•Apollo e Dafne (1622 - 1625): nel Seicento si studiano molto i classici. L’arte di Bernini è rivoluzionaria: tutte le regole del Classicismo, eccetto l’armonia (che resta), vengono infrante dalla fantasia e dalla libertà di espressione. La compresenza di fantasia e classicità è tipica di tutta la produzione del Bernini e soprattutto nel gruppo marmoreo di Apollo e Dafne. In Apollo e Dafne si raffigura il momento in cui Apollo, dio greco della musica e delle profezie, raggiunge la bellissima ninfa Dafne, di cui si era innamorato grazie a una freccia scagliata da Eros. Dafne cerca con la fuga di sottrarsi alla passione del dio e chiede al padre Penèo di essere trasformata in una pianta di alloro, che in greco si chiama proprio dafne. Bernini riesce a dare alle due figure un movimento che non si era mai visto prima in una scultura. La gamba sinistra di Apollo è sollevata e il braccio destro spinto all’indietro equilibra lo slancio della corsa. Il corpo nudo di Dafne, invece, per sfuggire all’abbraccio si inarca in avanti, con un colpo di reni come a voler provare a essere libera per l’ultima volta. La ninfa ha la bocca aperta e sta urlando. Apollo la sfiora con la mano sinistra. Ma i capelli e le mani di Dafne cominciano già a trasformarsi in rami di alloro; le dita dei piedi diventano radici che la ancorano al terreno e la pelle liscia comincia a farsi ruvida corteccia.

•• Strumenti e tecniche per l’Apollo e Dafne: il grande è fare l’opera con dolcezza, nascondendo ossa, nervi, vene e muscoli. Nella mano sinistra di Dafne vi è la netta separazione delle dita e la palma aperta rivolta al cielo cominciano a trasformarsi in ramoscelli di alloro. I dettagli sono stati fatti con il trapano a corda (punta metallica in un rocchetto di legno avvolto con una corda).
Tirando i due lembi si imprime una leggera rotazione alla punta che incide con precisione sul marmo. Si rifinisce con lo scalpello.
Dalle unghie dei piedi invece nascono le radici. Opera di Finelli, realizzate con il trapano e la sùbbia, piccolo scalpello metallico. I sandali aperti di Apollo sono stati rifiniti con lo scalpello e la raspa, che consuma il marmo in modo graduale e omogeneo (è come una lima). Il terreno è roccioso, la corteccia è ruvida, la testa di Dafne è estremamente liscia. Gli occhi sono definiti e l’iride è scavato creando un gioco di ombre. La pelle è lisce grazie ad abrasivi naturali e successiva lucidatura.
Per la testa di Apollo si rifà a modelli classici. I capelli sono ondulati e realistici, come mossi dalla corsa. La pupilla è in rilievo ed è l’unica a essere illuminata per enfatizzare lo sguardo. Il manto di Apollo è dettagliato dalla gradìna, importante attrezzo per uno scultore ed è uno scalpello con più denti. La gradinatura rende il mantello più movimentato, accrescendone le ombre. Al contrario le dita della mano destra sono così lisce e separate che Bernini ne ha rotte due, poi riparate.

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