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Amore vincitore


La tela, di 191 x 1438 cm, esposta alla Gemäldegalerie di Berlino, è stata realizzata dall’artista tra il 1601 e il 1602. È chiamato anche “Amor Vincit Omnia”. Esso faceva parte della collezione del marchese Giustiniani e si racconta che fu necessario coprire il dipinto con un telo per due motivi: 1) con la sua bellezza offuscava tutte le altre opere presenti nella galleria di pittura ed era quindi opportuno mostrarla dopo tutte le altre 2) i visitatori avrebbero potuto essere turbati dall’immagine della nudità esibita ragazzino dipinto con tanta allegria.
Il capolavoro fu comunque molto ammirato dai contemporanei e fu perfino oggetto di componimenti poetici.
Il giovinetto è l’allegoria del genio delle arti e il suo ruolo può essere assimilato a quello del suo committente, Vincenzo Giustiniani. L’atteggiamento stesso, a gambe divaricate rimanda al codice simbolico molto usato per indicare la vittoria (forma a V), forse ad indicare le conquiste del marchese. Questa interpretazione sostituisce ormai quella precedente, proveniente dagli estensori dell’inventario della collezione Giustiniani, in base alla quale si tratterebbe dell’allegoria dell’amore che è a servizio delle più alte qualità morali ed intellettuali dell’uomo e che lo distrae dai veri obiettivi della sua esistenza.


Il modello è da rinvenire in Cecco Boneri, il garzone di Caravaggio che a sua volta diventerà pittore e amante dell’artista; il ragazzino, dall’atteggiamento spensierato, viene dipinto in una posa naturale e scomposta, sembra ammiccare, ma anche sorridere ed il movimento delle gambe (la gamba sinistra è piegata) e della braccia è caratteristico della fanciullezza. Con una grande carica eroica, ben evidenziata, l'amore vincitore, secondo certi critici, aprendo le gambe e sorridendo, con una punta di malizia, all'osservatore sembra quasi invitarlo a unirsi a lui. Si tratta peraltro di uno dei dipinti più citati e discussi anche perché alcuni studiosi lo ritengono una prova dell'omosessualità di Caravaggio. Il ragazzino tiene in mano alcune frecce (che ci fanno pensare a Cupido) e ai suoi piedi notiamo alcuni oggetti, come armi, libri, un globo stellato, parti di un’armatura, una squadra, spartiti e strumenti musicali: si tratta di oggetti che, da un lato, riferendosi alla musica, sarebbero da porre in relazione con il grande amore che il committente Vincenzo Giustiniani nutriva nei confronti della musica e dall’altro rappresentano le arti e i mestieri vinti dall'amore cioè la guerra, la musica, la letteratura, l'astronomia e la geometria. Inoltre essi costituiscono un repertorio di oggetti frequenti nella pittura barocca. Guardando con attenzione, si può notare che ciascuno di questi oggetti, ha una sorta di imperfezione: al liuto ed al violino mancano delle corde, dell’armatura completa si vede solo un frammento e la piuma è sporca d’inchiostro.
Disegnando tutti questi difetti, Caravaggio ci vuole comunicare che all’uomo non resta altro lasciarsi coinvolgere dall’amore. Cupido è dipinto come un bel ragazzino che, però non è esente da imperfezioni, come i denti non perfettamente allineati; in questo modo, Caravaggio rifiuta il tradizionale canone della perfetta bellezza degli dèi per lasciare più spazio ad una bellezza realistica e soprattutto umana. Da notare infine che le ali non sono bianche, come vuole l’iconografia tradizionale, ma nere, come se si trattasse di un falco, pronto a calarsi sulla preda.
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