, conosciuto come Caravaggio, è uno tra i più celebri pittori italiani. Fu attivo tra gli ultimi anni del 1500 e i primi anni del 1600, ma dietro la sua fama di pittore, vi è una serie di vicende insolite che ha senza dubbio contribuito alla formazione del suo “personaggio” e del suo stile, libero e fuori dagli schemi, tanto nella vita quanto nelle opere.
Il primo contatto col mondo della pittura avvenne in giovane età, presso la bottega del maestro Peterzano, a Milano, ma fu a Roma, presso la bottega del Cavalier d’Arpino, che iniziò la sua carriera, con opere rappresentanti ceste di frutta e natura morta, come nella “Canestra di frutta”. Qui i soggetti principali si mostrano come isolati dall’ambiente circostante, che è assente, e pur essendo rappresentazioni apparentemente di poco valore, mettono in mostra la grande abilità di Caravaggio. Infatti i soggetti sono realistici nelle forme, nei volumi e nei colori, tridimensionali, tanto da apparire come esterni alla tela. Il tema della natura morta appare anche in altre opere della produzione giovanile, come il “Bacco”, dipinto che si può inoltre accostare ad una serie di altre opere che raffigurano soggetti efebici, come “Il suonatore di liuto” e “Ragazzo morso da un ramarro”.
Dopo questo breve periodo, l’artista decise di abbandonare la bottega. Fu ricoverato per un malanno ed in seguito alla sua guarigione entrò in contatto col cardinale Del Monte e di conseguenza con committenti appartenenti all’aristocrazia, che richiedevano opere differenti e di temi sacri.
Il cardinale, molto interessato alle opere di Caravaggio, ne acquistò diverse, tra cui “I bari”, rappresentante due giovani che giocano a carte, in cui uno dei due è un baro, aiutato da un terzo uomo. Qui la scena è dinamica e realistica. Le espressioni e le posizioni dei personaggi spiegano perfettamente la scena e le loro intenzioni. Altra opera molto famosa, commissionata dal cardinale è lo “Scudo con testa di Medusa”, dove Caravaggio riesce a immortalare l’esatto istante in cui Medusa venne decapitata, realizzando con precisione l’espressione contratta e terrorizzata di essa.
Il crescere della sua fama, lo portò a una maturazione stilistica, esempio di ciò è l’opera “Riposo durante la fuga in Egitto”, con la natura e la figura dell’angelo centrale, come elementi principali. Caravaggio qui presenta una svolta, iniziando a rappresentare personaggi sacri, solitamente realizzati come figure monumentali e tendenti al surreale, in modo realistico, dunque umanizzandole.
Altra opera di questo periodo è la “Vocazione di san Matteo”, dove è evidente l’importanza della luce nelle opere dell’artista, che con eccellenti chiaroscuri riesce ad accompagnare l’osservatore nella visione della scena. Solo dove vi è luce vi è qualcosa, mentre al buio la scena è assente.
Nonostante Caravaggio fosse ora impegnato in opere sacre, il suo marchio artistico rimase sempre l’imitazione del vero e ciò gli provocò non pochi problemi. Infatti esempio di ciò è l’opera “San Matteo e l’angelo”, per la cappella Contarelli, che l’artista dovette realizzare due volte, poiché la prima versione fu considerata poco decorosa, siccome il santo era rappresentato con piedi e gambe scoperte. Questa versione fu salvata da Giustiniani, protettore di Caravaggio.
Nuovi problemi insorsero con la “Morte della Vergine”, opera che fu rifiutata poiché la figura della Vergine ignorava del tutto i canoni imposti dalla chiesa. Si suppone che l’artista avesse realizzato la Vergine sul modello del cadavere di una prostituta morta annegata, infatti il ventre appare rigonfio, alludendo alla gravidanza. La Vergine non è caratterizzata da nessun elemento sacro, al contrario ha i piedi scoperti, è presentata in un ambiente umile, popolato da personaggi comuni e semplici.
È comune nelle opere di Caravaggio l’utilizzo di prostitute come modelle per la realizzazione dei soggetti femminili, come ad esempio nella “Maddalena penitente” e in “Marta e Maria Maddalena”, dove le figure sono avvolte da veli gialli, colore che all’epoca veniva indossato dalle prostitute per farsi riconoscere.
Di pari passo coi problemi in ambito lavorativo, aumentarono anche quelli dal punto di vista legale, per via di continue risse che portarono l’artista ad essere arrestato diverse volte. Giunse poi a commettere un omicidio, fu dunque condannato a morte e costretto a compiere continue fughe, a Napoli, Malta, in Sicilia, aiutato dai suoi protettori.
In questo periodo realizzò il dipinto “Amor Vincit Omnia”, rappresentante un cupido circondato da un insieme di oggetti ricchi di simbolismi.
Durante il suo primo soggiorno a Napoli realizzò numerose opere, alcune che manifestano con evidenza l’angoscia di Caravaggio per via della condanna, come in “Giuditta e Oloferne”, dove è appunto rappresentata la giovane ebrea Giuditta nell’atto di decapitare il condottiero nemico Oloferne. La scena è caratterizzata da un forte realismo, con espressioni dettagliate e verosimili.
Durante il soggiorno a Malta Caravaggio entrò in contatto con Alof de Wignacourt, per il quale realizzò un ritratto, cercando di ottenere l’immunità dalla condanna. Qui realizzò la “Decollazione di San Giovanni Battista”, raffigurante la decapitazione del santo e il “San Gerolamo scrivente”.
Quando a Malta si scoprì che l’artista era stato condannato a morte, fu incarcerato, ma riuscì a evadere in Sicilia e poi di nuovo a Napoli, dove realizzò “David con la testa di Golia”, un vero e proprio autoritratto, in cui Caravaggio incarna sé stesso e il suo tormento interiore nella testa del biblico gigante.
Quando finalmente giunse la notizia che papa Sisto V fosse intenzionato ad assolvere Caravaggio dalla sua condanna, l’artista si ammalò, le cure risultarono vane e dunque morì il 18 luglio 1610, a Porto Ercole, in Toscana, dove attendeva la conferma della revoca della condanna.

Tra il 1606 e il 1607, durante la fuga da Roma, presso Napoli, l’artista realizzò “Sette opere di misericordia”. Quest’opera fu realizzata come ringraziamento ad una congregazione che aiutò l’artista nella sua fuga da Roma.
Il tema principale dell’opera è quello delle sette richieste da parte di Gesù, esposte nel Vangelo di Matteo, necessarie per ottenere il perdono dei propri peccati e per accedere al paradiso.
Dunque la prima cosa che si può notare del quadro è che pur dovendo rappresentare numerose scene e personaggi, Caravaggio è riuscito a dare senso e ordine alla scena senza renderla confusa.
Ad attirare subito lo sguardo sono il gruppo di personaggi formato dalla Vergine, il bambino e due angeli. La Vergine e il bambino osservano la vicenda dall’alto, mentre un’angelo cerca di protrarsi verso il basso e l’altro lo mantiene fermo. Come in altre sue opere, la Vergine è rappresentata come una donna del popolo, qui affacciata dal balcone della propria casa.
La vicenda vera e propria si svolge nella parte bassa, in un vicolo di Napoli, dove diversi personaggi rappresentano appunto le sette opere di misericordia.
Dietro l’angolo a destra si scorgono i piedi di un cadavere portato da due uomini, ad indicare l’atto del seppellire i morti. Alla stessa altezza, ma a sinistra vi è un uomo che beve acqua, ciò allude alla vicenda di Sansone dissetato da Dio e dunque all’atto di dare da bere agli assetati. Più avanti vi sono altri due personaggi, un uomo che indica rifugio ad un pellegrino, questi rappresentano l’atto di ospitare i forestieri. Più avanti ancora vediamo un uomo, San Martino che condivide parte del suo mantello con un uomo nudo a terra, atto del vestire gli ignudi. Il personaggio di San Martino è anche collegato all’atto del curare gli infermi, in questo caso con riferimento nella figura dello storpio nell’angolo in basso a sinistra. A destra abbiamo poi una donna che porge il suo seno ad un anziano incarcerato, ciò allude alla storia di Pero e il padre Cimone e agli atti di visitare i carcerati e dare da mangiare agli affamati.
Questa è una prima lettura dell’opera, che può però essere capovolta da un secondo punto di vista, in cui le scene rappresentate potrebbero mostrare tutt’altro che atti di misericordia. Infatti non vi è nessuno a dissetare l’uomo a sinistra, che se la cava da solo; la donna che sfama l’anziano viene “molestata” da questo, il quale le alza la veste; l’uomo che raffigurerebbe San Martino più che condividere il mantello sembra intento a strapparlo dalle mani dell’uomo a terra, come si può intuire dalla sua espressione e dalla sua posizione.
È quindi un’opera molto attuale, in quanto l’uomo è e sarà sempre accecato dalle proprie passioni e i propri istinti, nascondendo atti spregevoli dietro finta misericordia, credendo di poter essere perdonato in tale maniera.

Nella tela notiamo il caratteristico realismo di Caravaggio in ogni ambito, sia per quanto riguarda i volumi, le forme, le espressioni, le anatomie delle figure umane, che nella realizzazione dei panneggi delle vesti e nella profondità dello spazio, un realismo reso anche grazie ai chiaroscuri e luci naturali, come provenienti dall’esterno della tela e verosimili, come dimostrato dalla luce emanata dalla torcia che illumina il vicolo o dall’ombra causata dalle figure della Vergine e degli angeli sul lato destro.
Le figure vengono come sempre raffigurate con estremo dinamismo, nel culmine delle loro azioni, con proporzioni corrette rispetto allo spazio in cui sono situate.
Inoltre anche la gamma cromatica è elaborata, ricca di sfumature e quindi realistica.
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