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Michelangelo architetto a Roma


Dopo lo scoprimento del Giudizio Universale il Papa commissionò a, Michelangelo due affreschi per la nuova cappella fatta edificare negli appartamenti pontifici, detta Paolina: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro. Michelangelo lavorerà a questo progetto dal 1542 al 1550 in un periodo difficile che vede la morte del padre e una cattiva salute dell'artista. Entrambe le opere sono inserite in un paesaggio arido, in cui mancano tutti i riferimenti alla profondità ed è solo rappresentato l'avvenimento, senza che si assista ad un racconto. Non sono nemmeno rispettati i racconti evangelici. I due Santi sono entrambi rappresentati molto vecchi, a testimoniare il senso d'angoscia che sta colpendo l'artista.
Vi è una negazione dell'ordine prospettico tradizionale. Ciò emerge soprattutto dalla scena di San Pietro, dove la croce è in posizione diagonale e dà un senso rotatorio a tutta la scena. Le figure in basso sono inoltre tagliate: l'obiettivo è quello di ottenere un maggior coinvolgimento degli osservatori. Le espressioni dei volti dei personaggi sono allucinate, come se non credessero a ciò che stanno vedendo.
Negli ultimi anni della sua vita Michelangelo si dedica all’architettura e collabora alla ristrutturazione fidel Piazza del Campidoglio, per la quale studia una nuova disposizione urbanistica. Il nuovo progetto della piazza si fonda su tre principi fondamentali: assialità, simmetria e convergenza. Michelangelo sfrutta il non allineamento degli edifici preesistenti e li fa convergere con l'asse centrale, che coincide con il punto d'accesso alla scala, che sale dalla città al Campidoglio. In questo modo riesce a dare risalto anche alla statua di Marco Aurelio, inserita al centro della piazza, in una decorazione stellare nella pavimentazione, che contribuiva a dare organicità di insieme.
Con la scomparsa di Antonio da Sangallo il giovane nel 1546, assunse l'eredità delle fabbriche di Palazzo Farnese. Egli introduce al progetto originario tre varianti: l'accrescimento in altezza della secondo piano, il finestrone marmoreo al centro, sormontato da un colossale stemma, e il massiccio cornicione sommitale. Pur dovendo tener conto delle preesistenze, ancora una volta Michelangelo riesce a conferire all'edificio il suo espressivo tocco dinamico.
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