Video appunto: Caravaggio - Canestra di frutta

Caravaggio - Canestra di frutta - Analisi



Durante il suo soggiorno a Roma, negli anni 1591-1592, inizialmente Caravaggio lavora presso alcuni pittori locali che lo misero a dipingere fiori e frutta, cioè a svolgere un’attività pittorica che sarà decisiva per la sua pittura successiva di “nature morte”.
In quel tempo, la natura morta non era un soggetto nobile; non aveva niente di soggetto mitologico o religioso. Non poteva avere una funzione didattica perché non poteva essere associata ad una storia da raccontare o ad un insegnamento da dare al popolo. Quindi essa era fine a se stessa, senza possibilità di sottintendere un’allegoria, senza significati nascosti. Tuttavia, la natura morta poteva esprimere il mondo interiore dell’artista, ricorrendo ad uno studio personale ed originale delle luci, delle ombre, dei colori.

L’esempio più significativo in questo ambito del Caravaggio ci è fornito dall’olio su tela Canestro di frutta. Dipinta probabilmente nel 1596, la tela è esposta nella Pinacoteca ambrosiana di Milano. In questa opera, un umile soggetto quotidiano diventa il protagonista assoluto stagliandosi contro un fondo chiaro, unito. È la prima volta che la natura nella sua corruzione diventa protagonista. Infatti, nell’epoca classica la natura e le cose dovevano essere rappresentate nella loro perfezione. La plasticità è raggiunta grazie al rapporto fra ombra e luce, al brillio degli acini dell’uva e alla rotondità lucente del limone, della mela e della pesca, all’accartocciarsi delle foglie secche o alla rugosità della buccia dei fichi. Tuttavia, occorre precisare che non si tratta di una copia della realtà: Caravaggio raggiunge un equilibrio compositivo fra pieni e vuoti, mette in rapporto i vari colori per cui l’immagine assume una grande vitalità che fa della tela un capolavoro dell’arte barocca. Qualche simbologia può comunque essere evidenziata. Il baco che perfora la mela al centro della composizione ci offre la nozione del tempo che passa e che scava nel profondo delle cose; nella rappresentazione realistica delle pere, macchiettate di scuro, dei fichi e dei grappoli d’uva si può intravedere una sottile allusione al contrasto fra floridezza e disfacimento o morte