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Caravaggio - Biografia



Nella movimentata vita di Caravaggio, possiamo individuare i seguenti periodi: l’infanzia, la formazione, il soggiorno a Roma, l’incontro con il Cardinale Del Monte, il primo soggiorno a Napoli, il soggiorno a Malta, il soggiorno in Sicilia, il secondo soggiorno a Napoli, il viaggio di ritorno a Roma e la fine.


L’infanzia



Caravaggio nasce nel 1571. Il padre, Fermo Merisi, era amministratore dei beni di proprietà del marchese di Caravaggio, la cittadina della bassa bergamasca, di cui era originaria la madre. L’attività del padre e la provenienza della madre ci spiegano il soprannome del pittore che, di fatto, trascorsa l’infanzia fra Milano e la campagna di Caravaggio, portava il suo vero nome di Michelangelo Merisi. Cinque anni dopo la nascita, la città di Milano viene colpita dalla peste e una delle ultime vittime è proprio il padre del pittore che lascia 4 figli orfani, tutti di età inferiore a sei anni.

La formazione



La formazione di Caravaggio si svolge nella bottega di Simone Peterzano, un pittore coinvolto nella decorazione di molte chiese del Rinascimento. Probabilmente, negli anni ’80, Peterzano ha condotto con sé Caravaggio a Venezia per un soggiorno di studio, nel corso del quale egli può aver incontrato Tintoretto, anche se a Milano non mancavano occasioni formative. La sua esperienza formativa trova le radici nell’ opera Flagellazione di Cristo del Tiziano, esposto a quel tempo nel Santuario di Santa Maria delle Grazie, presso il cui convento l’artista passò molti giorni della sua adolescenza. Si tratta di un dipinto che emana un grande senso della tragedia ed uno uso delle luci molto sapiente. Qui, il giovane pittore ha potuto studiare anche il Cenacolo di Leonardo da Vinci,soprattutto per la tecnica di studio delle emozioni e dei sentimenti che traspaiono dai personaggi.

Il soggiorno a Roma



Morta la madre, Caravaggio si affretta a trasformare la magra eredità materna in denaro liquido perché ha in mente di trasferirsi a Roma, dove arriva ventenne, verso il 1592. Roma subiva, a quel tempo una grande attrattiva sugli artisti di provincia anche perche il rinnovamento della città, voluto dal papa Sisto V, attirava numerosi manovali, scalpellini, scultori, decoratori, costruttori, pittori e mano d’opera specializzata. Tuttavia, i primi anni, Roma non offre molto a Caravaggio. Infatti, egli vive lontano dai palazzi principeschi e il suo ambiente è costituito dalle locande, dai bassi fondi, dai cantieri delle nuove costruzioni e dalle macerie dell’ antica civiltà romana. Il suo carattere di violento e di attaccabrighe gli crea dei problemi con la giustizia e addirittura è contagiato dalla malaria a causa dello scarso igiene e della malnutrizione.
Alla fine, che viene assunto da un artista affermato gli assegna il compito preciso di occuparsi dei dettagli dei fiori e dei frutti nelle opere del maestro. Nel giro di pochi anni, questo lavoro, per il quale, per altro, manifestava molta attitudine, farà di Caravaggio un antesignano dei pittori di natura morta e soprattutto del superamento definitivo della gerarchia dei soggetti. Tuttavia il mondo di Caravaggio resterà molto ai margini dell’ufficialità romana: egli si interessava poco dei modelli antichi e ad essi preferiva l’ambiente della strada e le osterie. Infatti, le sue prime opere si ispirano tutte alla realtà quotidiana, senza soggetti storici e politici: la zingara che predice il futuro, i giocatori che imbrogliano, i ragazzi di vita che si cimentano in un concerto, il ragazzo che porta un cesto di frutta. Questo può essere interpretato come un segnale che ormai il Rinascimento si sta chiudendo.

L’incontro con il cardinale Del Monte



A 25 anni, Caravaggio viene notato dal Cardinale Del Monte che, dopo avergli acquistato diversi dipinti, lo ospita nella sua residenza, Palazzo Madama. Le opere del giovane pittore vengono conosciute dal mondo aristocratico che si interroga sull’importanza del nuovo modi di fare arte e soprattutto sul fatto che i modelli per impersonare i personaggi del Vangelo sono presi dalla strada. E’ il periodo in cui Caravaggio dipinge la Maddalena pentita e il Riposo durante la fuga in Egitto. Dipinge anche la celebre Canestra di frutta di cui il cardinale Del Monte fa dono al cardinale Federico Borromeo e d’allora l’opera resterà sempre a Milano.
Il 1600 segna una svolta nell’arte del Caravaggio. Fino a tale data, egli aveva dipinto tele di modeste dimensioni, con poche figure, e molto spesso di soggetto profano. In quell’anno gli viene offerta l’occasione di eseguire la pala d’altare e le tele laterali destinate alla cappella di Mathieu Cointrel nella chiesa di San Luigi dei Francesi che fino ad allora erano rimaste incompiute per l’avvicendarsi di diversi artisti. La scena della Chiamata di San Matteo costituisce un capolavoro per l’ambientazione, il dosaggio della luce, i colori ed i sentimenti espressi dai personaggi. Di fronte a questa scena, Caravaggio colloca il Martirio di S. Matteo, dipinto come una brutale esecuzione da parete di un sicario che irrompe in chiesa per trafiggere il celebrante. In un angolo, il pittore dipinge anche se stesso, come se egli fosse un testimone oculare del fatto. Questo sta a significare l’attualità del fatto descritto e, pertanto, la scena rappresentata non è l’immagine ideale di un fatto ormai passato. Da questo momento in poi, Caravaggio, realizzerà soprattutto pale di altare, in cui i santi dipinti sono degli uomini con le loro sofferenze e le loro paure; essi sono spesso dei vecchi senza alcuna difesa, imploranti o almeno in cerca un cenno di conforto da parte dello spettatore.
Dopo le tele di San Luigi dei Francesi, Caravaggio diventa un pittore molto conteso perché specializzato nella realizzazione di pale di altare. Per la chiesa di Sant’Agostino, egli dipinge la Madonna dei pellegrini, in cui la Vergine si presenta in tono dimesso e umile. In questi anni, insieme ad Annibale Carracci, dalla meritata fama di pittore e di uomo di cultura, Caravaggio si occupa della decorazione della cappella gentilizia di Tiberio Cerasi, nella Chiesa di Santa Maria del Popolo. Il Carracci si occupa dell’Assunta sull’altare, mentre Caravaggio dipinge i due quadri laterali che rappresentano i momenti culminanti della vita di S. Pietro e di S. Paolo; queste due tele sono i libere da ogni intento didascalico o moraleggiante. Per la chiesa di Santa Maria in Vallicella, Caravaggio dipinge la Deposizione dal sepolcro, i cui personaggi ci ricordano le sculture di Michelangelo. Gli viene anche affidato l’incarico di dipingere una Madonna per l’altare dei Palafrenieri in S. Pietro. Per Caravaggio, fu un’occasione persa; l’opera non piacque, anzi i committenti provarono un forte imbarazzo nel trovarsi di fronte un Gesù Bambino nudo e una Sant’Anna simile ad una megera. Il quadro finì nella mani del cardinale Borghese e ancorai oggi è conservato nella galleria Borghese.
La vita privata di Caravaggio continua ad essere costellata di querele, di processi, di arresti e di vari fastidi giudiziari, il tutto causato dal solito carattere violento e da amicizie poco raccomandabili. Tuttavia, la sua notorietà è talmente diffusa che viene chiamato anche a lavorare in altre città come a Genova dove il principe Marcantonio Doria gli chiede di affrescare una sua villa. Ma Caravaggio rifiutò perché non praticava la tecnica dell’affresco. Nel 1606, Caravaggio la sua carriera romana si interrompe bruscamente per due motivi: 1) la realizzazione della Morte della Vergine, tela che viene rifiutata e criticata duramente perché fa scandalo per il contenuto e per il modo con cui la Madonna è rappresentata; 2) il suo coinvolgimento in una rissa, durante la quale egli viene ferito ed uccide un contendente. Ricercato dalla giustizia, ha la protezione dei principi Colonna ed è condannato a morte. Per quattro anni, dal 1606 al 1610, il pittore inizia un’odissea lungo la costa del Mediterraneo: si rifugia a Napoli, preso continuamente dal desiderio di ritornare a Roma e la certezza della pena che qui lo aspetta.

Il primo soggiorno a Napoli



Napoli riconosce rapidamente il genio di Correggio. Nella città partenopea, un mercante dalmata gli affida la realizzazione di una Madonna del Rosario. Dipinge la suggestiva pala d’altare le Sette opere di Misericordia che a prima vista costituisce un’immagine reale dei Quartieri Spagnoli di Napoli. Nel frattempo, a Roma, Rubens compra la tela Morte della Vergine, rifiutata dai committenti e destinata ai duchi di Mantova. Nel 1607, il suo ex datore di lavoro si vede sequestrati tutti i beni e fra questi due opere giovanili di Caravaggio, Fruttarolo e Bacchino malato. A Napoli dipinge il capolavoro Flagellazione di Cristo che ricorda da vicino la pala del Tiziano che più volte aveva osservato da adolescente a Milano. Compiuta questa tela, lascia Napoli e si imbarca per Malta

Il soggiorno a Malta



In un primo tempo Caravaggio è accolto con tutti gli onori nell’isola che è in mano ai Cavalieri dell’ordine di Malta. Per la cattedrale, egli dipinge San Girolamo e, per una cappella, la Decollazione di san Giovanni Battista che egli firma con il sangue che sgorga dalla ferita del santo. Addirittura, egli viene accettato nell’Ordine, ritrae alcuni cavalieri fra cui il Gran Maestro Alof de Vignacourt, tela esposta nella Galleria Palatina di Firenze. Tuttavia si viene a conoscere il suo passato e soprattutto i suoi precedenti penali. Viene pertanto espulso all’Ordine e gettato in una prigione, da cui riesce a fuggire e ad imbarcarsi per la Sicilia.

Il soggiorno in Sicilia



Durante questo periodo, Caravaggio visita Palermo, Messina e Siracusa. La sua arte cambia ancora. Le sue tele, infatti, si fanno più drammatiche con ampi spazi vuoti che incombono sulle figure. Nella chiesa di Santa Lucia, a Siracusa, dipinge il Seppellimento di Santa Lucia che sembra ambientato nelle grotte siracusane. Tutti i personaggi sono rilegati nella parte bassa del quadro, mentre la parte superiore del dipinto è vuota. Durante il suo soggiorno a Messina, dipinge la Resurrezione di Lazzaro. Per realizzare l’opera, si fece assegnare una stanza nell’ospedale della città e utilizzò come modello un cadavere ed alcuni facchini che furono assunti col compito di tenere il defunto. Anche in questo caso, la scena è spostata verso il basso e la parte superiore resta libera. A questa opera segue l’Adorazione dei pastori e gli furono anche commissionate quattro tele sulla Passione di Cristo, di cui una quasi portata a termine e le altre tre mai realizzate, perché Caravaggio decise di spostarsi a Palermo. Qui realizzò una Natività con i santi Lorenzo e Francesco, un’opera che è stata trafugata nel 1969 e non è stata ancora ritrovata.
Il secondo soggiorno a Napoli
Nel 1609, Caravaggio ritorna a Napoli, dove è coinvolto in un’ennesima rissa, ferito e sfregiato. Alcuni scrivono che il fatto fu opera dei Cavalieri di Malta. Continua tuttavia a dipingere: Salomé con la testa del Battista, e Cavadenti, che purtroppo è andato rovinato. Il terremoto del 1805, distrusse una Resurrezione di Cristo, in cui, insolitamente Gesù passeggia in silenzio fra i soldati addormentati di guardia al sepolcro. La sua ultima opera è il Martirio di Sant’Orsola, commissionata dal principe di Genova, marcantonio Doria. Nel frattempo egli cercava in tutti modi di ottenere la grazia dal Papa e poter così rientrare a Roma e sembrò di aver raggiunto il suo scopo, con l’appoggio del Cardinale Gonzaga.
Il viaggio di ritorno a Roma e la fine
Nel 1610, poiché la grazia sembra imminente, ha intenzione di recarsi a Roma, ma per motivi giudiziari gli viene impedito di raggiungere la città via terra; pertanto, deve imbarcarsi, risalire il Mar Tirreno e sbarcare nello Stato dei Presidi, a Porto Ercole. Qui, egli è vittima di uno scambio di persona: viene catturato ed incarcerato. Resta in prigione solo due giorni; dopo aver caricato tutti i suoi beni su di una nave diretta a Roma, subisce un attacco di malaria, contratta sulla spiaggia deserta e muore pochi giorni dopo. Siamo nel luglio 1610 e Caravaggio ha soltanto 39 anni. Nel frattempo tutta l’Europa aveva cominciato a prendere coscienza delle novità che egli aveva portato nello stile pittorico.