Video appunto: Botticelli, Sandro - Vita e opere più importanti

Sandro Botticelli



L’artista di corte



Alessandro Filipepi, meglio noto come Sandro Botticelli, è colui che meglio incarna la nuova figura di artista del Rinascimento maturo. Il pittore nacque a Firenze nel 1445 da genitori di modesta condizione sociale. Ebbe un apprendistato da orafo, che gli permise di conoscere a fondo tutte le possibilità espressive del disegno e dell’incisione, praticata in età adulta.
Verso il 1465 passò nella bottega di Filippo Lippi, allora considerato il più importante pittore fiorentino. Da lui apprese la costruzione delle figure mediante una sinuosa e morbida linea di contorno. In breve tempo l’artista diventò il pittore favorito dei Medici e il migliore interprete della breve e utopistica stagione di Lorenzo il Magnifico. Lorenzo e Botticelli sono dunque legati tra loro, emblemi di un’epoca intensa e felice, in cui la corte medicea era mossa dall’utopia di trasformare Firenze in un nuova Atene.

Uno stile personale e allusivo



L’attività giovanile di Botticelli è caratterizzata da uno stile ispirato a quello del maestro Filippo Lippi, ma che diviene subito personale: attraverso una robusta linea di contorno e un raffinato senso del colore, il pittore costruì opere sacre caratterizzate da sottili allusioni simboliche e da riferimenti alla situazione politica dell’epoca, come accade nell’Adorazione dei Magi.
La scena si svolge davanti a un edificio semidiroccato e fissa il momento in cui i re arrivano dal Bambino, accompagnati da una folla di personaggi vestiti in costumi quattrocenteschi. Quasi tutti i protagonisti fanno parte della famiglia Medici o della loro stretta cerchia. L’opera vuole esaltare la potenza raggiunta dalla dinastia e la celebra alludendo ad una scena biblica: nei Magi sono ritratti Cosimo il Vecchio con i figli Piero e Giovanni de’ Medici. Anche Botticelli si inserisce nella scena: il giovane biondo a destra che si volta verso l’osservatore. Il dipinto si presenta come una sorta di manifesto politico con il quale il committente Giovanni Lami dimostra la propria stima nei confronti del partito mediceo.

La primavera



L’affermazione del neoplatonismo alla corte dei Medici consentì la realizzazione di grandi composizioni a soggetto mitologico, con figure a grandezza naturale. Per questo ambiente sofisticato Botticelli realizzò le “pitture di favole”, tra cui la Primavera e la Nascita di Venere, opere affascinanti, complesse e legate al mito della dea della bellezza.
La Primavera è il capolavoro del pittore, uno dei quadri più celebri del Rinascimento. È l’opera che costituisce la sintesi figurativa più completa degli interessi filosofici della Firenze medicea. È possibile che questa tavola sia stata eseguita per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino del Magnifico e discepolo del filosofo Marsilio Ficino, forse in occasione delle nozze del giovane.
La scena è una raffigurazione del regno di Venere. Si può riconoscere il giardino delle Esperidi, i cui pomi d’oro nel Rinascimento erano identificati con le arance. Partendo da destra, si riconosce la figura di Zefiro, il vento fresco della primavera, che ghermisce alle spalle della ninfa Clori. Al suo tocca la giovane, dalla cui bocca escono fiori, si trasforma in Flora, dea della primavera e della fecondità, raffigurata con indosso un leggero abito ricamato a motivi floreali. Al centro si trova Venere, posta in evidenza da un’arcata che si apre tra gli alberi. La dea è intesa in questo caso come la divinità dell’amore spirituale che indirizza le azioni dell’uomo al bene. Alle sue spalle vi è un cespuglio di mirto, simbolo del matrimonio, mentre in volo si avvicina il figlio Cupido, che bendato, scaglia una freccia verso le tre fanciulle impegnate in una danza e identificabili con le tre Grazie (gioia, prosperità e splendore). Esse sembrano fluttuare nell’aria e sono coperte da veli trasparenti. All’estrema sinistra è Mercurio, il messaggero degli dei, riconoscibile dai calzari alati e dal pètaso, che ferma le nubi con il proprio bastone.
Il dipinto può essere considerato parte dell’educazione sentimentale del giovane Lorenzo di Pierfrancesco in vista delle nozze. L’opera dovrebbe rappresentare la conquista della ragione, attraverso le varie fasi e i diversi aspetti dell’amore, da quello terreno -espresso nella sensualità di Zefiro e Clori e nella fecondità di Flora- a quello platonico, sacro e sublime incarnato da Mercurio. Venere rappresenta l’humanitas, ossia la bellezza frutto dell’incontro tra materia e spirito ed è inoltre simbolo del matrimonio. Le Grazie, rappresentano tre aspetti di Venere, intesa come Castità, Bellezza e Voluttà.
Al realismo prospettico e volumetrico tipico della prima parte del Rinascimento fiorentino l’artista ha preferito l’idealizzazione delle immagini, ottenuta grazie alla sicura linea di contorno su tutte le forme. Le figure si allungano e si assottigliano dando vita alle immagini femminili icone di bellezza. I visi esprimono un senso di malinconia, altra caratteristica dello stile botticelliano. La mancanza di fisicità, la leggerezza delle movenze creano l’espressione di una favola che allontana dalla realtà. L’innaturalità dell’arte di Botticelli si spiega alla luce della dottrina neoplatonica, con la sua aspirazione a un mondo perfetto che coincideva con Dio.
La fortuna delle pitture profane
Nel 1481, Botticelli era stato inserito da Lorenzo il Magnifico nel gruppo dei migliori pittori di Firenze da inviare a Roma per decorare la Cappella Sistina in Vaticano: nella città ebbe modo di approfondire la propria cultura classica.

Nascita di Venere



Altra celebre favola mitologica è la Nascita di Venere. La dea, nata dal mare, raggiunge su una conchiglia sospinta dal vento Zefiro e dalla brezza Aura l’isola di Cipro, dove è accolta da una delle Ore, le ninfe che presiedono le stagioni, che le offre un mantello fiorito per coprirsi. La dea è ancora una volta l’incarnazione dell’humanitas, nonché simbolo della purezza dell’anima.
Questi ideali sono resi attraverso colori chiari, quasi privi di chiaroscuro, e con un netto linearismo evidente dei contorni dei personaggi, nella sinuosità di panneggi e capelli, nell’incresparsi delle onde. Il corpo della dea è esile, la pelle chiarissima e il volto è caratterizzato dall’espressione malinconica, tipica dello stile botticelliano.